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Signori, anche in Molise la moto è donna: “Andiamo oltre i tacchi a spillo e siamo mamme e mogli”

Le biker in regione sono tante ma spesso temono il pregiudizio che è purtroppo dilagante, ancorato a vecchie logiche arretrate e sessiste. Questo gruppo, libero e autonomo, ha scelto di non riunirsi in alcuna associazione. Vanno in moto per passione, guidano con la stessa agilità degli uomini, e sono più prudenti

Le riconosci  subito perché quando si tolgono il casco, sfuggono sfrontatamente i capelli ribelli a incorniciarne il volto.

Le distingui immediatamente perché ridono e in quei sorrisi, naturali e spontanei,  rivelano una sensazione di serenità  altrimenti irraggiungibile.

Le individui sul momento perché ti accorgi che non stanno a tormentarsi per i giudizi e i pregiudizi medievali e sottosviluppati che subiscono e se capiti sul loro cammino ti raccontano della libertà, quella autentica, che afferrano ogni volta che viaggiano in sella.

Non sono “zavorrine” (alle quali ci hanno abituato stretti e antipatici stereotipi): sono biker a tutti gli effetti.

Smessi i tacchi a spillo, gli abiti da ufficio, quelli da casalinghe o da mamme tuttofare, perlopiù nel fine settimana, si dedicano a quella sana passione che – grazie a questo gruppo di donne, indipendenti e autonome  – anche in Molise è finalmente affiorata lungo le vie, lungo i tornanti di montagna, lungo la strada del mare.

Mamme, mogli, compagne che viaggiano su due ruote. Da Termoli a Campobasso, da Isernia a Venafro passando per l’Alto Molise. Loro, si divertono un sacco. Non hanno simboli di appartenenza, non appartengono a gruppi precostituiti, non sono affiliate ad associazioni disseminate un po’ ovunque e quando qualcuna di loro ha provato a farne parte si è sentita strumentalizzata o trasformata in “fenomeno da baraccone”. Per questo hanno scelto di essere indiscutibilmente libere, secondo la vera filosofia del motociclista.

Libere di cavalcare i propri sogni: le  motociclette.  E  quindi di osservare – grazie all’emancipazione che le distingue e all’audacia che usano per sfidare tabù e preconcetti  –  paesaggi “incontaminati e strepitosi”;  di confrontarsi con patrimoni culturali e tradizionali diversi; di confidarsi apertamente tra loro preoccupazioni di una settimana composta da impegni indifferibili suddivisi tra lavoro, casa e famiglia; di tornare poi la sera cariche di energia positiva e pronte ad affrontare una nuova settimana di responsabilità, doveri e obblighi cui non possono sottrarsi.

Siamo donne, andiamo in moto e ci divertiamo un casino. Siamo donne che coltivano una passione che – piuttosto che essere il noioso shopping del fine settimana al centro commerciale o il barboso e improduttivo aperitivo al bar – è una due ruote che ti riempie di emozioni”, racconta Caterina. Che di moto ne ha due e che ha una figlioletta già appassionata alla due ruote e un maschietto che la invoglia a coltivare il suo svago, ereditato peraltro dal marito.

“Ho sempre amato la moto sin da piccola ma posso cavalcarla liberamente solo ora che sono un’adulta – racconta Patrizia – perché in questa regione sei ostacolata su tutti i fronti, la famiglia, la gente, il contesto sociale… Poi mi sono impuntata e ho scelto di progredire e non di regredire”.

Fino ad una decina di anni fa le motocicliste donne si contavano sulle dita di una mano. Oggi per fortuna sono molte di più ma in Molise ancora sono frenate dal pregiudizio imperante e disarmante però “basta – dicono anche Manuela, Arianna, Federica – non se ne può più”.

Loro si incontrano e non sono mai le stesse. L’appuntamento è al bar per la colazione. Vestono come desiderano e fissano una meta da raggiungere. Il binomio vincente: motocicletta e Spa.

Risata contagiosa e ammettono: “Spesso puntiamo ad una Spa, in montagna o al mare – continuano anche Maria e Jenny – quindi una lunga attraversata in mezzo a paesaggi meravigliosi, ci concediamo qualche ora di sano relax in una spa e ci rimettiamo in viaggio per tornare a casa cariche di energia e invincibili”.

Montagna, mare, collina, le scelte non sono casuali perché la moto pretende “che tu i paesaggi li guardi, con la macchina invece li superi”.

“Essere motociclista – interviene Caterina, grandi occhi azzurri che sfrecciano su una Gs Bmw – significa assecondare quello spirito libero che ci appartiene sin dalla nascita, esplorare posti che non osserveresti mai e quindi  condividerli con chi capisce le tue emozioni. Senti i battiti del cuore che accelerano al rombo del motore,  li avverti prepotentemente davanti ad un panorama, ad una curva, ad un rettilineo. E’ davvero tutto cuore e anima”.

Raccontano, e mentre lo fanno i loro occhi brillano. Parlano, e già solo con le parole ti trasportano verso scenari incontaminati. Le ascolti e anche se sono affaccendate tra la cena da preparare e i compiti da controllare ai figli, percepisci il soffio del vento sulle loro facce, lo stesso vento che le “coccola” quando viaggiano in moto e che alimenta la libertà che custodiscono gelosamente.

Tra chi le ammira perché “hanno fegato” e chi insinua il chiacchiericcio sterile di una forma mentis ancorata a vecchie logiche maschiliste e sessiste, loro se ne fregano e viaggiano. E sono tutte bellissime: né diverse, né dannate. Né negligenti né irresponsabili. Sono cazzute, autonome, indipendenti, invidiabilmente libere e capaci di contagiare di ottimismo chiunque.

Chiudo il pezzo. Anche io voglio imparare ad andare in moto.