Bilancio ‘censurato’, M5S trascina la Regione al Tar: “Norme violate, pagheremo noi il ricorso”

Il gruppo consiliare pentastellato denuncia l’impossibilità di accedere agli atti per conoscere i dettagli delle voci di spesa del bilancio: “Siamo davanti a una palese violazione dei diritti e noi ci ritroviamo a non poter esercitare il nostro mandato”.

Era nell’aria. E la prima voce di protesta si era levata già nelle scorse settimane, quando i consiglieri regionali del MoVimento5Stelle – a margine di una conferenza stampa indetta per criticare il Defr – avevano lamentato l’impossibilità di accedere agli atti finanziari inerenti ai singoli capitoli di spesa previsti dal documento.

Una protesta che si è tramutata in una vera e propria azione legale nei confronti del governatore e della Regione Molise.

I dettagli della questione sono stati approfonditi questa mattina (venerdì 17 maggio) nell’incontro tenuto dagli esponenti pentastellati, in compagnia degli avvocati che cureranno il procedimento, nella Sala del Parlamentino di via XXIV Maggio: “Si tratta di un’azione legale, nei confronti della Regione e del presidente Toma, cui il nostro gruppo consiliare è stato costretto a ricorrere per esercitare nient’altro che la propria funzione democratica – ha spiegato Valerio Fontana – E questo perché da tempo ci è stata negata la possibilità di conoscere nei dettagli i capitoli di spesa del bilancio sulla piattaforma Urbi Smart, utilizzata dalla Regione. Con l’insediamento di Toma questa funzione è infatti stata tolta e noi non possiamo conoscere le specifiche di spesa. Ci sono state numerose missive al presidente, ma siamo stati sempre “rimbalzasti” letteralmente. Siamo davanti a una palese violazione dei diritti e noi ci ritroviamo impossibilitati a esercitare il nostro mandato di consiglieri”.

Molto critico anche Andrea Greco: “La piattaforma Urbi Smart ci da la possibilità di conoscere le spese del bilancio. Ma ci troviamo dinanzi a una gestione della cosa pubblica come ‘res provata’: non c’è trasparenza negli atti che adotta la Regione Molise e del suo presidente ed è appunto per onorare il nostro mandato che abbiamo bisogno di queste informazioni”.

La squadra di legali che fiancheggerà il gruppo consiliare dei grillini ha analizzato la problematica da un punto di vista tecnico: “Come avvocati siamo colpiti e lo siamo ancora di più come cittadini. Perché le procedure hanno dei costi e sarebbe utile capire questi costi su chi graveranno. Riteniamo che queste siano azioni superflue e nello stesso tempo gravissime, perché attentano a quelle che sono diritti costituzionalmente garantiti. Il paradosso è che questo diritto, che è oggetti di causa, è stato concesso sia nella legislatura passata e sia, in parte, nella legislazione attuale”.

Poi, ad un tratto, i consiglieri si sono visti negare la possibilità di accedere ai dettagli di spesa sulla piattaforma “Urbi”: “Qui non c’è una disabilitazione di accesso – continuano i legali – qui c’è una disabilitazione a una funzione democratica che è quella della minoranza, definita per giurisprudenza ‘di controllo’ della maggioranza”.

Dietro il diniego di accesso, almeno stando alle motivazioni addotte dal presidente della Giunta, ci sarebbero “ovvi motivi di sicurezza” che avrebbero così generato l’impossibilità “di garantire l’accesso ai non addetti ai lavori”.

Eppure, lo statuto regionale del Molise afferma all’articolo 19, comma 4 che: “I consiglieri hanno diritto di ottenere sollecitamente dagli uffici della Regione e dagli enti, agenzie ed aziende istituiti dalla Regione, nonché dalle società partecipate, documenti, anche preparatori e interni ai procedimenti, notizie e informazioni utili all’espletamento del loro mandato, nei limiti consentiti dalla legge”.

Anche il testo unico degli enti locali stabilisce all’articolo 43 come: “I consiglieri hanno diritto ottenere tutta la documentazione posseduta Dagli uffici regionali provinciali e comunaliE dalle società dipendenti, ondeConsentire di eserciterà meglio il loro mandato”.

Sulla stessa linea pure il Consiglio di Stato, che con la sentenza n. 1298 del 2 marzo 2018 ha chiarito come: “consiglieri comunali, regionali e provinciali hanno diritto di ottenere tutte le notizie e le informazioni in possesso della pubblica amministrazione ritenute utili all’espletamento del mandato ai sensi dell’articolo 43 del Tuel” (Testo Unico Enti Locali), sottolineando inoltre che “l’accesso ai documenti da questi esercitato, essendo espressione delle loro prerogative di controllo democratico, non incontra alcuna limitazione in relazione alla natura riservata degli atti e non è ammesso alcun sindacato da parte della p.a. sull’esercizio delle funzioni del consigliere”.

Il ricorso è già stato presentato; il costo del procedimento – hanno fatto sapere questa mattina i portavoce del MoVimento – graverà sulle indennità degli stessi consiglieri pentastellati.