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Un film contro i libri spazzatura all’Aut Aut Festival, il regista di Lovers: “La cura è la cultura” foto

Il regista indipendente Matteo Vicino ospite ieri dell'Aut Aut Festival del Comune di Termoli. Presentato il suo ultimo film, Lovers, che ha vinto più premi all'estero che in Italia ma che nel nostro Paese fatica a trovare la giusta distribuzione

La cultura come cura. Si è parlato soprattutto di questo con Matteo Vicino, regista indipendente di Bologna e molto apprezzato dalla critica, nella serata di ieri, 18 maggio, dell’Aut Aut Festival, di scena al cinema Sant’Antonio a Termoli. Nell’occasione è stato presentato e proiettato il suo ultimo lungometraggio: il film ‘Lovers’.

Pubblico nutrito per l’evento che ha seguito tra risate e un po’ di amarezza l’incontro condotto dalla giornalista Valentina Fauzia, curatrice del festival.

Aut Aut Matteo Vicino e Valentina Fauzia

Vicino – scrittore, sceneggiatore e formatore delle giovani generazioni con progetti artistici in collaborazione con Ministeri e Commissione Europea  – con Lovers è alla sua terza prova di regia: prima c’erano stati ‘Young Europe’ e ‘Outing’. Con questa sofisticata commedia il regista ha inteso veicolare un messaggio critico nei confronti della deriva culturale odierna ma altresì gettare un seme, mandare un segnale in direzione opposta. Il film è una sorta di sbeffeggio di Fabio Volo e della sua ‘ascesa’ nel mondo dei libri, se si vuole più in generale verso la letteratura ‘brutta’ e mortificata che pur tuttavia ha un successo di pubblico inopinato.

C’è molta desolazione nelle parole del regista che, tra una battuta e l’altra, non ha mancato di generare nell’uditorio accorso lì per lui riflessioni sulla direzione in cui il nostro Paese sta andando. Il mercato creativo è uno specchio in tal senso: la musica, il cinema d’autore che quasi non esiste più, la letteratura appunto. Sono tutti diventati generi di consumo privi di quell’obiettivo che invece dovrebbero avere nel proprio dna: la creazione di una visione altra, di uno sguardo critico che è l’unico ‘anticorpo’ che può renderci liberi. “In Lovers c’è questo, è un cerchio che si chiude e che passa attraverso la cultura”, spiega il regista anticipando un po’ il senso del film che si apre e si chiude in una libreria.

Aut Aut Matteo Vicino e Valentina Fauzia

Lovers ha girato molti festival al di fuori dell’Italia, in Usa in particolare ha fatto incetta di riconoscimenti. Anche questa è una nota dolente per Vicino: “In Italia non c’è meritocrazia” e la scelta si riduce a due opzioni ovvero andar via e ottenere il meritato successo oppure restare e lottare per cambiare le cose. Lui, Vicino, ha scelto questa seconda via, la più impervia.

La sua è anche una battaglia sul fronte del linguaggio, e in questo trova la più piena condivisione da parte della Fauzia che sta portando all’attenzione dei cittadini una petizione per il ripristino di un linguaggio istituzionale rispettoso. Fuori dai denti Vicino cita alcuni suoi colleghi che invece nei loro film utilizzano un linguaggio triviale, incline al turpiloquio. Ampliare il lessico – oggi vieppiù impoverito ed in questo una grossa responsabilità ce l’ha proprio la classe politica – significa ampliare e perfezionare il pensiero. E ha strappato una risata la sua battuta “Berlusconi rispetto a chi è oggi al Governo era un signore”, come a dire che il linguaggio politico sta trascendendo sempre più.

Prima di godersi la proiezione del film, Vicino ha sottolineato l’importanza di avere una Film Commission regionale, per l’indotto che crea e anche per promuovere il territorio stesso, rivelando poi di avere origini di Agnone.

Infine spazio al film, che inizia con una frase di Edgar Allan Poe che recita “L’ignoranza è una benedizione, ma perché la benedizione sia completa l’ignoranza deve essere così profonda da non sospettare neppure di se stessa”. Mai incipit fu più calzante perché i quattro protagonisti della pellicola – che in questa particolare costruzione narrativa interpretano ognuno quattro diversi ruoli – è in definitiva una riflessione sull’importanza della cultura. Così Giulia, interpretata da Margherita Mannino, in una delle microstorie del film: “Dai libri nasciamo tutti”.