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Michele Carafa, candidato con VotaXTe Angelo Sbrocca. “La politica, come l’arte, cerca la bellezza” foto

Si presenti: chi è e cosa fa nella vita

Ho ancora le mani sporche di terra, questo sole, tanto atteso in questa primavera che si credeva essere l’autunno, ha asciugato un po’ il terreno e l’orto necessita della zappa, ma la giornalista di Primonumero, fin troppo cortese, aspetta il pezzo (tra l’altro già pagato) e non farlo creerebbe un buco nella scaletta, dice. Giammai. Conosco l’editore da troppo tempo per creargli difficoltà. Lo conosco da quando sul finire degli anni ’70 primi ’80 era un bravo difensore, ed io, discreto portiere, ero felice di averlo in squadra e meno di averlo contro, nei tornei estivi di calcetto al quartiere della Madonna delle Grazie, popolatissimo di ragazzi figli del boom economico. Per le strade scorazzavano le biciclette e, sempre  lo stesso Editore, ne aveva una che tutti invidiavamo, era verde, sportiva, la prima con i parafanghi e gli ammortizzatori! Cose mai viste!

Termoli oltre la ferrovia era un cantiere continuo, si costruiva sugli oliveti, sui rovi di more, le pozzanghere con i girini erano l’arsenale per le battaglie di fango (i girini erano lasciati in acqua), e sul finire dell’estate le munizioni erano le olive, strappate con rapidità tale che neanche gli abbacchiatori odierni! I chiodi nei piedi non facevano notizia, tanto avevamo tutti fatto “lantitetanica” e poi i chiodi servivano, ma un po’ perchè Del Cinque aveva smesso di venderceli (per scelta propria, non esistevano i genitori apprensivi all’epoca), un po’ perchè non avevamo quattrini, eravamo costretti a raddrizzare quelli storti, raccolti come asparagi da cantiere, dove, puntualmente, qualcuno si inchiodava una tavola alla scarpa. Ma i chiodi valevano di più di quel buco: con i chiodi si costruivano i carrozzini con le ruote a sfera (le ruote a sfera erano considerate il bene assoluto, più di un pallone di cuoio) ma, soprattutto, i chiodi servivano per le casette sugli alberi! Sempre sugli stessi olivi, quelli risparmiati dai cantieri… Qui veniva fuori il genio di alcuni. Ricordo una casetta arborea costruita da T. e S., due cugini che erano di famiglia nel campo edile, che aveva addirittura la doccia.

Insomma se sono scultore oggi forse è anche perchè ho giocato col fango allora, tagliato tavole e raddrizzato chiodi e preso chiodi nella pianta del piede. Il contatto con la terra, con la polvere, la soddisfazione speciale di realizzare con le proprie mani nasce allora, in una Termoli che si espandeva rapidamente sulle campagne, quando nascevano  le tante periferie, di una città che doveva espandersi in fretta.

La mia più grande fortuna, regalatami da questa città, fu sicuramente l’istituzione nel 1986 del Liceo Artistico a Termoli, iscritto alla prima classe di questa scuola dove ora insegno. Quella scelta mi diede possibilità di assecondare le mie passioni ed essere ciò che sognavo di essere.

 

Con quale lista e a sostegno di quale candidato sindaco è presente in questa campagna elettorale?

VotaXte, Angelo Sbrocca

 

Perchè ha deciso di candidarsi?

La Politica è l’Arte più importante, quella che scrive la storia di un posto, che incide direttamente sulla vita delle persone. La politica plasma lo spazio urbano, l’ambiente e chi ci vive. Il politico deve cercare la Bellezza come fanno gli artisti, deve trovare le note giuste, saper usare i colori, dare la forma esatta alle cose. Ma il politico non è un solitario che realizza l’opera per sé, la realizza perchè sia immagine di una comunità e, in essa, la comunità ci si trovi rappresentata. Non è un’opera individuale, questo è un lusso che possono permettersi solo gli artisti. L’opera del politico è collettiva. Tutti i membri di una comunità sono chiamati a partecipare. Io renderei obbligatoria la candidatura, almeno una volta nella vita, per chiunque! Chiunque si senta pars costruens di una comunità è tenuto a farlo.

 

Cosa vuole fare per Termoli, quali le sue priorità amministrative?

Immagino una città che sappia crescere in armonia con ciò che è e con ciò che sarà. Una città capace di rinnovarsi, audace, contemporanea. Che viva ed interpreti il proprio tempo. Non sono un restauratore e neppure un nostalgico, credo nella creatività e nell’immaginazione, ma pretendo qualità. La città è un luogo vivo, che, come ogni essere animato, muta nel tempo, se non si accetta questo non si ha una visione né della contemporaneità né del futuro.

L’Amministrazione di una città deve credere nei giovani e valorizzare i loro mille talenti. La politica deve essere un sostegno reale e fattivo per loro. Uno dei progetti che più apprezzo dell’amministrazione attuale è aver pensato ad un luogo per le tante sedi associative. Lo vedo come un luogo incantato, un crogiuolo di passioni e di creatività. Una miniera d’oro.

La prima risorsa di un territorio sono i giovani, il futuro di un territorio sono loro. Una città che non investe sui giovani, non investe su se stessa.

 

Perchè pensa di poter dare un contributo alla crescita della città?

Tenacia e determinazione mi sono state insegnate dalle pietre. La scultura richiede pazienza, ma non permette tempi d’attesa. La pietra si scolpisce lentamente, i progressi quotidiani sono impercettibili, ma occorre un lavoro continuo, senza pause. La stessa determinazione mi piacerebbe profondere per questa città.

 

Come immagina Termoli fra 5 anni? 

Termoli deve crescere con un piano di programmazione urbanistica e pianificazione del territorio che valorizzi centro e periferie. Tra i tanti questionari che si sottopongono ai candidati in questi giorni gira una domanda su come investire una importante somma, se usarla per migliorare il centro o le periferie, ebbene mi sembra come chiedere a un bambino se vuole più bene a mamma o a papà. La città è una, chi la amministra deve amarla tutta e pensarla come un tutt’uno.

Non sono un esperto di urbanistica, ma credo che ricucire il taglio dovuto alla ferrovia sia la prima cosa da mettere in cantiere. Una grande copertura di un’area che oggi è un ostacolo diventerebbe un raccordo.

Immagino un centro senza auto, con mobilità sostenibile, mezzi pubblici elettrici infallibili ed ecologici, periferie vive, con poli aggregativi sportivi e culturali, scuole sicure e un commercio locale che sappia rispondere alla grande distribuzione puntando sulla qualità e cortesia, perchè ricevere un sorriso reale è più bello del logo di Amazon.

 

Fra oltre 250 candidati perché la gente dovrebbe votare lei? 

Non sono un didascalico (come avranno compreso i pochi lettori che saranno giunti fin qui) e la banalità mi infastidisce.

Non sono un nostalgico, non rimpiango i chiodi nei piedi, non mi dispiace vedere giocare mio figlio col telefonino perchè ha anche la bicicletta e gli piace cercare gli asparagi.

Non mi dispero per un tunnel, se proprio necessario, ma mi legherei alle roverelle del bosco di Corundoli.

Mi dispiace per la bandiera blu, ma sono più dispiaciuto per il nido del Fratino distrutto.

Amo l’arte e la materia che sporca le mani, anzi…consiglio una sana zappatura anche ai nostri candidati Sindaci. A tutti e quattro!