Quantcast

Muore di meningite a 21 anni, paura anche tra gli universitari molisani. L’infettivologo: “Contagio possibile solo con un contatto molto stretto”

Il dottor Claudio Ucciferri, docente all’Università del Molise e infettivologo nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Chieti, chiarisce alcuni aspetti sulla sepsi meningococcica che ha stroncato la vita di un ragazzo abruzzese, innescando panico negli ambienti frequentati da molti universitari molisani.

Sepsi meningococcica: questa la diagnosi dei medici dell’ospedale di Pescara, dove tra il 30 aprile e il 1° maggio è morto Andrea Montebello. 21 anni, residente a Città Sant’Angelo, il ragazzo era arrivato in condizioni gravissime all’alba di domenica. Non è stato possibile salvarlo: stroncato da una forma di meningite fulminante dopo un breve ricovero in Rianimazione. La notizia, ufficializzata domenica dalla Asl di Pescara con un comunicato, rilanciata dai giornali e dalle tv abruzzesi, ha innescato il panico.

Panico anche tra gli universitari molisani che studiano a Pescara, e che frequentano proprio la zona nella quale si trova il Qube, dove Andrea ha trascorso la serata di sabato, discoteca chiusa in attesa di accertamenti. E’ scattato il protocollo previsto in questi casi, con i test di laboratorio e con l’indagine epidemiologica avviata dal Servizio igiene e sanità pubblica, che ha ricostruito gli ultimi giorni di vita del ragazzo e ha individuato tutte le persone entrate in contatto col giovane. Sono una decina i soggetti arrivati in Pronto soccorso per la profilassi.

Alla paura ingenerata dalla vicenda si mescolano informazioni e raccomandazioni non sempre corrette, unite a raccomandazioni infondate, che in queste ore circolano via social e via whatsapp rischiando di provocare allarmismi ingiustificati. Abbiamo chiesto al dottor Claudio Ucciferri, isernino docente all’Università del Molise e infettivologo nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Chieti, di chiarire alcuni aspetti a beneficio dei lettori e degli stessi universitari che studiano a Pescara.

b27296.jpg

Dottor Ucciferri, la morte di un ragazzo così giovane in una manciata di ore senza che si sia potuto fare nulla spaventa, comprensibilmente. E spaventa la possibilità del contagio. Di cosa stiamo parlando esattamente?

“La meningite meningococcica è l’unica forma di meningite a trasmissione interumana. Il serbatoio dell’ infezione è l’uomo, e il batterio si trova nell’orofaringe. Significa che la malattia si trasmette per contatto diretto attraverso le goccioline da secrezione respiratoria. Per contatto diretto intendo dire che per restare contagiati ci si deve essere trovati a circa un metro dal paziente, e che il contatto deve essere stato anche un po’ prolungato, non solo occasionale”.

Quindi a meno che non si abbia avuto un contatto di questo tipo non si corrono rischi?

“No. E non solo. L’incubazione della meningite meningococcica è molto breve, in genere dura fra le 24 e le 48 ore e comunque non supera mai le 62 ore. Per cui se sono stato esposto al paziente con un contatto diretto, la profilassi di post-esposizione va effettuata entro le 48 ore dall’ esposizione, perché l’incubazione della malattia è breve”.

Si può restare contagiati se si beve, ad esempio, dallo stesso bicchiere?

“No. Il batterio del meningococco non ha una sopravvivenza ambientale. Il germe nell’aria muore, è labile”

Allora perché è stato chiuso il locale dove il ragazzo deceduto ha trascorso l’ultima sera prima del ricovero?

“Non ne ho idea. Non c’è una spiegazione scientifica per questo. Comunque preciso che non tutti i soggetti che prendono il meningococco, che si contrae dai cosiddetti portatori sani, poi sviluppano la malattia”.

Siamo davanti a una forma rara di meningite?

“La caratteristica di questa meningite è che a circa un terzo di casi si associa una sepsi, una vera e propria setticemia. Si attivano cioè meccanismi immunologici che non si riescono a fermare con la terapia medica e che provocano la morte del paziente, che in genere avviene entro la terza la quarta giornata. Mediamente in Italia ci sono circa 100, 200 casi di meningite meningococcica all’anno. Si tratta di un numero che rimane stabile da diversi anni, e questo perché malgrado esista una vaccinazione per la maggior parte dei ceppi, la copertura vaccinale è molto bassa. Il vaccino si fa tra adolescenti, giovani adulti e soggetti adulti che presentano fattori di rischio”.

Il vaccino è efficace?

“I due vaccini esistenti, il tetravalente e il monovalente, sono altamente efficaci perché coprono la maggior parte dei ceppi circolanti di meningococco. Se ci fosse una vaccinazione massiva sarebbe una patologia a scomparsa”.