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Biglietti più costosi, operai, insegnanti e studenti alzano la voce: “Un sacrificio che non vogliamo pagare”

Dal Basso Molise a Campobasso, da Isernia fino ad Agnone e Vastogirardi: provenivano da varie parti del Molise gli utenti che questa mattina si sono ritrovati per il primo presidio del Comitato 'Trasporti efficienti in Molise' che si è svolto al vecchio stadio Romagnoli di Campobasso. "I rincari non possiamo permetterceli. Alternative? Non ce ne sono. E non vogliamo prendere la macchina: troppi colleghi sono morti sulla Bifernina", racconta un operaio della Fiat. Andrea di Paolo: "Non è possibile tartassare i cittadini così, stiamo valutando il ricorso al Tar".

Ci sono operai che si svegliano alle 3 e mezza del mattino per arrivare alla Fiat, insegnanti che dal Basso Molise devono raggiungere Campobasso per le lezioni, studenti che frequentano le scuole del capoluogo. E poi: cittadini delle aree interne e dell’Alto Molise, di Trivento, Venafro, Isernia, Campobasso, Termoli, Vastogirardi e Agnone.

manifestazione protesta autobus Campobasso

Non è una manifestazione dai grandi numeri, ma quello che questa mattina – 18 maggio – si è svolta al vecchio stadio Romagnoli di Campobasso è un primo significativo presidio. E’ il primo incontro pubblico organizzato dal Comitato ‘Trasporti efficienti in Molise’ che ha prima costituito una pagina Facebook (che conta 1500 iscritti) per aggregare tutti i pendolari della nostra regione costretti a subire quella che considerano una vera e propria ingiustizia: l’aumento del 40% del costo degli biglietti previsto dalla Regione Molise nell’ultima manovra finanziaria e dovuto, stando alle parole dell’assessore Vincenzo Niro, ad una imposizione del Ministero dei Trasporti. “Se non ci adeguavamo alle direttive del governo, avremmo perso i fondi per il settore”, avrebbe detto agli esponenti del Comitato.

Il problema è che l’aumento peserà parecchio sulle tasche degli utenti, soprattutto nelle famiglie che pagano anche due o tre abbonamenti. E senza che ci sia un ammodernamento del servizio: i pendolari (e Primonumero ne ha parlato spesso) viaggiano su mezzi rotti, logorati, con le gomme usurate. Pullman che in alcuni casi si sono incendiati e se non è successo nulla è stato un caso fortuito. Questo è un altro motivo di malcontento. 

In queste settimane, dunque, i pendolari hanno fatto i calcoli per capire come ‘trovare’ i soldi: la quota extra per il trasporto urbano sicuramente peserà complessivamente sui bilanci familiari.

“Attualmente pago 68 euro, ma con i rincari arriverò a spendere quasi cento euro”, sottolinea un signore che da Agnone ha raggiunto Campobasso per partecipare all’iniziativa. “Io da 48 arriverò a spendere circa 60 euro”, gli fa eco un ragazzo di Campobasso operaio della Fiat. “Da 51 euro a circa 70 euro”, aggiunge un altro utente.

Alternative? Non ce ne sono. Hanno soppresso pure il treno Campobasso-Termoli”, dice uno degli operai della Fiat che ha appena finito il turno ma ha deciso comunque di partecipare all’iniziativa. “E non ce la sentiamo di utilizzare l’automobile per raggiungere il posto di lavoro: abbiamo visto troppi colleghi morti sulla Bifernina, un’altra strada vergognosa. Se abbiamo un colpo di sonno mentre siamo alla guida? E’ troppo pericoloso“.

Andrea di Paolo

“Non si può aumentare in maniera improvvisa ed esosa il costo del biglietto dell’autobus che viene utilizzato da chi deve andare a lavorare o studiare”, spiega Andrea Di Paolo, uno dei promotori del presidio. “Consideriamo una famiglia composta da un padre e due figli che prendono l’autobus, non può essere tartassata in questo modo, è inammissibile: non può spendere 100 euro in più per ogni abbonamento. Se volevano aumentare i biglietti, avrebbero dovuto migliorare i servizi”.

Il comitato sta valutando anche un ricorso al Tar Molise: “Come consumatori vogliamo far valere le nostre ragioni”.