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Bye bye trasparenza

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Il 3 maggio si è tenuto il Consiglio comunale, indetto con urgenza il 26 aprile, con all’ordine del giorno due punti: 1) la ratifica delle variazioni al bilancio finanziario di previsione 2019, approvate dalla Giunta con la delibera n. 75 del 20 marzo scorso; 2) il riconoscimento dei debiti fuori bilancio relativi all’esercizio 2018. A sorpresa l’Amministrazione ha infilato (sembra ieri) un terzo punto all’ordine del giorno, riguardante nientemeno che l’approvazione dell’ampliamento in finanza di progetto del cimitero, per un importo delle opere di 14.498.680 euro, IVA inclusa, e contestuale approvazione della necessaria variante urbanistica.

I primi due punti sono stati approvati, senza alcun intervento (né a favore e né contro), con il voto unanime dei consiglieri di maggioranza presenti e la non partecipazione al voto delle opposizioni.

Tanta sbrigatività è giustificata dal fatto che i primi due punti non presentano criticità.

Le voci più cospicue delle variazioni al bilancio finanziario di previsione 2019 sono le seguenti: a) si prelevano 200.000 euro dal c/c bancario del Comune (entrata) con i quali si acquistano titoli (spesa) per un importo identico; b) si contrae un debito a medio-lungo termine di 200.000 euro con la Cassa depositi e prestiti (entrata), presumibilmente per finanziare la costruzione urgente di 160 loculi del costo di 241.730 euro (spesa).

Quanto ai debiti fuori bilancio 2018, tutti derivanti da sentenze esecutive, abbiamo tirato un respiro di sollievo apprendendo che il loro importo ammonta a 150.912,57 euro; una cifra accettabile, a differenza di quanto è avvenuto nei tre esercizi precedenti, in cui essa ha oscillato intorno ai 400.000 euro.

Il terzo punto, aggiunto a sorpresa – anch’esso approvato dai consiglieri di maggioranza e senza la partecipazione al voto di quelli di opposizione – desta invece enormi perplessità, sia per l’inidonea informazione ai cittadini ed ai consiglieri stessi, sia per i contenuti della proposta di delibera, consistente nella ratifica di un deliberato di giunta, recante il numero 123, assunto il 30 aprile.

Sull’albo pretorio – consultato alle ore 12 del giorno 3 – l’integrazione dell’ordine del giorno figura come titolo, ma non c’è il documento relativo che si dice (falsamente) pubblicato il giorno 2; della delibera di giunta n. 123 del 30 aprile non vi è addirittura traccia alcuna.

Venendo al merito, il deliberato portato in discussione varrebbe non solo come approvazione della finanza di progetto, ma anche come approvazione della relativa variante urbanistica, adducendo le stesse argomentazioni – prive di fondamento giuridico – avanzate per la “riqualificazione” del Piano di Sant’Antonio e del Pozzo Dolce, pretendendo che l’approvazione in conferenza di servizi decisoria da parte del rappresentante unico della Regione implichi anche l’approvazione regionale della variante urbanistica.

Ai consiglieri Di Michele – che ne ha contestato l’urgenza – e Paradisi – che ne ha invocato l’inopportunità per correttezza istituzionale – il sindaco Sbrocca ha ribadito che il provvedimento deve essere approvato adesso, altrimenti scadrebbero i termini per l’adozione delle decisioni assunte in conferenza di servizi decisoria. Ricordiamo che il verbale della conferenza di servizi decisoria è stato approvato il 3 ottobre 2018 e che l’Amministrazione ha avuto tutto il tempo di portare in consiglio la materia, senza invocare urgenze.

Sottolineiamo che l’Amministrazione non ha dimostrato la stessa sensibilità all’urgenza per quanto concerne il rendiconto 2018, che andava approvato entro il 30 aprile e che inspiegabilmente non si sa che fine abbia fatto.

Inspiegabilmente in quanto il quadro generale riassuntivo del preconsuntivo del rendiconto 2018, allegato alla delibera di Giunta 256/2018, prevedeva un valore della cassa a fine anno di 5.562.955,25 euro ed un equilibrio finale pari a zero del bilancio finanziario di competenza, ipotizzando però il rimborso anticipato di poco più di due milioni di euro alla Cassa depositi e prestiti, relativi ad un finanziamento trentennale.

Il quadro generale riassuntivo di previsione 2019, allegato alla variazione del bilancio 2019 approvata dalla giunta con la delibera 75/2019, prevede una cassa finale 2018 di 5.192.597,56 euro (un po’ più bassa di quella indicata nel preconsuntivo), mentre la restituzione anticipata di poco più di due milioni alla Cassa depositi e prestiti è spostata al 2019, dal che dovremmo dedurre che il rendiconto finanziario di competenza 2018 si sarebbe chiuso con un paio di milioni di euro di avanzo.

Per quel poco che se ne sa, il 2018 non sarà un anno finanziariamente da incorniciare, ma neanche un disastro. Per questo non capiamo come mai l’Amministrazione comunale sia venuta meno all’obbligo di approvare il rendiconto entro il 30 aprile. Presentare un bilancio mediocre è molto, ma molto meglio che non presentarlo affatto.

La mancata approvazione del rendiconto nei termini di legge era già avvenuta con l’amministrazione Greco, che aveva presentato il rendiconto 2007 soltanto il 18 novembre 2008, mentre i termini di legge allora scadevano il 30 giugno. Leggiamo dalla delibera 12/2009 della Corte dei conti di Campobasso, Sezione controllo: «L’ente ha rappresentato che il ritardo nell’approvazione del rendiconto è stato determinato dalla grave crisi politica iniziata nel periodo estivo nel cui ambito sono intervenute anche le dimissioni del Sindaco successivamente revocate. Al riguardo la Sezione rileva come l’obbligo di approvazione del rendiconto sia maturato ben prima della dichiarata crisi politica verificatasi nell’ente, sicché il ritardo non appare giustificato dalle circostanze rappresentate.»

Questa volta come si tenterà di giustificare lo sforamento dei termini di legge? Si addurrà forse il recente cambio di schieramento politico dell’assessore al bilancio? Una giustificazione del genere non sarebbe plausibile, perché le conseguenti dimissioni dell’assessore sono state presentate soltanto il 27 aprile.

Visto che i bilanci finanziari per cassa e per competenza del 2018 parrebbero “presentabili”, la mancata approvazione del rendiconto 2018 potrebbe dipendere – ma questa è solo un’ipotesi – dalla difficoltà di venire a capo degli altri due bilanci che il Comune deve presentare, il conto economico e lo stato patrimoniale, che nel triennio 2015-2017 sono stati redatti con importanti incongruenze, che potrebbero richiedere rettifiche altrettanto importanti.

In chiusura, dobbiamo ribadire che i cittadini non sono sudditi e che hanno diritto alla trasparenza in tutti gli atti dell’Amministrazione, ma a quanto pare la cultura della trasparenza deve fare ancora tanta strada.

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