A tu per tu con i “Riserva Moac”: fra folk-rock e world music con il Molise nel cuore

Sonorità tipicamente folk, contaminazioni celtiche e balcaniche, strumenti etno e popolari, testi carichi di impegno sociale ed energia a mille: tutto questo e tanto altro ancora sono i “Riserva Moac”, celebre band con quattro dischi all’attivo, l’ultimo dei quali -Tintilia gran riserva – uscito pochi giorni fa.

Molisani (di Bojano e paesi limitrofi), i Riserva Moac hanno all’attivo anni di tour in giro per l’Italia e l’Europa – con una parentesi oltreoceano nel Massachusets -, partecipazioni a grandi festival e svariate collaborazioni con artisti di grande calibro. Un pezzo di Molise a spasso nel mondo, quel mondo di cui tutti noi siamo ospiti come cantano nel loro ultimo disco, un concept album legato alla causa ecologista, alle problematiche sociali e ambientali che rischiano di falcidiare questo pianeta.

Abbiamo incontrato il cantante Fabrizio Russo per raccontarci di questa band nata nel 2003, delle sue opere e del disco uscito pochi giorni fa le cui canzoni andranno a costituire l’ossatura delle setlist dei concerti che terranno durante l’estate. Non sono mancate riflessioni sul mondo della musica, sulla situazione odierna del mercato discografico minacciato dalla diffusione della banda larga e dello streaming – spesso illegale – e, tema immancabile, considerazioni, dubbi e paure riguardo il futuro della musica dal vivo.

 

Fabrizio, siete una band molisana con anni di successo, tour prestigiosi e dischi di eccellente qualità densi di tematiche delicate. Come nasce la Riserva Moac?

Nasciamo come un gruppi di amici con gli stessi intenti. Nel 2003 vincemmo una selezione regionale di giovani band e così partecipammo all’“Arezzo Wave” , il festival di musica rock che si tiene dal 1987. Da quel momento iniziammo il nostro viaggio – musicale e non – che ci ha portati a girare l’Italia ma non solo, a fare esperienze importanti a contatto con la gente e a sperimentare nuove sonorità.

Le sonorità, esatto. Nascete come gruppo folk ma i vostri dischi sono ricchi di sound che esulano da questo genere.

Il nostro primo lavoro (Bienvenido, ndr) è tipicamente folk con sezioni fiati, fisarmoniche e tanti strumenti di tradizione popolare come zampogne e ciaramelle. Poi abbiamo sperimentato: il secondo disco (La musica dei popoli ) contiene inserti di musica elettronica, il terzo (Babilonia) è un vero e proprio tuffo nelle sonorità balcaniche e poi viene l’ultimo, Tintilia Gran riserva, che ci vede tornare al passato con l’utilizzo di strumenti popolari conferendo sonorità molto vicine al celtico. Lo reputo un album legato alla tradizione ma molto più maturo degli altri. Un’innovazione senza allontanarci dalla musica legata alla nostra terra, il Molise.

Quanto Molise c’è nella vostra musica?

Il Molise è fondamentale. L’utilizzo di strumenti popolari come le sopra citate zampogne e ciaramelle, gli inserimenti di termini dialettali all’interno dei nostri testi, i riferimenti al Molise e ai suoi prodotti (la Tintilia ad esempio) fanno del Molise, una terra bellissima ancora da valorizzare, il protagonista assoluto della nostra opera. Senza Molise non ci sarebbe stata la Riserva Moac.

La Riserva, un termine ricorrente oltre che nel vostro nome anche in alcuni testi. “Bienvenido en la riserva”, “Il riservista”, “Tintilia gran riserva” giusto per citarne alcuni. Ma che cosa rappresenta per voi la riserva?

La riserva è uno spazio chiuso, geograficamente limitato. È dunque raccolto e intimo. Ma la sua accezione per noi è differente. Il nostro sogno è una riserva enorme, sconfinata, dove possano trovar spazio tutti senza distinzione di razza. La diversità per noi è un valore aggiunto. Nel nuovo disco abbiamo giocato sul termine. La Tintilia Gran riserva è un vino pregiato di cui il Molise va fiero.

Veniamo dunque al nuovo disco. Aprendo la confezione troviamo una serie di disegni con un significato preciso. Parlatecene un po’.

