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A Termoli se vota

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Tra quarche giorno, a Termoli, se vota.

So Leone er Papa, mo’ me presento;

sto ar mare, in vacanza e so’ contento,

qui la politica nu pare vuota,

 

tra le liste c’è gente de talento,

da queste parti so geni, se nota,

e, de rosa, ce sta ’na gran bella quota.

Ve dico dei papabili un momento!

 

Ner partito de san Basso c’è Sbrocca,

Cinque Comete sogna Di Michele.

Abbinato a Timoteo, Roberti,

 

e Stumpo nei comitati dei sofferti,

che azzereno tutte le clientele!

Pure a me, sto sacrifizio, me tocca;

 

su la spiaggia, ce stanno le cabine

e su le schede basta co le Crociate,

mo’ se vota co li ferma campioni

 

o, sur nome, attaccheremo telline;

ma attenzione sole quelle sgusciate;

pria se le magnamo all’ombrelloni.

 

Qualche giorno fa, dalla redazione di Primonumero mi sono stati richiesti dei versi sui 4 candidati sindaci. L’invito mi ha lusingato ma io non scrivo più di politica e non me la sono sentita di arrangiare un qualcosa che non fosse rispettoso della metrica più ortodossa e di una ispirazione originale, sul tema richiestomi.

Poi, che fortuna, che piacevole combinazione, che incastro tempestivo ciò che mi è accaduto ieri pomeriggio. Trovandomi nell’Arcivescovado con un sacerdote che aveva bisogno di consulenza informatica e con mio figlio che lo aiutava in una tesina da presentare nei giorni successivi, ho tolto il disturbo dalla stanza in cui stavano lavorando e mi sono diretto alla biblioteca vescovile per sbirciare qualche libro antico. Consultando alcuni testi sulla storia molisana, dopo aver sfogliato una decina di volumi, ho trovato una poesia in dialetto romanesco. Il sonetto, caudato, presentava anche dei versi in italiano ed in calce alla simpatica composizione c’era la firma di un papa. Non è stato facile decifrare quanto ci fosse scritto sul retro della poesia, ma usando gli occhiali a mo’ di lente di ingrandimento ho letto quanto sto per scrivere: A ricordo del piacevole e tonificante periodo di vacanza trascorso qui a Termoli, lascio poche righe dedicandole a sua Eccellenza il Vescovo di Termoli-Larino che mi ha ospitato con cortesia e squisita amicizia.

Leone XIII aveva assistito, in concomitanza con le sue vacanze, ad una campagna elettorale di almeno 140 anni fa ed aveva anche votato, grazie ad una speciale dispensa ricevuta dagli organi competenti. Nel sonetto Gioacchino Pecci magnifica ed incensa il sistema elettorale attuato in città. Andri180519

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