Maria Antonietta, 21 anni e un lavoro nella pizzeria ‘stellata’: quando la sindrome di Down non è un ostacolo

“Non aiutarmi a realizzare un sogno: considerami un lavoratore”: è quello che chiedono i giovani dell’Associazione italiana persone down, che in occasione del 1° maggio tornano a lanciare il loro hashtag #DownLavoro. Oggi flashmob anche a Campobasso. Non un sogno, quello dell’inserimento lavorativo, ma un obiettivo e anche una realtà, come racconta Maria Antonietta che ha superato le sue difficoltà frequentando il centro diurno “Casa nostra” di via Montegrappa dove tanti ragazzi come lei hanno trovato lavoro e soddisfazioni nella società

Maria Antonietta ha 21 anni, e da qualche giorno lavora in una delle pizzerie più rinomate e celebrate anche dalle riviste specializzate, che è quella di Roberto Miele.

Locale stellato a Campobasso, con il suo stipendio Maria Antonietta riesce a togliersi tutti gli sfizi: comprare i trucchi che tanto adora, uscire con gli amici, e acquistare quello che più le piace. Ha la sindrome di Down  ma un po’ come tutti non ha “bisogni particolari”.

Maria Antonietta e la sindrome di down

“Superato lo step dell’autonomia – come spiegano Manuel e Sabrina coordinatori del centro diurno di via Montegrappaarriva quello dell’inclusione”.

“E Maria Antonietta non è il primo caso – continuano – tanti nostri ragazzi sono impiegati in esperienze lavorative molto gratificanti. C’è una ragazza che ha già ottenuto il tempo indeterminato al McDonald’s, Luigi è stato all’estero a perfezionarsi come pasticciere, ma insomma l’elenco non è scarno. Ora tocca a Maria Antonietta che ha lavorato già in un ostello a Barcellona, adesso è pronta per la sua mission a Campobasso”.

Maria Antonietta e la sindrome di down

Il messaggio del progetto “chi trova un lavoro trova un tesoro”  punta proprio a far capire che “le persone con un cromosoma in più non hanno bisogni speciali. Hanno bisogni umani, gli stessi di chiunque altro: studiare, lavorare, avere delle opportunità, far sentire la propria voce ed essere ascoltati. Possono aver bisogno di un sostegno, qualche volta di assistenza vera e propria, ma questo non rende speciali le loro esigenze”

Maria Antonietta ha un volto bellissimo. Tiene molto alla cura di se stessa e sa pure di essere molto bella perché timidamente arrossisce quando glielo diciamo. Gli occhi le si illuminano quando racconta del suo lavoro da Roberto Miele e sottolinea che le “piace molto servire le persone al tavolo e fare bene il mio lavoro”. E’ consapevole che la pizzeria che ha scommesso su di lei è uno dei locali recentemente premiati con i famosi “spicchi” (che sono – in sostanza – equiparati alle stelle Michelin) e ammette: “Vengono sempre tante persone”. Il progetto di Maria Antonietta favorisce un cambiamento di prospettiva e contribuisce in questo modo a demolire pregiudizi e luoghi comuni.

L’autonomia come quella di Maria Antonietta è un diritto di tutti. Nessuno ne nasce senza. E su questi ragazzi perché ne siano pienamente consapevoli tanto da comprenderne il significato per realizzarsi pienamente.

Dicono Maria Antonietta sia molto pignola, non si stanchi mai e non smetterebbe mai di fare il suo lavoro. Tant’è che ci congeda in fretta, proprio perché deve correre a prepararsi: mancano poche ore all’apertura della pizzeria e all’arrivo dei clienti.