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Non so più a che santino votarmi foto

Non più numerosi come un tempo, ma ugualmente capaci di regalare sorprese e choc: fra slogan improponibili e ritocchi riusciti malissimo, viaggio nel mondo del candidato in formato cartaceo

I tempi cambiano, le campagne elettorali si evolvono e il mondo dei social è uno tsunami che travolge molte delle certezze che avevamo fino a dieci anni fa. Ma il santino resiste. Forse meno numerosi di un tempo, ma sempre presenti nelle tasche dei candidati e nelle sedi elettorali, nelle cassette della posta e troppo spesso per strada, dove finisce per essere un rifiuto che sporca la città.

Anche la campagna elettorale delle comunali 2019 a Termoli ci ha regalato delle vere e proprie perle in termini di fotoritocchi choc, slogan da telenovela, immagini di sfondo che ricordano tanto una cappella cimiteriale.

Così c’è persino chi li colleziona, come fossero le Figurine Panini e ogni volta che incontra un amico parte con “Ce l’hai quello? Guarda qua, ne ho due”. Confronti e commenti, risate e via a darsi di gomito. Basta fare un giro nei bar per trovarne a decine, quasi a centinaia.

Quest’anno ci sono ‘cascati’ pure quelli del Movimento Cinque Stelle, che agli albori della loro avventura politica predicavano il No assoluto allo spreco di carta e adesso sono i primi a distribuire fac-simile e le loro facce in formato tascabile. Modello standard per loro: stesso slogan, stesso sfondo, stesso carattere per tutti. Altri invece hanno voltato pagina, come Francesco Rinaldi che ha preferito l’accendino col suo nome alla classica ‘figurina’.

Intanto fra i candidati consiglieri si è sparsa la voce e così tutti vogliono lasciare la loro immagine cartacea a disposizione di clienti e titolari dei locali, per far restare impressa nelle menti degli elettori la loro faccia, tassativamente pulita, e quella frase a effetto che, sperano loro, potrebbe portare qualche preferenza in più.

Tanto per fare un esempio, la gente che entra da All bets, un caffè di Viale d’Italia, prima ancora di ordinare l’espresso si ferma un istante a osservare quel singolare “altarino” che occupa una porzione del bancone. In mezzo c’è San Basso, e tutto intorno quelli che la titolare, Antonella Pennella, chiama “cardinali”. Ovvero i candidati formato “santino”, usanza che non passa mai di moda, con buona pace della tecnologia che ha spostato la campagna elettorale sui social.

Ma quel pezzetto di carta patinata, stampata a centinaia se non migliaia per ogni candidato con un tariffario d’occasione proposto delle tipografie (“oggi si risparmia anche su questo, spendiamo poco perché nessuno ha la possibilità di investire cifre esagerate” confidano alcuni candidati), resiste eccome. Formato tascabile, comodo da far passare di mano in mano, sicuramente meno istituzionale e serio di un tempo. “Alcuni sono perfino divertenti” commenta Antonella, senza azzardarsi a fare nomi.

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Sul suo bancone gli aspiranti consiglieri chiedono gentilmente un posticino, andando ad allargare l’altare della politica termolese che ormai è diventato una vera attrazione per i clienti. “L’idea – racconta la proprietaria del bar – mi è venuta quando ho visto che un paio di persone avevano lasciato il santino, o fantoccio che dir si voglia, là sopra. Allora ci ho messo accanto San Basso e ho postato la foto su Facebook. Il resto è venuto da sé”.

Sono arrivati quasi in processione, alla spicciolata, per consegnare il loro “santo”, che li raffigura quasi sempre con un sorriso e uno slogan che, almeno nelle intenzioni di chi lo ha ideato, dovrebbe servire a convincere l’elettore.

Nessuno si offenda se verrà fatto il suo nome, magari lo veda come involontaria gratuita visibilità. E allora vale la pena iniziare dal sindaco uscente, Angelo Sbrocca, che sui manifesti e le pubblicità sul web non sembra proprio lui, ma un novello Paul Newman dagli occhi di ghiaccio.

E rimanendo al Pd, che dire di Manuela Vigilante che sui santini appare ringiovanita, fin troppo ringiovanita, senza una minima smagliatura della pelle. Sarà la foto della cresima? Chissà. Fra i ritocchi venuti peggio non si può fare a meno di citare Annamaria Bilotta, i cui capelli rossi sembrano ritagliati digitalmente da una mano tremante.

Il centrodestra si riscatta con un’altra stella mancata di Hollywood, quel Richard Gere in salsa locale che risponde al nome di Michele Marone, sguardo ammiccante nel santino e immancabile slogan che rimanda alla sua canzone preferita: “Una lunga storia d’amore”.

Faccia ammiccante anche quella di Amelia Onza, in posa con la più classica delle pose, con la bocca a ‘culo di gallina’. Pessima invece l’immagine che Sabrina Manes sceglie, non per sé, quanto per Giorgia Meloni che l’affianca sul santino con un sorriso che pare proprio quello iper forzato per il dentista.

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Un amore passionale quello di Francesco Di Lucia che sceglie addirittura un bacio alla sua bella come immagine del santino e uno slogan che è tutto un programma: “Bacia a occhi chiusi, vota a occhi aperti” con la traduzione in quello che sembra essere arbereshe appena sotto.

Amore per la città che arriva al punto da trascendere il reale per Rita Colaci che risponde con ‘Il mare nelle vene”. Occhio alla pressione alta, verrebbe da dire.

Slogan che dovrebbero pagare il copyright ce ne sono parecchi, ma il giovane Antonio Franciosa col suo “Non sogni, ma solide realtà” batte tutti. Per il resto, è un continuo “lealtà, coerenza, impegno” che francamente hanno fatto l’acido. Un po’ di originalità non guasta, ma non si sa se ridere o piangere davanti a “U nepote du sinache De Gregorio” del candidato Dall’Ava che sceglie il vernacolo per ricordare le origini, e intanto si candida col partito “nordista” per eccellenza.

L’appartenenza familiare sembra essere il filo conduttore della coalizione di centrodestra, dato che Massimo Flocco tranquillizza tutti con “…come il fratello”. E chi sarebbe? Rosanna Di Mauro invece la spara grossa: “Per la tutela del nostro ospedale”. Ah però, candidata direttamente al Ministero?

Parenti stretti, con precisione zio e nipote, sono Francesco e Monica Fiardi. Stessa lista e santino in comune, sperando che l’effetto ticket, cioè la doppia preferenza di genere, porti la famiglia a fare il pieno di voti.

E poi ci sono i santini che guardano al passato, in termini strettamente fotografici. Fernanda De Guglielmo invece mette tutti in saccoccia optando per la solita immagine con guance alla Heidi, riciclata da qualche campagna elettorale precedente all’arrivo dell’euro.

Santino cane

In chiusura, stendiamo un velo pietoso su due o tre immagini da ‘caro estinto’ che girano sia sui social che nei bar. È vero che si chiama santino, ma fanno davvero pensare a Ognissanti. Il vincitore però non può che essere Tito. Chi sarebbe? Il cagnolino finito in un santino, fasullo chiaramente. Ma magari qualche buontempone voterà per lui.