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“A Campobasso si consumano 4 kg di coca al mese”. Le donne controllavano lo spaccio

La squadra mobile di Campobasso ha rinchiuso in carcere Ramona Mandato e Maria Stazi, rispettivamente moglie e madre di Salvatore Stazi, ora recluso a Rieti e che fino allo scorso anno avrebbe gestito lo spaccio di droga, con la complicità della compagna, anche nel carcere di Campobasso. Da lì l'inchiesta che ha portato all'esecuzione di sette misure e due sequestri. Ai domiciliari è finita Maria Giovanna Pasquale

Nuclei familiari che a Campobasso controllano il mercato della droga. Madri, padri, nonne, cognati e finanche i bambini; usati nelle dinamiche di spaccio per eludere i controlli.

operazione alcatraz conferenza

Le amministratrici di fatto della vendita  di stupefacenti sono sempre più donne, come dimostra “Operazione Alcatraz”, l’inchiesta della squadra mobile di Campobasso coordinata dal procuratore Nicola D’Angelo e dal sostituto Giuliano Schioppi.

In carcere sono finite due donne: Ramona Mandato e Maria Stazi, rispettivamente moglie e madre di Salvatore Stazi (prima recluso in via Cavour e ora detenuto a Rieti) che dal Penitenziario di Campobasso aveva gestito (con la dinamica e spregiudicata collaborazione della moglie) l’arrivo di droga e cellulari proprio tra le mura della casa di reclusione del capoluogo molisano.

“Alcatraz” nasce infatti proprio a ridosso di quel blitz di aprile 2018, quando Campobasso si svegliò con il rumore dell’elicottero della polizia e decine di volanti che avevano cinto le mura carcerarie per un blitz che era soltanto l’inizio di un’indagine lunga e complessa, alla quale gli uomini di Raffaele Iasi, il capo della Mobile, in questi mesi hanno lavorato arrivando all’esecuzione delle misure cautelari avvenute ieri mattina, martedì 14 maggio.

Due campobassane in carcere dunque, una terza ai domiciliari: la quarantenne Maria Giovanna Pasquale. E poi un dipendente Unimol, già beccato mesi fa, al quale è stato applicato il divieto di dimora in MoliseStessa sorte per un 23enne di Campobasso e infine due indiziati costretti all’obbligo di firma.

Poi 25 indagati a piede libero e due sequestri: quasi 40mila euro in contanti e l’auto frequentemente utilizzata per i rifornimenti a San Severo o qualche volta anche a Napoli.

Le misure restrittive sono l’esito dell’attività investigativa, avviata lo scorso anno dagli agenti di via Tiberio con il costante monitoraggio di movimenti e spostamenti tra le mura del Penitenziario, che ha finito con lo smantellare un mondo non nuovo, ma assai più pericoloso che a Campobasso e dintorni ormai si regge sul consumo di cocaina. Anche eroina, ma soprattutto cocaina.

Le carte dell’ordinanza raccontano uno spaccato campobassano che il Capo della Procura, Nicola D’Angelo, sintetizza in cifre e il messaggio colpisce assai più delle parole perché: “In un solo mese a Campobasso e qualche zona limitrofa più grande si arrivano a consumare fino a 4 chili di cocaina. Se poi vogliamo parlare di hascisc, allora possiamo tranquillamente dire che la cifra triplica. E ovviamente – ha puntualizzato in apertura di conferenza stampa – sono cifre al ribasso. Parliamo di numeri frutto del lavoro condotto da polizia e carabinieri, quindi ufficiali, ma non dimentichiamo che c’è un sommerso di proporzioni addirittura devastanti”.

Lui che guida la guerra contro il consumo di droga e lo spaccio (recepita forse ancora con distacco nella popolazione che comprende gli utenti fra i 30 e 45 anni e dunque tra i genitori della futura generazione) non perde occasione per ribadire il suo “altolà”.

E “Operazione Alcatraz” nel richiamare l’attenzione incessante rispetto ad un problema che riguarda tutti e che non conosce disuguaglianze, racconta un’attività illegale realizzata delineando ruoli e funzioni dei componenti perlopiù di nuclei familiari, e rafforza l’allerta rispetto alla presenza di una piazza di spaccio di crack, cocaina, eroina ed hashish.

Per nascondere le sostanze, Ramona Mandato usava finanche il passeggino del figlio, portando il piccolo di 4 anni a passeggio e spacciando tranquillamente in sua presenza.

Perché lei con la coca “guadagna dai due ai tremila euro al giorno” ma in un’occasione aveva intascato 4500 euro in meno di 24 ore perché alcuni clienti arrivavano a bussare alla sua porta anche più volte in una giornata.

Ramona Mandato la coca la vende al costo di 100 euro al grammo, ai “fedelissimi” applica di tanto in tanto uno sconto di dieci euro.

La suocera, Maria Stazi, invece con la coca non fa “la bella vita” come Ramona ma “guadagno il necessario per vivere” come emerge dall’inchiesta. E tutto avviene sulla pelle di giovanissimi, spesso poco più che adolescenti o ancora neanche maggiorenni, sulla pelle di famiglie ancora inspiegabilmente cieche rispetto ad un problema dilagante, avviene sulla pelle di un futuro sociale che rischia di precipitare senza possibilità di ritorno nelle mani assolute delle mafie pugliesi, campane e calabresi.