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Parcheggio sotto piazza Bega, Comprensorio alimentare, nuovo Prg, Cestino del mare: programmi dei candidati sindaco a confronto

Belle parole per migliorare Termoli, assenza quasi totale del come farlo: le visioni di Sbrocca, Stumpo, Roberti e Di Michele (in rigoroso ordine della scheda elettorale) sottoposte agli elettori

Ci sono due elementi fondamentali che ritornano più e più volte nella lettura dei quattro programmi elettorali dei candidati a sindaco della città di Termoli: la prima è la presenza di tante belle parole, a volte giri di parole. La seconda è la quasi totale assenza della spiegazione di come realizzare quegli obiettivi. Tante le differenze, quasi nessuna proposta choc, pochi i punti di contatto. Fra questi, va segnalato che tutti indicano nella delocalizzazione del depuratore (o nella sua chiusura) una delle maggiori urgenze, e nella realizzazione di un teatro una necessità non rinviabile.

 

ANGELO SBROCCA

Il programma elettorale del primo cittadino uscente, la cui parola chiave è ‘Benessere’, risulta fondamentalmente una illustrazione, talvolta troppo burocratica, di quanto è stato fatto nei cinque anni di Giunta Sbrocca. “Il programma del nuovo quinquennio prevede il potenziamento…”, “si intende portare avanti…”, “in programma c’è la conferma di questi appuntamenti…”.

Una sorta di ritornello per far capire all’elettore che il lavoro non può essere lasciato a metà, ma di nuovo non c’è molto e i progressi  auspicati per il prossimo quinquennio restano un po’ sul vago. Dal piano di riqualificazione urbana (Tunnel) da portare a compimento, alla casa di Kore da migliorare, dal museo del mare da costruire alla creazione di “parcheggi di scambio su piazza del Papa e piazza Santa Teresa di Calcutta”.

Detto questo, anche Sbrocca mette alla prima pagina del suo programma il problema depuratore, proponendo una soluzione in tre step, uno dei quali già realizzato, uno in fase di ultimazione, l’ultimo in attesa di via libera e finanziamenti.

Un paio di proposte bomba, passate finora del tutto inosservate in campagna elettorale: il primo è “la costruzione di un nuovo stadio di calcio”, che si accompagna anche a un “nuovo piccolo impianto per il basket”.

Il secondo, nell’intento di migliorare la mobilità termolese, è “la creazione di un parcheggio ipogeo sotto piazza Bega”, che andrebbe a fare il paio col multipiano interrato di piazza Sant’Antonio, anche questo compreso nel programma. A meno di collettivi vuoti di memoria, non si ricorda che l’argomento parcheggio sotto piazza Bega sia mai venuto fuori fin d’ora. E considerando che il sindaco non ha abituato ad annunci choc, sorprende non poco leggere due idee di questo tipo.

Resta il dilemma su come tutto ciò potrà essere realizzato, dato che non vengono citati progetti né possibili fonti di finanziamento. Per concludere, nelle 11 pagine del programma del primo cittadino uscente resta ferma l’intenzione di far “interrare la linea ferroviaria nella zona centrale con conseguente ricucitura delle due parti della città divise dalla ferrovia”. Progetto che, va detto, il Comune ha già discusso con Ferrovie Italiane, ma al momento non si conosce la decisione dell’azienda ferroviaria statale.

 

MARCELLA STUMPO

La candidata della Rete della Sinistra sceglie un programma molto più snello e schematico rispetto ai tre avversari. Appena 3 pagine che racchiudono i 13 punti, a iniziare dalla Democrazia partecipata, per finire con Cultura e turismo, passando per Beni comuni, Urbanistica e territorio, Ambiente e diverse declinazioni dei Diritti.

In questo caso si fatica a intravedere come venga applicato concretamente nell’amministrazione del Comune un principio assolutamente condivisibile, ad esempio, “aria, acqua, terra, energia, paesaggio, cultura collettiva e ambiente naturale riconosciuti come beni comuni non mercificabili”.

Oppure, cosa si intende materialmente al punto 5, quello su Lavoro, occupazione, commercio e agricoltura, per “impegno concreto su tutti i tavoli istituzionali per sostenere le situazioni di difficoltà”?

Paiono più nette le prese di posizioni sull’urbanistica, a cominciare dal “blocco del project financing e dell’edilizia contrattata”, mentre sulla famosa riqualificazione del centro, ‘Termoli bene comune’ indica lo “studio degli strumenti per bloccare il progetto tunnel”. La riuscita viene messa in dubbio in un punto successivo del programma, nel quale si legge “recupero di pozzo Dolce, se si riuscirà a fermare il tunnel, come area verde attrezzata e pubblica”.

Da segnalare l’intenzione di creare un “comprensorio per la trasformazione alimentare” da attuare in “stretta collaborazione con il Consorzio industriale”, o il “distretto di economia solidale, per la distribuzione di beni equosolidali, biologici, ecocompatibili” e “l’introduzione delle cooperative di comunità”.

Ai cittadini iene proposta la “realizzazione di un impianto di cremazione per animali”, che chiaramente è una iniziativa privata, al massimo da sostenere o stimolare.

In ultimo, ma non per importanza, va sottolineato che Marcella Stumpo propone lo “spostamento del depuratore del porto e interventi per convogliare la rete fognaria al depuratore del Nucleo”. Che è molto simile all’intenzione dell’Amministrazione uscente.

 

FRANCESCO ROBERTI

Il programma di Francesco Roberti, forse anche per riempire le 28 pagine intervallate da foto della Termoli d’un tempo, è probabilmente quello che fa più ricorso a giri di parole, frasi spesso già sentite, espressioni che rimandano a precedenti candidature e campagne elettorali. 

