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“Ti pago, fai sesso con mio marito e dagli un figlio”. Lei non resta incinta e molla. Lui perde la testa e la perseguita

I rapporti erano organizzati e programmati dalla coppia ma quando la vittima ‘prescelta’, una 30enne romena, si è tirata indietro dopo il fallimento dell’ennesimo tentativo, il 47enne ha iniziato a braccarla tanto da indurla finanche a tentare il suicidio. Il Riesame ha emesso per ora il divieto di avvicinamento alla vittima e l’avvocato Tolesino nominato dall’indagato come legale di fiducia, rifiuta ogni commento sui fatti e sul provvedimento

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Per lei era solo un affare. Un’occasione per arrotondare le magre entrate mensili. In cambio le erano stati chiesti rapporti sessuali con l’obiettivo di concepire e portare poi avanti la gravidanza, uscendo di scena subito dopo aver “consegnato” loro il figlio.

Per loro, la coppia di coniugi che l’aveva assoldata, era forse qualcosa a metà tra desiderio di un bambino a tutti i costi, che evidentemente non arrivava, e una singolare perversione.

Perché quello che per una cittadina straniera, residente in Basso Molise, era nato come business, si è trasformato presto in un incubo. Al punto che – ma le indagini sono ancora in corso – è intervenuta finanche una sentenza del Tribunale del Riesame per tenere lontano quell’uomo che – forte anche del consenso della moglie –  con lei aveva “pattuito” rapporti sessuali programmati. Costanti e ripetuti.

Termoli, quartiere residenziale. Lui ha 47 anni, la moglie più o meno la stessa età. Non riescono ad avere bambini ma nel frattempo entrano in contatto con una ragazza di 30 anni, della Polonia, che si presta inizialmente a prendersi cura del cane quando loro non ci sono.

Il passo verso quella richiesta più esplicita, però, è breve.

Moglie e marito, infatti, prospettano alla giovane romena una sorta di accordo  – seppure solo verbale – che prevede rapporti sessuali stabiliti e programmati con il 47enne al fine di concepire quel bambino che non riuscivano ad avere.

Nell’accordo è stabilito anche il controllo dell’eventuale gravidanza con gli appositi test davanti ai loro occhi da fare tutti i mesi alla scadenza dell’ultimo giorno utile.

La 30enne accetta. E iniziano gli incontri sessuali organizzati a casa della coppia. Ma di gravidanza non c’è traccia.

Dopo alcuni tentativi la giovane molla la presa, come da accordi decisi qualora il concepimento non fosse avvenuto.

Ma lui non ci sta, e rispetto alla scelta della donna impazzisce.  Pretende nuovi rapporti sessuali e inizia ad inseguirla ovunque, a contattarla al telefono fino a 40 volte al giorno.

Lo fa su WhatsApp, tramite Facebook e Instagram, fino a renderle la vita un inferno. E arriva pure il giorno in cui la 30enne tenta il suicidio, esausta e sfiancata da quella pressione cui non riusciva più a far fronte.

“A te non rinuncerò mai” le scrive lui. “E’ inutile che scappi”, “sei mia”. “Più male mi fai, più te ne farò”. La suoneria del telefono era diventata il suo incubo, uscire di casa la sua paura più grande. Ormai sconfortata e certa a quel punto che nulla avrebbe più avuto da perdere, corre dai carabinieri,  ai quali denuncia il suo inferno.

All’esposto allega messaggi e conversazioni, i militari espongono fatti e prove alla procura di Larino che al Gip chiede il divieto di avvicinamento alla donna da parte dell’uomo. Ma incredibilmente  il gip di Larino respinge la richiesta. Il Pm impugna la decisione e ricorre al Riesame che nelle ultime ore ha sciolto ogni riserva sull’accaduto e accolto l’istanza del sostituto procuratore vietando al 47enne di avvicinarsi alla giovane donna romena e precludendogli ogni genere di contatto anche telefonico o telematico.

L’uomo, che ha nominato come legale di fiducia l’avvocato Silvio Tolesino, è accusato di stalking. Le indagini sull’anomala vicenda sono tuttora in corso. Ma il difensore taglia corto e della vicenda non accenna a parlare. “C’è un provvedimento – dice – attenetevi a quello di cui siete a conoscenza. Per il resto io non ho nulla da dire e mi riservo qualunque scelta difensiva”.

CI.A.

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