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La ‘guerra’ dei rimborsi: guardie mediche pronte al ricorso contro Asrem e commissario

Dottori e sindacati studiano le 'contromosse' dopo il decreto del commissario ad acta Angelo Giustini che li obbliga a restituire le indennità percepite dal 2007, dopo la firma dell'Accordo integrativo regionale che recepiva l'intesa nazionale e finito nel mirino della Corte dei Conti. Per la Fimmig "chiedono i soldi indietro alle guardie mediche ma non si considera che svolgono un lavoro disagiato, di notte o durante le feste, un lavoro rischiosissimo per la incolumità personale" nè si tengono in considerazione "i costosissimi turni aggiuntivi in ospedale pagati dall'Asrem 70 euro all'ora".

Che non avessero preso bene il diktat del commissario per la sanità lo abbiamo raccontato. “Non siamo ladri, noi avevamo firmato un regolare contratto dodici anni fa. Ora non possono chiederci la restituzione dei soldi”, le parole di un dottore che si era sfogato con la nostra redazione. La ‘guerra’ dei rimborsi alle guardie mediche che l’Asrem dovrà recuperare finirà in Tribunale. C’è da scommetterci.

Il ‘casus belli’ è scoppiato dopo la pubblicazione del decreto numero 64 firmato dal commissario alla sanità Angelo Giustini per chiedere alla Azienda sanitaria regionale di “avviare le procedure di recupero dell’indebito percepito negli ultimi dieci anni”. Un provvedimento che ha fatto seguito alla sollecitazione della Corte dei Conti sulla base delle indagini della Guardia di Finanza iniziate tre anni fa e concluse queste settimane. In base alle risultanze investigative, sono emerse “numerose criticità sulla corresponsione dell’indennità assicurativa” alle guardie mediche.

La notizia ha provocato la rivolta di coloro che nel 2007 hanno firmato l’accordo decentrato regionale approvato dall’ex giunta Iorio e che recepiva l’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale. Secondo l’intesa le guardie mediche avrebbero percepito 1,70 euro ad ora come indennità assicurativa contro atti vandalici o calamità naturali e 1,30 euro a ora come indennità di assistenza pediatrica.

Una ‘batosta’ economica non indifferente per i dottori. Migliaia di loro, secondo i calcoli del sindaco Fimmg, potrebbero essere interessati dal provvedimento. “Ogni mese vengono impiegati circa 190 medici”, il calcolo del sindacalista Giancarlo Totaro. Mentre “quasi 90 unità mancanti (a 24 ore  settimanali)  sono sostituti e ruotano e cambiano quasi ogni mese”. In pratica, “diverse migliaia di medici hanno lavorato in guardia medica negli ultimi 12 anni”.

E poi, si chiedono i rappresentanti sindacali, come si fa a invalidare un atto deliberativo della giunta regionale, ossia l’Accordo integrativo regionale, che stabiliva la indennità?

“Nessuna ‘percezione indebita’ è imputabile ai medici di guardia medica – aggiunge Totaro – perchè tutte le voci in “busta paga” sono perfettamente conformi alla normativa vigente”. La stessa ‘premura’ invece non c’è stata per la messa in sicurezza delle guardie mediche, che ogni giorno ricevono tantissime richieste di assistenza sanitaria da parte della cittadinanza. “Quando non può intervenire il 118, chiamano noi”, aveva raccontato un dottore.

Per questo le stesse guardie mediche spesso finiscono nel mirino dei pazienti più ‘nervosi’ o dei loro familiari. Eclatanti le aggressioni subite in alcune occasioni.

“E’ stata presa in seria considerazione l’integrazione di tre euro l’ora (da cui Accordo Integrativo regionale) per la guardia medica” ma, rincara la dose il sindacato Fimmg, “non si considera che la guardie mediche svolgono un lavoro disagiato, di notte o durante le feste, un lavoro rischiosissimo per la incolumità personale”. Utilizzano i propri mezzi per spostarsi, ma con i rimborsi percepiti “non riescono a pagare nemmeno la benzina”. Invece non si considera “l’eccessivo (oltre il limite massimo delle 48 ore settimanali e 250 annuali) uso dei costosissimi turni aggiuntivi in ospedale che costano alla Asrem – compresi i contributi – oltre 70 euro all’ora (certo non per colpa dei medici ). In pratica, il triplo di quanto guadagna un medico di guardia medica che fa solo turni disagiati, notturni e festivi con la propria auto e serve, durante il turno, paesi anche distanti 20 chilometri con strade disastrate e sedi fatiscenti  ed isolate”.

La situazione insomma è incandescente. E i medici che stanno pensando di avviare un contenzioso potrebbero farsi forza sulla base di alcune sentenze che hanno fatto già giurisprudenza. Una delle più recenti è del Tribunale amministrativo della Basilicata che nel 2017, per una vicenda simile a quella del Molise, ha dato ragione ai medici ricorrenti disponendo il ripristino delle indennità previste ed il ristoro delle pregresse somme.