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Roberti e i 6 punti per Termoli: “Usciamo dall’oscurantismo. Il tunnel? Tutto si può cambiare”

Il candidato sindaco di centrodestra illustra il programma e accusa l'Amministrazione uscente di mancanza di confronto coi cittadini. "Riportiamo il dialogo per decidere insieme"

Alcune parole tornano spesso nel discorso di Francesco Roberti: ascolto, dialogo, insieme. E si contrappongono ad una in particolare: oscurantismo. Nella presentazione del suo programma elettorale, all’interno della sede di piazza Monumento mercoledì mattina 15 maggio, l’aspirante primo cittadino del centrodestra attacca l’Amministrazione uscente senza mai nominare Angelo Sbrocca.

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E lo fa puntando proprio su quella mancanza di dialogo che, sostiene, ci sia stata in cinque anni. Dialogo che, annuncia davanti alle telecamere, intende riaprire anche sul progetto del Tunnel. “Siamo contrari all’opera, è scritto nel programma, ma parleremo con la ditta perché qualunque progetto non costruito si può modificare. Il referendum? Pensiamo a un indice di gradimento dell’opera da sottoporre ai cittadini“.

Giacca e camicia ma stavolta niente cravatta, Roberti si siede alla scrivania, da buon ingegnere. Di fronte una platea a lui amica, quella dei suoi candidati che affollano la sede. A loro espone il programma elettorale in sei punti con il refrain ‘Una città che…” e le sue direzioni: amministra, rinasce, cresce, migliora, solidale, si organizza.

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Ancora una volta indica la Regione come interlocutore principale. E’ lì che il candidato di centrodestra e amico personale del governatore regionale di centrodestra Donato Toma intende andare a chiedere conto delle mancanze del territorio. Dalla sanità alla messa in sicurezza del Biferno, dal Nucleo industriale in difficoltà al potenziamento dell’Università del Molise.

“Dobbiamo far capire alla Regione che Termoli ha dato tanto ma oggi è quella che soffre di più. Il turismo è mortificato da certi atteggiamenti, come la mancata Bandiera blu che è stata snobbata. Questo perché è venuto a mancare il dialogo, veniamo da un periodo di forte oscurantismo”. Batte sul tasto della cultura. “Che non è fare opera faraoniche e metterci dei quadri, ma nasce fra la gente, nelle scuole. Cultura, turismo e sport sono una parola sola”.

Così lancia l’idea delle “Olimpiadi dell’Adriatico. Scuole e attività sportive potrebbero incontrare quelle della Croazia e dell’Albania, popoli che consideriamo cugini. Non bisogna costruire muri e barriere ma muri per creare rapporti di amicizia“. Chissà cosa ne pensa l’alleato leghista, quello dello slogan ‘Porti chiusi’.

“La cultura deve essere la nostra rotta – insiste il consigliere comunale uscente -. Dobbiamo far recuperare ai ragazzi l’orgoglio della termolesità“. Poi le parole contro il centrosinistra, da quello di Greco a quello di Sbrocca. “Nel 2002 creammo la Tua, società di trasformazione urbana, che avrebbe dovuto occuparsi del rifacimento del Teatro verde, della piscina, delle strutture sportive, utilizzando i 5,5 milioni di ristoro per la realizzazione della Turbogas. Ma l’oscurantismo di un sindaco ha portato alla chiusura della Tua, buttando a mare quel finanziamento e lasciando un milione di debiti“.

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Da qui la volontà di “recuperare il buon senso e decidere insieme”. Roberti si avventura nel racconto di un dipinto visto anni fa a Siena da studente, per spiegare una sorta di allegoria del buon governo. E da qui al cruccio dell’Università: “Ma vi sembra giusto chiudere Ingegneria col Nucleo industriale che abbiamo? E non basta l’Università della Cucina“.

Ancora bordate sugli avversari, con l’ironia che da sempre lo contraddistingue. “Cinque anni di oscurantismo hanno portato a utilizzare soldi pubblici per accontentare qualche amico, con 2 o 3 persone che decidono per tutti. E le rotonde? A Rio vivo non ce n’è una che sia rotonda. Una a cecio, una a fagiolo, un’altra a cicerchia. Più che la politica del fare, è la politica del farro“.

Poi il tormentone Corso Umberto I chiuso al traffico. “Senza senso” dice Roberti e davanti alle telecamere assicura: “La prima cosa che farò da sindaco sarà togliere quelle due ancora e ridare voce ai cittadini“. Il candidato di centrodestra non salva nemmeno l’accordo Comune-Diocesi per la cittadella della carità in contrada Mucchietti. “Non sarà la Caritas a salvare Termoli“. Critica la presunta mancanza di dialogo degli amministratori uscenti e in compenso definisce i suoi candidati “come gli apostoli, a ogni porta a cui bussano, gli viene aperto”.

Non possono dimenticare lavoro e sanità. Sull’occupazione annuncia l’intenzione di aprire la ‘Vertenza Termoli‘ cercando confronti in Regione e al Ministero. Sulla sanità difende l’ospedale San Timoteo. “Non permetteremo la sua chiusura, non vogliamo viaggi della speranza. Il governo gialloverde ci ha mandato un finanziere che ci costa 300mila euro l’anno per dirci che abbiamo sforato il bilancio e ci aumentano le tasse, ma sarebbe bastato un ragioniere. Facciamo invece in modo che tanti ragazzi che studiano e lavorano fuori nella sanità possano rientrare a Termoli”.