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Restiamo umani

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Gentile Luigi Albiniano, ha ragione!

La sinistra non vive uno dei suoi periodi storici migliori. Inutile nascondersi dietro un dito: nell’ultimo decennio le vittorie possono contarsi sulle dita di una mano. Errori, divisioni e personalismi hanno dilaniato una intera area politica. Tuttavia, definire quanto successo ieri a Campobasso, che segue iniziative analoghe avvenute in tutto il Paese, un semplice esercizio di elitarismo sterile vuol dire non aver capito la genesi della protesta e, in maniera spocchiosa e saccente, dato delle conclusioni e giudizi affrettati, semplicistici e banali.

Ieri Campobasso ha detto no a un leader politico che fa dell’autoritarismo, del disprezzo e del dileggio umano la sua unica arma d’espressione e d’azione: inviare “bacioni” e mangiare “pane e nutella” ai suoi avversari politici, sarà anche un linguaggio moderno, incisivo e al passo con i tempi ma resta pur sempre un linguaggio arrogante, senza valori e privo di contenuti che disegna e sintetizza la statura, la grandezza umana e civica del Vicepremier.

Un Ministro che nei suoi interventi pubblici invita ad andare a quel paese i suoi avversari, a non “rompergli le palle”, appende sul palco bambole gonfiabili per dileggiare l’ex presidente della camera Laura Boldrini o si fa fotografare con un mitra in mano proprio all’indomani di una strage terroristica. Un linguaggio che urla e invita all’odio verso gli ultimi: sghignazzare sorrisi mentre qualcuno muore in mare è un loop che oggi va di moda ma che la storia ricorderà come un nuovo olocausto. Come gli assassini 2.0, tanto per rimanere in tema di modernità.

Sarebbe questo il linguaggio che, secondo Luigi Albiniano e Primonumero.it (in realtà, trattandosi di un editoriale, si tratta della posizione del singolo redattore di Primonumero.it, ndr) si dovrebbe seguire? Dovremmo accodarci a espressioni volgari e dispregiative solo per ottenere consenso? Solo per avere un pò di potere? No, noi preferiamo essere padroni di niente e schiavi di nessuno. Restiamo Umani.

Come attivisti della Casa del Popolo di Campobasso siamo molto critici verso la sinistra e non siamo innamorati di questa nuova forma di civismo così com’è. Quella storia, la storia della sinistra per come l’abbiamo conosciuta, è finita perchè è finito il patto sociale che la giustificava storicamente.
Casa del Popolo non è un organizzazione partitica, non è legata a nessuna organizzazione della sinistra istituzionale, siamo un associazione di autorganizzazione sociale, che lontana dai riflettori dei media, quotidianamente si sporca le mani con pratiche concrete per dare risposte al disagio sociale. Il quotidiano è la nostra unità di misura, non abbiamo ambizioni di conquiste di “poteri” e “poltrone” o di acchiappare redini di qualche diligenza.
Per questo riteniamo che stringersi e cantare “Bella Ciao” non vuol dire essere anacronistici o retrogradi. Intonare “Bella Ciao” vuol dire ricordare che la Costituzione fonda le sue radici nella resistenza e basa le sue regole sull’antifascismo.

Gli striscioni, prima, e il sit in di piazza, poi, non hanno fatto altro che evidenziare che su temi come l’uguaglianza, i diritti umani una sintesi, una convergenza può e deve partire dal basso. Se in pochissime ore l’iniziativa di protesta, pacifica e ironica, ha ottenuto successo coinvolgendo tantissimi cittadini di Campobasso, spopolando sui social (l’hastag #Campobasso è stato il trend topic per tutta la giornata di ieri), e evidenziata sulle prime pagine di tante, e più importanti, testate giornalistiche nazionali ha un solo significato: non era un semplice esercizio di elitarismo sterile ma un protesta di popolo, di un popolo che oggi sarà pur vero minoritario, ma le mode passano e i valori restano.

Cordialità

Le attiviste e gli attivisti di Casa del Popolo Campobasso

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