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D’Alessandro: “Caro Battista, la sicurezza non è un fatto statistico. Da Gravina? Attacchi iniqui e precostituiti”

La candidata sindaca del centrodestra risponde: "Io, figlia dell'Arma, mai avrei potuto dire quello che scrive il sindaco uscente. Vorrei ribadire che sono responsabile di ciò che dico e non di ciò che lui capisce. A Gravina invece vorrei ricordare che la politica dell'attacco strumentale e violento basato inopportunamente su ciò che non si conosce, non mi appartiene. Io non ho amministrato Campobasso e quindi lui non può giudicarmi, forse sarebbe più opportuno che lo facessi io ma onestamente a me interessano le istanze dei cittadini e le loro soluzioni non le beghe politiche e strumentali, tipiche di vecchie e pericolose logiche che rigetto"

“Non amo gli attacchi asserviti a meri scopi personali che nel caso specifico di questa campagna elettorale puntano a denigrare l’avversario (pessima azione) per galvanizzare, invece, il proprio io al di là dei risultati raggiunti in questi anni dopo aver avuto la possibilità di lavorare e dimostrare. Personalmente mi ritengo responsabile di ciò che dico non ovviamente di ciò che un mio eventuale interlocutore capisce e poi mi attribuisce”.

Inizia così la replica che la candidata sindaca del centrodestra, Maria Domenica D’Alessandro, si è sentita in dovere di pubblicare rispetto a delle posizioni assunte nei suoi riguardi che definisce “di vecchio stampo, sgarbate e strumentali”, premettendo che “detto questo per dovere di chiarezza, mai più interverrò per difendermi da ciò che non faccio, non ho fatto e soprattutto da logiche che non mi appartengono culturalmente, personalmente e professionalmente. A me interessano i cittadini e la città di Campobasso, non gli antagonisti politici”.

Ha scelto quindi di replicare ad un paio di posizioni che definisce  “rispettabilissime se non mi avessero accollato intenti mai palesati e che quindi rischiano di avvelenare e travisare un mio messaggio di legalità, sensibilità e precauzione rispetto a tematiche sociali che ci riguardano e che mi sono preoccupata di divulgare in merito al concetto di sicurezza a Campobasso”.

E passa a merito: “Il sindaco uscente Antonio Battista mi accusa di proclamare la politica della paura, di essere verosimilmente irrispettosa in merito all’encomiabile lavoro condotto dalle forze dell’ordine nonché di strumentalizzare il concetto di insicurezza. E mi accusa a colpi di numeri e dati emersi nella relazione che la Polizia di Stato ha divulgato in occasione dell’anniversario dalla fondazione del Corpo.

Intanto la statistica non è una scienza esatta, né analizza la completa conoscenza di un fenomeno, si limita ad accertarne un andamento in un determinato periodo senza alcunché di definitivo.

Ma detto questo, il lodevole e irreprensibile lavoro condotto sul territorio da polizia, carabinieri e guardia di finanza è fuori discussione e in quanto figlia di un sott’ufficiale dell’Arma dei carabinieri, la mia considerazione in tal senso non potrebbe essere diversa”2.

“Ma è un fatto – e scende nel dettaglio –  non certamente ascrivibile all’impegno indiscutibile e lampante profuso  dalle forze di polizia, che  il preoccupante e dilagante fenomeno dello spaccio e del relativo consumo di sostanze stupefacenti, perlopiù cocaina, non ha sortito ahimè alcun calo dei consumatori né alcuna resa da parte degli spacciatori”.

“Caro sindaco il fenomeno della tossicodipendenza e la relativa voracità di organizzazioni familiari disposte a tutto per controllare il mercato della droga in città è tutt’altro che diminuito. Purtroppo. E questo genera insicurezza. Angoscia. Dubbi.

Non perché a dirlo è Maria Domenica D’Alessandro ma perché  – e questa non è statistica – la droga rappresenta l’inizio di un’iperbole di delittuosità che si trasformano in violenza domestica, furti, rapine, conseguenze spesso sottaciute da coloro che le subiscono per vergogna, paura o per omertà. C’è un sommerso, esistente, di cui la Procura della Repubblica parla nelle scuole, negli incontri pubblici, ai giovani, nelle case tramite interviste televisive e che racconta quello che c’è oltre la banalissima percentuale periodica di un fenomeno che va analizzato, studiato nelle sue molteplici sfaccetature e risolto con gli strumenti adeguati a cominciare, per esempio da una politica sociale più attenta ai reali bisogni della gente che ‘spaccia per lavoro’ come si evince dalle intercettazioni raccolte proprio nell’ultima operazione cui lui – caro Sindaco – fa cenno e che si chiama ‘Operazione Alcatraz’”.

