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Sanità, lo sblocco del turnover apre a nuove assunzioni. Ora si spera nel pareggio di bilancio

Un emendamento approvato in commissione Affari sociali e inserito del Decreto Calabria ridà fiato al Molise: "Sblocco del turn over anche per le Regioni in piano di rientro". L'annuncio in Aula del Sottosegretario della Salute che parla anche della carenza dei medici nella nostra regione: "Saranno firmate convenzioni con le Aziende sanitarie delle altre regioni vicine per reperire personale in caso di emergenza". Antonio Federico (M5S): "Buone notizie, i molisani non possono essere abbandonati".

La svolta prima del disastro: anche le Regioni in pieno di rientro potranno tornare ad assumere. In sintesi, è quanto prevede un emendamento approvato in commissione Affari sociali e ufficializzata oggi (17 maggio) dal governo.

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Il Molise forse può tirare un sospiro di sollievo dopo aver ‘pagato’ a caro prezzo i dodici anni del blocco del turn over imposto alle Regioni in piano di rientro dal debito che ha reso impossibile rimpiazzare il personale andato in pensione. Ed è da questo momento che la nostra regione ha scoperto – purtroppo – cosa significa garantire i servizi sanitari: turni massacranti per gli operatori, assistenza (il più delle volte) insufficiente per i malati, corsie svuotate, le proteste contro la malasanità e infine (a volte) casi di decessi diventati oggetto di inchieste giudiziarie e finiti dunque sui giornali.

Le ultime sono state settimane convulse, con i molteplici allarmi già scattati sui pericoli per la salute dei molisani dovuti a questa situazione di emergenza e quando è naufragata pure l’ultima spiaggia, ossia l’ipotesi di richiamare i medici in pensione (proposta dal commissario Angelo Giustini ma bocciata dal tavolo tecnico dell’11 aprile scorso) dal momento che i concorsi indetti dall’Asrem sono andati deserti.

L’importante novità è stata annunciata  alla Camera dei Deputati dal sottosegretario della Salute Armando Bortolazzi rispondendo ad una interpellanza presentata dall’onorevole Antonio Federico, solo l’ultimo atto di una serie di azioni legislative messe in campo dalle altre forze politiche (il Pd, ad esempio) e dalla stessa Regione Molise.

Parlando all’Aula il sottosegretario ha chiarito che il Ministero della salute ha chiesto alla Regione di “ridefinire il nodo delle reti tempo dipendenti (il riferimento è alla rete dell’emergenza-urgenza più volte contestato in Molise dopo alcuni decessi, ndr)” e “predisporre un provvedimento organico di riorganizzazione della rete territoriale”. Infatti, dalla verifica dei livelli essenziali di assistenza, “sono state riscontrate criticità che vanno risolte“, a cominciare “dall’offerta assistenziale dei malati non autosufficienti e per i disabili”.

La carenza dei dirigenti medici “risulta oggettivamente grave”. Per questo, stando alle informazioni fornite dal Ministero, per combattere la carenza di personale la struttura commissariale ha avviato i contatti per “acquisire la disponibilità dell’Aziende sanitarie delle Regioni confinanti affinchè esse possano supportare in casi di emergenza l’Azienda sanitaria regionale del Molise avvalendosi di professionisti loro dipendenti per la copertura dei turni. E’ stato già elaborato uno schema di convenzione per assicurare una degna continuità assistenziale alla popolazione”. In pratica, le Asl di Puglia, abruzzo, Campania e Lazio dovrebbero ‘prestare’ alle strutture sanitarie molisane dei medici che possano supportare quelli che già operano. E sarà firmata un’apposita convenzione per raggiungere tale obiettivo.

Nel frattempo, il Molise potrà tornare ad assumere personale. “Grazie alle norme inserite nel Decreto Calabria all’esame alla Camera – le parole del sottosegretario – sono stati rivisti i limiti di spesa di tutte le regioni per il personale rendendoli più flessibili e, dal 2021, incrementandoli attraverso la destinazione di un importo pari al 5% dell’incremento del Fondo sanitario regionale rispetto all’esercizio precedente. Ma, cosa ancor più importante: per le regioni in Piano di rientro, come il Molise, un emendamento appena approvato in Commissione Affari sociali elimina l’automatismo della sanzione del blocco del turnover nel caso di persistenza del disavanzo”.

Dunque, con questi due provvedimenti (la convenzione con le regioni limitrofe per combattere la carenza dei medici e lo stop al blocco del turnover nelle regioni in piano di rientro), si certifica “la volontà di questo governo di imprimere una inversione di tendenza delle politiche assunzionali nel servizio sanitario sacrificate in nome di regole che hanno ingiustificatamente compresso l’esigenza di ricambio, se non di potenziamento del personale degli enti che erogano prestazioni sanitarie alla popolazione”.

Per Antonio Federico “lo sblocco del turnover è una notizia fondamentale per garantire ai molisani una sanità pubblica e di qualità. Per 10 anni il blocco è stato la ‘spada di Damocle’ rimasta pendente sulla testa dei molisani costretti a fare i conti con reparti senza dirigenti, carenza di medici, ricambio generazionale assente. Questa previsione normativa risarcisce i molisani di 10 anni in cui è stato negato loro il diritto alla salute e sono felice sia arrivata ben prima dell’interessamento della Conferenza delle Regioni a conferma che il governo va avanti a prescindere dagli annunci spesso vuoti che provengono anche dal Molise”.

L’attenzione si sposta ora sul pareggio di bilancio nei conti in materia di sanità. Dall’ultimo tavolo sarebbe emerso un disavanzo di 22 milioni di euro, di cui 7 milioni di mancati trasferimenti dal bilancio della Regione a quello della sanità e 15 milioni riguardanti l’extrabudget per i privati accreditati

Su questo obiettivo il parlamentare di M5S non si sbilancia: “Aspettiamo di leggere i verbali del tavolo tecnico”. In caso di ‘semaforo verde’ anche il Consiglio regionale si potrà riappropriare della facoltà di scegliere sull’organizzazione sanitaria molisana, definire e approvare i Piani, le reti territoriali e dell’emergenza.

Infine, in Aula, Federico ha lanciato un monito al governo: “I molisani non sono cittadini di seconda categoria. Tutti loro, anche quanti vivono nei centri più isolati, in aree interne e depresse, non devono essere abbandonati”.