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248 stranieri scelgono il loro rappresentante in Consiglio comunale: eletto Louzi El Katir

Marocchino 56enne e commerciante ambulante, non percepirà indennità o gettoni di presenza. Potrà partecipare alle riunioni dell'assise civica di palazzo San Giorgio per farsi portavoce delle esigenze dei migranti, ma non avrà diritto di voto.

E’ nato in Marocco, ma ormai vive a Campobasso. Louzi El Katir, 56 anni e commerciante ambulante nel mercato di Corso Bucci, è il consigliere straniero aggiunto che siederà all’interno del Consiglio comunale di palazzo San Giorgio. E’ stato scelto da 248 migranti extracomunitari aventi diritto che domenica 26 maggio si sono recati nello speciale seggio allestito all’interno della ex scuola di via Cirese, il ‘Terzo spazio’.

Oltre a Louzi El Katir, in corsa c’erano anche Marya Kozak, ucraina, badante di 57 anni, Daoudi Jaouad, marocchino di 43 anni, e Odi Maduabuchi Kelvin (detto Madu), 27enne nigeriano.

A votare sono stati soprattutto uomini di diversa nazionalità (e non appartenenti alla Comunità Europea), “dalla Norvegia alla Nigeria, dagli Usa alla Cina”, come spiega il presidente del seggio Stefano Vitale. Insomma, “le nazionalità presenti nella città di Campobasso”. “Le operazioni di voto e di scrutinio si sono svolte in modo regolare – aggiunge – nonostante le difficoltà legate all’identificazione dei votanti e delle loro residenze per via di quei documenti che si perdono nei meandri burocratici internazionali”.

I candidati alla carica di consigliere straniero aggiunto, figura prevista nel regolamento approvato dall’assise civica guidata da Antonio Battista, non erano legati a nessun candidato sindaco nè alle liste in corsa per le poltrone di Palazzo San Giorgio. Inoltre, il consigliere comunale straniero aggiunto parteciperà alle sedute dell’assise, ma non avrà diritto di voto nè percepirà indennità o gettone di presenza per il suo impegno politico.

“Il suo ruolo – spiega ancora Vitale – sarà quello di mediare con impegno propositivo per quel difficile cammino che porta alla giusta integrazione tra persone che se pur di nazionalità diversa abitano lo stesso mondo, respirando la stessa aria, calpestando lo stesso suolo, nutrendosi della stessa acqua e dello stesso cibo: responsabili tutti, allo stesso modo, di quella Casa che ecologicamente e politicamente ora è in difficoltà”.