“Al riguardo non sto qui a dirle cosa penso e immagino anche per il carcere di Campobasso (da cui l’inchiesta della squadra mobile trae origine), progetto di cui lei ha spesso parlato senza mai venire a capo di finanziamenti che l’Europa ha elargito e che avrebbero potuto dare a questa città un Penitenziario prima di tutto collocato in un’area periferica lontana dal centro e poi strutturalmente consono alle esigenze dei detenuti, della polizia penitenziaria e del personale impiegato. Ecco, anche questo per me significa garantire sicurezza”.

Poi passa a citare la questione delle telecamere, spiegandola: “Più videosorveglianza, sì. Ma che sia dislocata in tutte le zone della città contemporaneamente ad un sistema di registrazione efficace, realmente utile a coadiuvare il lavoro espletato dalle forze dell’ordine: circostanza, che, invece, ad oggi non è dato riscontrare così come si è potuto constatare nel caso dell’ultima aggressione avvenuta nel sottopasso ferroviario e in occasione del furto avvenuto nel tabacchino sito in Via Elena”.

E chiude la replica al sindaco Antonio Battista “rammentandole che sicurezza vuol dire conoscenza del territorio e delle sue fragilità. Continuare a parlare di Campobasso come ‘isola felice e incontaminata’ è un errore grossolano perché disarma il cittadino rispetto all’urgenza di tenere gli occhi aperti e segnalare anomalie ravvisabili in decine di segnali sempre denunciati dall’Autorità giudiziaria, di concerto con le Forze dell’Ordine. Infiltrazioni di criminalità di  stampo organizzato sono già presenti sul territorio. Lei non può negarlo, né posso farlo io. E né possono farlo i numeri.  Gli esposti e i sospetti sui quali polizia, carabinieri e guardia di finanza lavorano tutti i giorni, vanno oltre le percentuali cui lei fa riferimento. Raccontano come è cambiato il nostro territorio e come i nostri servitori dello Stato siano impegnati ad evitare che le infiltrazioni si trasformino in qualcosa di ramificato ed esteso fin dentro il nostro  fragile tessuto economico dove la criminalità organizzata trova linfa vitale per i suoi affari.  La mia dunque non è politica della paura, caro sindaco, ma politica della consapevolezza e della prevenzione”.

Invece, a Roberto Gravina, candidato sindaco del Movimento cinque Stelle “che parla di una mia candidatura definendola ‘da laboratorio’, di programmi vuoti e molto altro…”  la candidata del centrodestra Maria Domenica D’Alessandro dice  che così come ha scritto in premessa “detesto i confronti (e io parlo di confronto pur sapendo che il termine non è molto amato dai pentastellati) che si generano dal chiacchiericcio e dalle posizioni precostituite: è un lampante segnale di paura o di inabilità ad interagire.  Non capisco, dunque, su quali basi il candidato sindaco Gravina mi giudica, non avendo io ancora avuto la possibilità di lavorare per la mia città. A rigor di logica avrei più diritto io a giudicare l’operato, il non operato o l’operato fatto male dell’avvocato Gravina e di tanti come lui. Ma non lo faccio. Non mi interessa né mi sfiora questo tipo di propaganda politica o campagna elettorale che dir si voglia”.

“Mi interessa ascoltare solo le istanze dei cittadini. E subito dopo mi interessa azionare il cervello per risolvere a quel cittadino i problemi che ha ritenuto di dover segnalare.  Detto questo . conclude – , spero di dovermi raffrontare fino al 26 maggio con i miei concittadini, con le loro richieste e i loro bisogni. Sono disposta a farlo anche con i miei antagonisti perché ben venga la diversità di opinioni segnale intoccabile di una democrazia vitale e vivace, ma le accuse inique e strumentali quelle no, le rigetto. Ritengo non raccontino nulla di me ma molto di chi le professa”.