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Assunzioni e consulenze alla Sea, scoppia la bomba. La candidata leghista: “Vergognoso a dieci giorni dalle elezioni”

Polemiche dopo la pubblicazione di due bandi per una trentina di assunzioni tra autisti e spazzini. Mentre Maria Domenica D'Alessandro chiede di annullare gli avvisi e pensa ad azioni legali, si fanno i conti: anche l'anno scorso un fiume di soldi pubblici sono stati spesi per pagare consulenze e incarichi di collaborazione a studi legali, giornalisti e commercialisti.

La ‘bomba’ scoppia ad esattamente dieci giorni dalle elezioni: la Sea Servizi e Ambiente spa, la società municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti per conto del Comune di Campobasso, ha pubblicato due bandi per assumere autisti e spazzini a tempo indeterminato.

Uno per selezionare 6 operatori “Addetti ad attività di spazzamento, di raccolta rifiuti, tutela e decoro del territorio, anche con l’ausilio di strumenti, macchinari e veicoli”, l’altro invece per 22 “Addetti ad attività di conduzione di mezzi d’opera, impiegati per la raccolta rifiuti ed attività di raccolta accessorie”. In totale 28 posti di lavoro.

“E’ vergognoso, sono delle menzogne”, ha urlato ieri sera dal palco affianco a Matteo Salvini Maria Domenica D’Alessandro, la candidata sindaco della Lega. A suo avviso quei bandi a ridosso delle elezioni sono sospetti: “Sono rimasti per un anno nel cassetto – dice a Primonumero – erano già stati dichiarati illegittimi. Poi un anno dopo e in regime di amministrazione ordinaria, a dieci giorni dalle elezioni, vengono pubblicati”.

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Non usa mezzi termini l’aspirante primo cittadino: a suo dire, “è un’azione deprecabile messa in campo dal centrosinistra e quindi dal candidato sindaco Antonio Battista e dalla sua coalizione a meri scopi elettorali. E’ un’ulteriore menzogna con la quale si inganna la collettività, che i campobassani non meritano e che si allinea alle operazioni di rifacimento dell’asfalto degli ultimi giorni”.

La D’Alessandro chiede l’annullamento o almeno la sospensione dei bandi e annuncia di mettere in campo “tutte le iniziative consentite dalla legge per accertare e verificare la legittimità e la regolarità di tutte le procedure concorsuali attivate anche presso il Comune”. Questi sono “spot elettorali  che appartengono a vecchi costumi perseguiti finanche dall’autorità giudiziaria“.

Mentre l’esponente del Carroccio non si sbilancia sul tipo di azione legale, e molti esponenti del centrodestra condividono la sua indignazione, dai vertici della Sea (guidata attualmente da Gianfranco Spensieri, nominato da Antonio Battista una volta scaduto il mandato dell’ex presidente, Stefano Sabatini) si affrettano a chiarire la regolarità delle selezioni. “I bandi, regolarmente approvati dal vecchio consiglio di amministrazione, rientrano nel piano industriale precedentemente approvato“, riferisce proprio il nuovo presidente che dunque ‘scarica’ le responsabilità sulla gestione del suo predecessore, Stefano Sabatini.

La Sea ha bisogno di personale per l’ampliamento della raccolta differenziata a Campobasso (che entro settembre raggiungerà tutta la città) e l’impossibilità della società – che conta 55 dipendenti a tempo indeterminato – a procedere ad ulteriori assunzioni di personale a tempo determinato, come imposto dalla legge.

Inoltre “queste assunzioni sono state affidate ad un ente terzo, la Tempor spa, che è autorizzata dal Ministero e ha già gestito tantissimi concorsi, proprio per garantire la massima trasparenza. Noi abbiamo dato seguito ad una procedura già avviata. Comunque le carte sono a disposizione di tutti. La Sea – conclude Spensieri – è un palazzo di vetro“.

Questa vicenda apre però uno squarcio su una costante di queste settimane che precedono le Amministrative del 26 maggio: la promessa elettorale di un lavoro.

L’impegno di assunzioni  – in una città sempre più spopolata e in una crisi economica senza precedenti – lo avrebbero assicurato diversi candidati. Tanto da costringere altri, anche su sponde opposte (come il sindaco Antonio Battista e l’ex assessore Francesco De Bernardo), a diffidare da tali promesse.

Nel caso della Sea, però, la promessa di un posto di lavoro si intreccia con una gestione della società sulla quale sta indagando pure l’Autorità Anticorruzione dopo l’acquisto della nuova sede voluta dal vecchio Cda e pagata circa 230mila euro. Cifra aumentata tra affitti e lavori per adeguare l’edificio, come denunciato dal Movimento 5 Stelle.

A questa spesa si aggiungono quelle per i numerosi incarichi di collaborazione e consulenze. Basta consultare il sito Internet della società ‘in house’ per rendersi conto dei soldi pubblici spesi nel 2018 per volontà del vecchio consiglio di amministrazione (composto da Stefano Sabatini, Gaetano Di Niro ed Enza Iannetta).

Nell’elenco compaiono studi legali (22mila euro allo studio Fiorella o i 12mila euro allo studio Di Pardo ad esempio) e commerciali (15mila euro per Iacobacci associati), c’è perfino una consulenza da 2800 euro a un giornalista che scrive su un sito locale per la redazione di comunicati stampa, ma senza alcun bando. Molti di questi sono le stesse persone che hanno ricevuto incarichi pure nel 2017. Sicuramente spese legittime, sulla cui opportunità tuttavia permane qualche dubbio. Che comunque confermano il vizio tutto italiano di ‘piegare’ le società pubbliche a scopi clientelari. La cosa strana probabilmente è che si gridi allo scandalo solo ora.