La giovane Paola D’Aurizio ha presentato il suo primo libro “Non c’è tempo per la nostalgia”

Nel pomeriggio di sabato 25 maggio la giovane neo-scrittrice Paola D’Aurizio ha presentato il suo primo libro intitolato “Non c’è tempo per la nostalgia”, un thriller psicologico scritto in poco più di un anno.

La presentazione si è tenuta al “Sottovoce caffè”, bar semicentrale molto caro alla gioventù termolese, di fronte a un pubblico numeroso nonostante il cielo nuvoloso non lasciasse presagire nulla di buono. Fortunatamente la pioggia non ha fatto capolino permettendo il regolare svolgimento della presentazione.

Presentazione libro Paola D'Aurizio

Abbiamo incontrato la giovane venticinquenne per parlare di lei, del suo lavoro, delle proprie perplessità e speranze. Paola D’Aurizio, studentessa di psicologia a Roma, città della quale si confessa profondamente innamorata, pubblica il suo primo libro al termine di una stesura durata un anno.

C’è stato qualcuno che ti ha spinta a scrivere questo libro?

In verità già alle scuole elementari la maestra mi incoraggiava a scrivere tanto. Io mi esercitavo con le letterine, ho da sempre preferito la forma scritta non per una questione di timidezza ma perché ritengo sia la forma a me più congeniale.

Come è stata la stesura del testo?

È stata molto fluida, è durata circa un anno e ha subìto qualche breve interruzione per i miei impegni scolastici e lavorativi. Ma non c’è stato alcun blocco, inoltre una parte degli scritti era già custodita da tempo in fogli sparsi qua e là.

Qual è il tuo rapporto con il web, in un’epoca in cui i blog proliferano regalando sogni e illusioni a tanti giovani?

Non creerò mai un blog, non lo ritengo un mezzo a me congeniale. Il libro è diverso, un blog lo può aprire chiunque scrivendo ciò che vuole, il libro rappresenta qualcosa di più intimo. Oltretutto regala sensazioni tattili e olfattive che dal web non potranno mai nascere.

Che futuro vedi per i libri e i giovani scrittori?

Si legge sempre meno. Si sta dietro a internet, ai blog, ai social nella speranza di fare soldi facili. Tutto questo va a discapito della lettura e col tempo potrebbe rappresentare un pericolo per tutta l’editoria.

 

Terminata l’intervista è tempo di presentare il libro. Alle ore 18 il Sottovoce caffè è pronto. Il pubblico – formato da parenti, amici e conoscenti di Paola ai quali si è aggiunto un gruppo di passanti incuriositi dalla presentazione- è numeroso e il palco è pronto.

Presiedono in veste di moderatore il critico cinematografico termolese Antonio Cappella, noto per la sua collaborazione alla rassegna cinematografica “Tempi moderni“ e per le attività di impegno sociale per la città di Termoli, e il professor Antonio Narducci, architetto ed insegnante di storia dell’arte. Lo stesso Narducci prende la parola per primo per presentare la scrittrice e rilasciare piccole riflessioni sul libro.

Presentazione libro Paola D'Aurizio

Non c’è  tempo per la nostalgia “è un thriller psicologico, come lo erano ‘La coscienza di Zeno’ di Italo Svevo, ‘Uno, nessuno e centomila’ di Luigi Pirandello o alcuni scritti di Oscar Wilde e Gabriele D’ Annunzio. Si tratta di un genere diverso dal thriller tradizionale nel quale c’è più azione, pericolo di morte per i protagonisti e narrazione più veloce. Nel thriller psicologico c’è più suspense, più tensione, la trama è subordinata all’introspezione dei personaggi i quali devono risolvere i propri conflitti interiori e dissidi. Operazione non sempre agevole.

Dopo una brevissima presentazione il professor Narducci lascia la parola ad Antonio Cappella che ha presentato Paola D’Aurizio tracciandone un breve ma intenso profilo psicologico. Paola è una ragazza riservata, discreta, in lei vivono un misto di pudore e di gelosia per il proprio mondo interiore. Ama profondamente i libri, e in un paese come l’Italia in cui i lettori diminuiscono giorno dopo giorno tuffarsi nell’avventura di scrivere un proprio libro è un grande atto di coraggio. Per una persona come Paola, con la sua riservatezza ed il suo pudore, scrivere un libro implica un coraggio ancora più grande, perchè significa esporre il proprio mondo interiore, così gelosamente custodito, e metterlo in piazza col rischio che venga frainteso o sottovalutato.

Terminata la presentazione il professor Narducci ha posto alla giovane scrittrice delle semplici domande.

Perché hai scritto questo libro?

