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220 milioni rischiano di finire al vento. “La Giunta Toma ha perso un’altra occasione, confidiamo ora nei sindaci”

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La maggioranza regionale boccia il referendum consultivo per chiedere alla popolazione come impiegare i 220 milioni di euro del Contratto di Sviluppo, che saranno probabilmente diluiti in una miriade di piccoli interventi “a pioggia” invece di andare a finanziare una sola grande opera infrastrutturale della quale il Molise in affanno ha disperatamente bisogno, cioè la Bifernina.

La strada che collega la costa a Campobasso versa in condizioni critiche tra semafori, divieti imposti anche dalla cautela per il viadotto del Liscione dopo il terremoto dello scorso agosto, rallentamenti, asfalto da rifare. Eppure i lavori non arrivano e c’è il rischio, concreto, di restare con l’unica strada che attraversa la regione in queste condizioni. Il Pd e i 5 Stelle, opposizione che ieri in Consiglio regionale si è unita sulla richiesta, avrebbe voluto dirottare i fondi proprio sulla Bifernina invece di disperderli in tanti piccoli progettini. E avrebbe almeno voluto fare un referendum per chiedere alle persone – ai molisani, veri beneficiari di quei fondi messi in campo dal Governo Conte – cosa avrebbero preferito tra le opzioni.

Critica Micaela Fanelli (Pd) che parla di “occasione persa, l’ennesima che porta la firma del Governatore Toma e del centrodestra, per indirizzare il più grande finanziamento dell’attuale legislatura verso una direttrice di vero sviluppo e programmazione territoriale ed economica.
Per di più, bocciando la proposta di un referendum consultivo, presentata ieri in Consiglio regionale dal Partito Democratico, per coinvolgere tutti i molisani nella scelta su come utilizzare i 220 milioni di euro previsti per il Contratto Istituzionale di Sviluppo, che rischiano di perdersi in centinaia di piccoli interventi”.

Il Partito Democratico ha già suggerito direttamente al Governo e al Premier Conte di finanziare il “primo miglio” del progetto di potenziamento della statale 647 “Bifernina”. Una possibilità che avverrebbe “nel pieno rispetto della mission del Cis, a partire dalle parti stradali con un più avanzato livello di progettazione e pertanto immediatamente cantierabili e quindi con immediata ricaduta anche per investimenti e occupazione”. Ma la maggioranza ha detto no.

“Mentre l’attuale governance regionale non decide (ieri non è stato presentato neanche un documento qualsiasi di posizione), non programma, non presenta proposte di intervento regionale (e ce ne sono da avanzare, come l’emergenza idrica di questi giorni dimostra!), è stata estromessa dalla gestione dei fondi di propria competenza territoriale (su questo la responsabilità evidente è del governo nazionale) senza nemmeno rivendicare la trasparenza nelle procedure gestite direttamente da Roma.

Ancora una volta, dunque, le poche, ma certe risorse rischiano di essere diluite in centinaia di piccoli progetti che non avranno la forza di incidere sullo sviluppo strategico regionale, per di più sotto la costante spada di Damocle delle impugnative amministrative, alla luce di una procedura, con tutta probabilità, scorretta, perché individua ex post – e non a monte – i criteri per la presentazione e la realizzazione dei progetti.

E il Molise sempre più indietro, sempre più isolato e tagliato fuori dal resto d’Italia e d’Europa”.

Ora la palla passa ai sindaci, e in loro è riposta la speranza che sappiano usare al meglio i finanziamenti non per opere “elettorali” e libri dei sogni ai quali i molisani sono già stati abituati (e dai quali sono stati delusi) ma per reali necessità del territorio. “Restiamo fiduciosi – conclude Micaela Fanelli – che i nostri sindaci, che ogni giorno toccano con mano la desertificazione delle risorse necessarie per assicurare la sopravvivenza stessa dei loro Comuni, sapranno utilizzare al meglio i finanziamenti in arrivo, indirizzandoli per le opere indispensabili per i propri territori”.

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