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Cocaina a fiumi, ma tagliata male e di scarsa qualità: durante l’inchiesta almeno due casi di overdose

Ramona Mandato, leader nello spaccio in città al posto del marito detenuto a Rieti, prende accordi con alcuni trafficanti di Bari perché la qualità della roba che gira nel capoluogo “non è buona” e “i clienti si lamentano”. Poi, due giovani vanno in overdose: salvi per miracolo

Prima di finirti nel naso con tutte le conseguenze devastanti su ogni pezzetto del corpo, la cocaina ne ha fatta di strada. Dalla sua terra d’origine, allo sbarco in Italia, al passaggio nelle mani della criminalità organizzata e poi dei pusher e ancora in quello delle staffette che portano i quantitativi a domicilio per organizzare poi lo spaccio locale. Come a Campobasso.

Cocaina sì, nel capoluogo ne scorre a fiumi. Forse anche più di altre sostanze: che siano eroina o marijuana e hascisc.

“Operazione Alcatraz”, l ‘inchiesta della Squadra Mobile, descrive uno spaccato, che forse è soltanto l’assaggio di una realtà che – è ad un passo da noi – ed  è totalmente contaminata. Le tre donne, due in carcere e la terza ai domiciliari, durante il periodo di osservazione a cui sono state sottoposte da parte degli uomini del dottor Iasi, questa fetta, grossa, di realtà campobassana l’hanno descritta per bene. Di gente che a casa loro bussava ad ogni ora del giorno e della notte per un grammo di cocaina ce n’è a fiumi. Alcuni chiedevano cocaina anche tre volte al giorno, altri prenotavano quantitativi importanti per feste con gli amici… coca a fiumi e soldi pure.

E sono talmente avvezzi all’uso che per un periodo durante la fase investigativa, la principale indiziata,è costretta a valutare la possibilità di rifornirsi a Bari piuttosto che a San Severo perché “la roba che girà a Campobasso non è buona” confessa a chi dovrebbe garantirgli l’aggancio con i trafficante barese.

Tecniche di mercato perché nella cocaina che gira c’è di tutto. E a chi spaccia questo poco importa. Anzi.

Lo raccontano gli atti e le relazioni della polizia che hanno analizzato tutti i singoli sequestri eseguiti. E la maggior parte delle volte il consumatore ha “pippato” qualcosa che per metà, tutto è tranne che cocaina. Infatti,la stragrande maggioranza delle volte il contenuto di cocaina è meno della metà del quantitativo totale. Dentro questa piccola percentuale c’è l’aggiunta di mannite, per esempio, oppure bicarbonato, polvere di marmo, anestetici, caffeina.

Chi consuma e legge ora penserà “sicuramente non è il mio caso, sono un intenditore, il mio spacciatore ha roba buona”. Eppure, i dati che emergono dal fascicolo di “Operazione Alcatraz” durante la quale di imprenditori e professionisti che fanno uso di cocaina ne sono passati tanti, non lasciano ben sperare il consumatore medio Campobasso.

“Non faccio beneficenza” dice uno degli indagati, “la dose a quella gliela allungo”. E ancora: “Io non vendo mai un grammo pieno, nessuno lo fa. Vendo 0.8” che però si liquida come grammo pieno.

Così i cento grammi di cocaina diventano 170 ma anche 180. Poi c’è pure la scelta del cliente: a quello fedele che paga puntualmente si vende la ‘roba’ migliore, su gli altri si guadagna di più.

Non si spaccia per la misericordia, ma perché principalmente si vuole guadagnare, tanto. E con la cocaina si può guadagnare due volte: acquistandola al grossista e rivendendola facendone aumentare la quantità con i tagli. Ma durante la fase investigativa della squadra mobile  non sono mancati proprio a causa di questa abitudine consolidata e destinata a diventare sempre più radicate nel ‘giro’, due casi di overdose.

Il 13 aprile scorso, un tossicodipendente di Campobasso aveva appena acquistato la dose da una delle indagate e finisce privo di sensi ricoverato al Cardarelli dove lo riprendono per i capelli. Qualche settimana prima, a finire in overdose è proprio una della tre donne raggiunte dai provvedimenti cautelari. Ma l’unica preoccupazione emersa dagli accertamenti che erano in corso era che quell’incidente avrebbe impedito alla donna di fare l’ennesimo viaggio verso la Puglia.