Potrei dire che l’ho fatto per altruismo, per arrivare agli altri, ma non è così. In realtà l’ho scritto per egoismo, perché sento la necessità di esternare ciò che mi porto dentro. Secondo me il solo fatto di raccontare una storia, non necessariamente mia ma che comunque sento mia e condividerla con gli altri, mi rende libera, felice.

Perché questo titolo?

“Non c’è tempo per la nostalgia” è più un mantra che un semplice titolo per me, è una frase che cerco di ripetermi mentalmente il più spesso possibile perché a volte, un po’ come tutti, tendo a dimenticarlo, attaccandomi ai ricordi con le unghie e con i denti. Dalla prima volta che ho pensato a questo concetto sono passati almeno sette anni ed è diventato talmente importante per me da farmelo tatuare addosso. Mi sono ripromessa di vivere qui ed ora.

Quanto c’è di Paola nel libro?

Ci sono situazioni che ho vissuto ed emozioni che ho provato realmente sulla mia pelle, altre sono osservazioni, colori forti, visioni distorte di realtà, difficili da comprendere e spiegare e che, molte volte, non vogliamo nemmeno guardare. Penso che tutti noi, istintivamente, preferiamo la strada semplice, libera, quella di cui si vede la fine, eppure, seguendo quella si perdono tanti piccoli particolari. Cerco di sottolineare l’importanza delle piccole cose, della felicità fatta di persone e non di idee e anche dello stare da soli, prendendo del tempo per se stessi per resettare i pensieri. Personalmente molte volte ne ho bisogno.

Quale aspetto del libro ti ha più emozionata nel rileggerlo?

Sicuramente tutte le parti introspettive che rispecchiano al meglio le instabilità e le debolezze dell’uomo. Cerchiamo spesso di dimostrare agli altri quanto siamo forti, indistruttibili, quanto il male del mondo non riesca a scalfirci più di tanto ma non è assolutamente così. Non siamo delle macchine, non dobbiamo per forza fingere di essere perfetti. Non ci crede nessuno, noi per primi.

Chi sono gli scrittori ti hanno ispirata?

Potrei citarne diversi ma ne sceglierò due: in primis Irvine Welsh per il suo orrore fatto parola e, al contrario, Alessandro Baricco per capacità che ha di parlare sempre con delicatezza disarmante, riuscendo ad arrivare al cuore del lettore, quel cuore che molti non sanno più di avere ma che io cerco.

Qual è il personaggio che ami maggiormente?

In ognuno di loro c’è un po’ di me, di ciò che vorrei essere e anche di ciò che non vorrei essere mai. Credo che sia proprio questo il bello dello scrivere e l’ho scoperto proprio scrivendo.

Cosa ti aspetti dal libro?

Ciò che si aspetterebbe chiunque, credo: essere capita e far riflettere, essere riconosciuta nel mio essere ma mi accontenterò di non essere odiata. Vorrei tanto esservi empatica ma nel significato più intimo del termine. Basti pensare che l’empatia è la prima emozione sociale provata dal bambino, eppure spesso crescendo la perdiamo.

Quando hai capito che i tuoi scritti sarebbero potuti diventare un libro?

In realtà non ne sono sicura neanche adesso. Credo che sia accaduto quando ho fatto leggere alcuni miei scritti a pochissime persone a cui voglio bene e sono state proprio quelle che hanno creduto nelle mie potenzialità. È anche per questo che mi sono buttata e che oggi sono qui e soprattutto il mio libro è qui. Ci terrei a ringraziare l’editrice Valentina Succi (Viola Editrice) e tutte le persone che mi hanno supportata e sopportata perché non è per nulla semplice vista la mia complessità e chi è qui oggi, anche la persona che non è presente fisicamente ma che riesco a vedere tutti i giorni con gli occhi del cuore.

 

Ad arricchire la presentazione ci hanno pensato, tra una domanda e l’altra, gli intermezzi musicali del giovane cantautore Luca D’aversa che ha eseguito 4 brani del suo repertorio (Voleranno via, Solo no, Troppo poco, Asfalto) ma non solo. Il giovane doppiatore Dario Mario Dossena si è prestato con un contributo precedentemente registrato a leggere alcune pagine del libro concludendo il proprio intervento con un caloroso ringraziamento a Paola per il suo libro e le emozioni provocate. “Il bene si fa in silenzio, tutto il resto è palcoscenico, però per ora non c’è tempo per la nostalgia”.

Un grosso in bocca al lupo da parte di tutta la redazione alla giovane Paola D’Aurizio per il suo libro le cui copie esposte nel giorno della presentazione sono andate vendute integralmente.