Il New York Times scopre la transumanza dei Colantuono. Maria Russo: “Gente di cuore, avete grande potenziale” fotogallery

La tradizionale avventura con mucche e mandriani dalla Puglia al Molise conquista ogni anno nuovi estimatori. La transumanza 2019 dei Colantuono sarà ricordata anche per la presenza di personaggi ed esponenti di prestigiose testate giornalistiche mondiali, che hanno vissuto quattro giorni da mandriani, o da pastori, oppure da appassionati osservatori. Su tutti il New York Times, sui tratturi con la giornalista e responsabile editoriale della sezione “children’s books” Maria Russo, originaria di Frosolone.

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Il  lungo viaggio si è concluso sabato all’ora di pranzo nella frazione di Acquevive,  casa dei Colantuono. Abbiamo intervistato Maria subito dopo aver consumato l’ultimo pranzo dei pastori. Cento persone a tavola, cento sapori diversi da gustare. Un momento di appagamento e condivisione che, a tratti, ha pure commosso i presenti perché la famiglia dei transumanti è grande, accogliente, piena di gente volitiva, forte come il cuore di un cavallo argentino.

Maria ha fatto parte anche lei di questa grande famiglia: a cavallo, a piedi , a tavola. Lo ha fatto per riavvicinarsi alle persone care che non ci sono più, quelle che un tempo partirono per gli ‘States’ in cerca di fortuna. “Sono venuta da sola – spiega – volevo capire questo posto, il mondo dei miei nonni, e avvicinarmi alla cultura dei pastori transumanti.  Ho passato giorni intensi, e devo dire che, a parte un po’ di tristezza per quello che è stato, ho provato soprattutto una grande felicità.

La transumanza è fatta di animali e di gente, i Colantuono, i mandriani e tutti quelli che vengono sul tratturo per offrire da mangiare e bere. C’è un supporto totale  e tanto entusiasmo dettati dal cuore”.

Ma l’aspetto che l’ha realmente colpita è un altro: “C’erano tanti media importanti e tanta gente sui tratturi – spiega – ma i Colantuono non hanno mai perso la cura degli animali e il senso della missione. Ho visto una dedizione totale. Per loro, anche per Carmelina, le mucche vengono prima di tutto. Sono davvero bravi in quello che fanno”.

E il Molise come esce fuori dal lungo lento viaggio nella storia? “Capisco e vedo che ci sono problemi, ma qui c’è un grande potenziale – conclude – perché c’è tanta storia e gente di cuore”.  That’s ok, Maria. That’s for now. Aspettiamo con ansia l’articolo del New York Times. Così come aspettiamo  i servizi di tutti gli altri media internazionali conosciuti in transumanza: dai giapponesi, presenti con una scrittrice e un professore, a France 2, venuta con una troupe composta da quattro persone. Il Molise rurale attira, incuriosisce, mentre la transumanza  cavalca forte  verso l’Unesco, sperando che il riconoscimento come elemento del patrimonio universale immateriale dell’umanità sia prima o poi qualcosa di tangibile e produttivo per una terra, la nostra, che merita tanto, tanto di più.

Guarda l’intervista integrale con Maria Russo del New York Times.