Roberti individua sei punti chiave, cominciando con ‘Una città che rinasce” per finire con “Una città che si organizza”. Molte volte tuttavia, il suo programma sembra andare oltre le prerogative di una Amministrazione comunale. Sul turismo si propone di “intervenire con politiche attive del lavoro che agevolino la ricollocazione della forza lavoro” che però è compito dello Stato in primis, della Regione in seconda battuta.

Nell’Agroalimentare si arriva anche a lanciare l’idea delle “Smart Farms, fattorie intelligenti”. Difficile capire come e con quali soldi possa farlo una Amministrazione pubblica.

Nel turismo è rilanciata l’idea di “un percorso nato nel 2004: il Progetto Dijetus”. In sostanza la “diversificazione e il potenziamento sostenibile del sistema turistico della costa molisana e croata”. Il riferimento alla Croazia e all’altra sponda dell’Adriatico è persistente, sulla falsariga della già sentita ‘Termoli porta d’Oriente’.

La mancata spiegazione di come realizzare le intenzioni appare una costante. Ad esempio, come si “valorizza la produzione primaria che diventa integrante delle politiche di rilancio turistico”? E ancora: come si “organizza la scuola di cucina internazionale coinvolgendo l’Università e l’Istituto Alberghiero”? Su questo punto vale la pena chiedersi se non si rischia di realizzare un doppione del corso di laurea in Enogastronomia e Turismo che a Termoli esiste già.

Roberti propone l’intitolazione del Macte al maestro Achille Pace e il rilancio del Premio Termoli, anch’egli indica come priorità la costruzione di un teatro ma dice di essere contrario al tunnel, anche se davanti alle telecamere ha assicurato che lavorerà per cambiare il progetto e che domanderà alla città se si intenda invece  bloccarlo in toto.

Inoltre dice di voler reinserire le isole ecologiche, realizzare un nuovo Prg, creare un orto botanico e un percorso dei parchi, oltre al cosiddetto ‘Parco Jacovitti’, senza spiegare però cosa sarebbe. Infine, come già ribadito, promette di riaprire corso Umberto I e promette battaglia contro le barriere anti rumore della ferrovia (e lo stesso fa anche Di Michele).

In un caso cita qualcosa che esiste già, quando annuncia di voler istituire un centro socio-educativo, mentre fra le proposte c’è la pista ciclabile della costa adriatica, progetto che attualmente è in fase esecutiva che attende finanziamenti.

 

NICK DI MICHELE

Programma ugualmente corposo ma talvolta poco calzante per un Comune è quello del Movimento Cinque Stelle, che al primo posto inserisce l’acqua pubblica e quindi l’intenzione di togliere dalle mani del privato il servizio idrico. Appena dopo ecco il tormentone depuratore, per il quale è indicata la necessità di delocalizzare e riqualificare. Tutti d’accordo, su questo punto.

La proposta firmata da Nick Di Michele è zeppa di progetti bandiera del M5s ma che non sembrano pensati per una realtà ben precisa come Termoli. Ne è un esempio il progetto ‘Cestino del mare’, cioè il dispostivo ‘Seabin” che viene gettato in mare ed è capace di catturare i rifiuti. Siamo sicuri che questo sia un compito – o una competenza – del Comune? Qualche dubbio permane.

Così come desta stupore leggere che sarebbe “compito dell’Amministrazione segnalare e verificare situazioni di sopruso e di sfruttamento sul lavoro tramite le autorità di pubblica sicurezza”.

Fra le proposte delle 26 pagine di programma pentastellato, attirano l’attenzione due passaggi. In uno, Di Michele assicura che, nella lotta al randagismo, con lui sindaco “sarà istituita la figura del cane di quartiere”. Per chi se lo stesse chiedendo, sarebbe un “cane di tutti, ovvero libero e accudito dalla cittadinanza, rispettato e riconosciuto come bene comune, con microchip a nome del Comune”.

L’altra è chiamata ‘Piedibus’, cioè la volontà di “sperimentare, anche a Termoli, lo scuolabus per pedoni, con il quale i bambini vanno a scuola a piedi e in gruppo, ogni gruppo è guidato da due o più adulti”.

Il M5S prende spunto anche da attuali o passate esperienze amministrative. Annuncia di voler istituire lo ‘Sportello Europa’, che è già attivo e funzionante in Comune, rispolvera l’idea degli ‘Orti urbani’, molto simile a quella degli Orti sociali di Di Brino e come Sbrocca cinque anni fa è a favore di un ‘Incubatore d’impresa’.

Punta forte sul fattore trasparenza e partecipazione elencando “l’opportunità di controllare le informazioni direttamente alla fonte”, “la diretta streaming delle commissioni consiliari”, il “referendum consultivo obbligatorio per ogni spesa pubblica superiore al milione”, oltre all’abolizione del quorum per gli altri quesiti referendari. Come i rivali Stumpo e Roberti, anche Di Michele è a favore dei ‘Comitati/Consigli di quartiere”.

I grillini ipotizzano la realizzazione di una “tessera elettronica per pagare qualsiasi mezzo (bus, bike sharing, car sharing)”, per ridurre i costi propongono di “assegnare i gettoni di presenza solo ai consiglieri presenti dall’inizio alla fine delle sedute” e insistono sulla riqualificazione dell’ex cinema Adriatico e di palazzo Crema, pur riconoscendo di non averne gestione diretta, giacché sono entrambi palazzi privati e di certo non si potrà espropriarli.

La conclusione del ‘Contratto M5S’ è dedicata alla volontà di realizzare un teatro come “obbligo intellettuale”. Come e dove non si sa, però. E a ben vedere non c’è nemmeno un accenno al piano di riqualificazione urbana meglio noto come Tunnel.