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“A Poggioreale l’inferno, in via Cavour mio marito è rinato. Dopo il carcere è da qui che vorremmo ricominciare”

A tu per tu con la compagna di un collaboratore di giustizia che non ha condiviso la generalità della denuncia di Aldo Di Giacomo sul sesso in carcere in cambio di benefici: “Ha mancato di rispetto alle famiglie che, come i reclusi, vivono un’esistenza a metà”. E del Penitenziario di Campobasso dice: “Il comandante e la polizia penitenziaria sono persone straordinarie. Grazie a loro, mio marito è un uomo diverso”

Donne che si ritrovano a fare i conti con qualcosa di più grande di loro e inaspettato: il carcere dei compagni.

Uomini di cui non immaginavano la doppia vita o della quale sospettavano soltanto, augurandosi – nelle notti insonni – che fossero soltanto ipotesi e congetture. Poi il risveglio col rumore delle manette, il click delle foto segnaletiche, il tonfo del portone del penitenziario che si chiude lasciandole sole sulla strada, con un bimbo aggrappato al collo, assonnato e confuso dal baccano che non comprende.

Sfumature che non compaiono nelle fasi concitate di un arresto e che una donna, compagna di un collaboratore di giustizia ristretto nel carcere di Campobasso ha deciso invece di raccontare.

Lo fa partendo dalla denuncia del sindacalista Aldo Di Giacomo che ha parlato di “sesso in carcere in cambio di benefici”, parole “che mi hanno ferita – dice questa ragazza di soli 30 anni – perché raccontate in modo generico senza alcuna specificazione,  senza alcun rispetto per le mogli che vivono al di là delle sbarre e che da sole reggono una famiglia intera e il peso enorme della solitudine”.

Chiede a Di Giacomo quindi di precisare fatti e circostanze, precisa che lei non ha “aggredito nessuno” ma che ha chiesto invece “soltanto rispetto” per quelle “donne condannate a dividere i propri affetti col carcere”.

Perché lei, come altre, quei compagni li hanno scelti per amore, nonostante tutto. E nonostante tutto non li abbandoneranno mai.

Roberta (nome di fantasia) vive ora a Campobasso in attesa che il suo compagno termini la pena entro quest’anno. Si sono conosciuti che lui era già in carcere e da quell’amore è nata una bambina che porta sempre con se. Anche in carcere “dove il comandante e tutto il personale della polizia penitenziaria hanno sempre mostrato grande attenzione e sensibilità rispetto al ruolo di padre del mio compagno – racconta Roberta tutto d’un fiato – Anzi, grazie all’ambiente che ha trovato a Campobasso, mio marito è rinato”.

Lei che ha lo ha seguito nelle carceri dove è stato recluso in questi anni, sottolinea subito la differenza, per esempio, con “Poggioreale dove la vita da recluso e da familiare di un recluso – dice – è un inferno. Qui è tutto molto diverso. Ma lo è non soltanto tra le mura della Casa di reclusione anche fuori. Campobasso a me piace e da Campobasso una volta terminata la pena che giustamente asta scontando ci piacerebbe ricominciare la nostra vita”.

“Ha sbagliato – continua Roberta – e ha scelto di collaborare con la giustizia. Adesso è un’altra persona. E’ giusto che paghi, ma vorrebbe farlo con la possibilità di uscire sapendo che qui fuori c’è uno Stato disposto a tutelare lui e la sua famiglia. Perché anche se noi non abbiamo commesso nulla stiamo pagando lo stesso”.

“La nostra forza e il nostro supporto è dato da un amore così forte tra noi e per nostra figlia che supera l’angoscia delle sbarre, per questo le parole del dottor Di Giacomo mi hanno ferita e reso inquieta”.

Della rivolta scoppiata nella casa di Reclusione conosce quello che hanno raccontato i giornali e qualcosa che il suo compagno le ha confessato: “Non è stata una rivolta contro la polizia penitenziaria, anzi – spiega – Il mio compagno qualche volta ha parlato di regole rigide che qualche volta si faticano a rispettare perché naturalmente la vita carceraria non è certamente quella che si vive fuori. Quindi era una protesta contro la direzione ma non contro il personale penitenziario”.

Il suo compagno è un bravo pizzaiolo, il sogno è di aprire una pizzeria “magari a Campobasso dove è tutto più tranquillo” dice.

Poi, alle donne che vivono la sua stessa situazione augura di avere la serenità di andare avanti nonostante le difficoltà e il coraggio di sorridere alla vita aspettando il “giorno dell’abbraccio alla libertà”.