Il nostro amico e fumettista Gianluca Romano ha realizzato dieci tarocchi, uno per ogni canzone del disco, con lo scopo di riassumere in un’immagine il significato del brano correlato. Si tratta di un concept album, c’è dunque un filo logico che lega le canzoni fra loro. È un momento delicato per il nostro pianeta, il progresso tecnologico e industriale ci sta portando verso il tracollo. C’è la questione ambientale che deve stare a cuore a tutti noi. Dei pericoli che stiamo incontrando tendiamo a rendercene conto solo quando prendiamo atto delle malattie causate dal disastro ambientale. Il nostro disco è come un unico racconto. Le prime canzoni sono rappresentate dai tarocchi raffiguranti origine del mondo, progresso, risorse, conflitto, potere. Un viaggio ipotetico dalle origini del mondo (Welcome) passando per la rivoluzione industriale fino ai giorni nostri con allusione al futuro. C’è la spiritualità (Il sogno di Shakti), una fase necessaria della nostra vita in cui cerchiamo conforto nell’energia spirituale dentro di noi. Poi c’è la soluzione (Harambee), termine preso in prestito dalle tribù africane che sta ad indicare lo sforzo collettivo necessario per uscire fuori dalle situazioni avverse. Tutto questo si risolve nel ritorno alle origini (Tintilia gran riserva) e nella speranza per il futuro.

È molto interessante il messaggio nella canzone “Ospite”, nel cui ritornello la cantante Maya (alias Mariangela Pavone, voce femminile del gruppo, bellissima, dolce ed e energica proprio come il suo timbro vocale) canta “io sono qui, non chiedo di più, io sono un ospite come sei tu”.

Esatto. Siamo tutti ospiti di questo pianeta. Ospite è un termine con una larghissima accezione. Sono ospiti  i migranti, un giorno saremo ospiti anche noi quando saremo costretti a fuggire per via dei mutamenti climatici. Il concetto di ospitalità dovrebbe essere più chiaro ed universalmente accettato.

Che messaggio volete lasciare con questo disco?

Ci teniamo a specificare che non vogliamo insegnare nulla a nessuno. Nessuno è esente da colpe se la situazione ambientale è questa, vogliamo che questo disco possa fungere da monito per tutti, che sia un promemoria – per noi in primis – affinchè si possa prendere coscienza della situazione che viviamo ogni giorno e correre ai ripari con piccole azioni quotidiane. “Puoi far la differenza, è un fatto di coscienza” come recita “Harambee”.

Musicalmente le sonorità rispettano la tradizione con innesti decisamente più tradizionali di pop e rock.

Esatto. Personalmente non sono mai stato avvezzo a questi generi ma all’interno delle nostre canzoni ci stanno alla perfezione. Testi lunghi che si risolvono in un’esplosione pop e rock suonano alla grande anche per me che provengo da una formazione più orientata verso il grunge. Questi esperimenti musicali troveranno la loro massima esaltazione nel tour.

Il tour. Partito pochi giorni fa dal Piemonte vi vedrà in giro per tutta l’estate. Che cosa vi attendete da questo tour e che futuro avrà la musica dal vivo per le band come voi?

La prima data del tour è stata soddisfacente. Un gruppo di giovani appoggiati dalle amministrazioni comunali ha fatto un bellissimo lavoro permettendoci di suonare in una bella location e raccogliere buoni consensi. Il momento che stiamo vivendo per la musica live non è semplice, i giovani sembrano meno propensi a vedere i concerti, preferiscono ascoltare musica con i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia, ma tutto ciò rischia di essere un deterrente alla frequentazione dei concerti. Lo streaming, la banda larga e la semplice accessibilità alla musica rappresentano un potente mezzo di divulgazione ma al tempo stesso rischiano di svuotare le arene e gli spazi all’aperto. Sono stato a vedere i Pearl Jam a Roma un anno fa e mi sono reso conto che per i grandi concerti questo rischio ancora non si corre, nonostante i costi elevati dei biglietti. Ma per i gruppi che vivono una condizione come la nostra spesso non è così, c’è un disinteresse maggiore tanto negli organizzatori quanto nel pubblico.

 

Fabrizio Russo si augura che la sua band possa vivere una splendida estate in giro per l’Italia e non solo. Le date del tour in aggiornamento continuo sono consultabili sia dal loro sito ufficiale www.riservamoac.com che dalla pagina facebook dove è possibile ottenere le informazioni per acquistare il disco nuovo. Per chiunque non li conoscesse ancora è arrivata l’occasione giusta per vederli dal vivo e tuffarsi nelle magiche atmosfere della loro musica. Cittadini del mondo ma sempre legati – con il cuore e con la mente – alla realtà molisana.