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Il centrodestra passa all’attacco: “Altro che 80 opere faraoniche, Sbrocca ci lascia pieni di debiti”

Il candidato sindaco Francesco Roberti analizza con sarcasmo alcuni degli interventi del sindaco uscente: “Ci resteranno un Corso spoglio, qualche scultura sul lungomare, periferie abbandonate e un Macte a conduzione familiare”. In tema di Bilancio critica la scelta di mettere Ferrazzano, oggi candidato con lui, alla guida di quell’assessorato. Il candidato di Siamo Termoli nel futuro Toni Spezzano: “Come si fa a dire che i conti sono a posto e non approvare il bilancio consuntivo?”

Niente più fioretto, si passa alla spada. Francesco Roberti mette in soffitta il fair play e passa all’attacco del sindaco uscente e ricandidato Angelo Sbrocca. Convoca una conferenza stampa sul Bilancio del Comune(anticipato ieri dal sindaco uscente Sbrocca che ha chiarito come i conti siano in ordine)  e per farlo si fa affiancare da un esperto di conti, Toni Spezzano, candidato di Siamo Termoli nel futuro. Un privilegio che gli altri 140 candidati nelle liste del centrodestra non hanno potuto avere.

Ma tant’è, Roberti parte a testa bassa, non prima di averci tenuto a precisare che “noi siamo brave persone e ringrazio tutti quelli che mi stanno sostenendo in questi momenti”. La tensione di questi giorni si avverte.

L’esponente di centrodestra fa però un solo accenno alla situazione finanziaria. “Ho letto che ci si giustifica dicendo che l’assessore al Bilancio era Ferrazzano, ora candidato con me. Io penso che se metti un geometra al Bilancio e un commercialista all’Urbanistica è come mettere un esorcista al sociale e un ricercatore di idrocarburi all’Ambiente”. Il geometra è proprio Ferrazzano, che ha gestito bilancio e attività produttive, mentre il commercialista è Pino Gallo, titolare dell’Urbanistica.

Poi però passa oltre. “Parliamo delle 80 opere faraoniche di cui Sbrocca parla, come fossero le fatiche di Ercole” prosegue Roberti, con un tono sarcastico che mantiene per l’intero incontro con la stampa mercoledì mattina 22 maggio. Il tentativo di demolizione delle opere del sindaco uscente, forse anche per replicare alla mappa interattiva lanciata dal primo cittadino sugli interventi di questi anni, parte con “il Corso ridotto a una gettata di pietra lavica. Buio, senza verde e senza panchine”.

Quindi il lungomare “altra opera progettata dall’Amministrazione Di Brino. Non ho trovato le mille piante che dicono, ma qualche statua, anche bella. Adesso ha chiesto pure il favore di candidarsi a qualche scultore”. Quindi le rotonde, ancora una volta. “A Rio vivo ce n’è una di una forma geometrica che non si capisce”. E ancora, le periferie: “Sono abbandonate, in condizioni igienico-sanitarie spaventose. Se Sbrocca fosse andato in via Catania avrebbe candidato Eboli all’Unesco”. Non poteva mancare il depuratore: “Dal carteggio fra Comune e direttore dei lavori si scopre che l’ente voleva allacciare 18mila abitanti (in realtà abitanti equivalenti, ndr). Ma il depuratore del Sinarca arriva solo a 12mila”.

Sul turismo, il tormentone è la Bandiera blu. “Ci dirà che non serve, mentre i liquami del depuratore si potranno usare come fanghi”. E infine la cultura. “Per il Macte è riuscito a mettere tutte le opere in un caveau e per farlo ha dovuto chiamare delle ditte. Adesso il museo è a conduzione familiare”.

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Sull’argomento Bilancio il candidato sindaco rimarca l’esistenza di “debiti fuori bilancio a causa delle parcelle degli avvocati. Sbrocca ha conferito all’avvocato de Robertis 59 incarichi per 500mila euro”. Sotto accusa anche le parcelle del legale Pappalepore (Giunta Greco) che “per lui sono di oltre 6 milioni, per il Comune solo 464mila euro”.

Sul tema rincara la dose Toni Spezzano, già assessore alle Finanze della Giunta Montano, quasi 20 anni fa. “Il rendiconto di Bilancio andava approvato entro il 30 aprile in Consiglio comunale e non è stato fatto. L’hanno approvato solo in Giunta. Se non si rispettano tutte le scadenze si arriva a un blocco amministrativo e non si può fare nulla”.

Spezzano punta il dito contro “un disavanzo di 1,7 milioni di euro, c’è un evidente sforamento provocato da questa Amministrazione. A gennaio hanno approvato uno schema di bilancio e dopo 45 giorni hanno già dovuto fare una variante. C’è totale incapacità”. Varianti legate anche queste a “contenziosi e parcelle per un milione di euro”.

Infine, sui debiti fuori bilancio riconosciuti, per Spezzano: “O gli amministratori hanno problemi di memoria oppure si fa così per rimanere dentro uno schema che altrimenti non permetterebbe concorsi, spese e assunzioni”. Secondo Roberti “il rischio default esiste se le piattaforme petrolifere vincono il ricorso al Consiglio di Stato”.