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Quasi 60mila euro l’anno di affitto per uffici con muffa e umidità: il palazzo della Diocesi in condizioni critiche fotogallery

Muri aggrediti da muffa, infiltrazioni d’acqua e crepe ovunque condividono gli uffici dello stabile della curia vescovile con i dipendenti comunali, costretti a lavorare in condizioni precarie, rischiando la propria salute.

Inammissibile. Si può tranquillamente riassumere con questo termine quello che accade, da diversi anni ormai, agli ultimi piani dell’alto stabile di Largo Martiri delle Foibe. Il grosso palazzo che svetta fiero su Piazza Sant’Antonio e che, un tempo, ospitava l’Istituto Industriale prima e la sede dei corsi universitari poi, è vittima della decadenza del tempo. Le stanze attualmente accolgono sia la curia vescovile presente al primo piano, che numerosi uffici del Comune di Termoli e della Rieco Sud Scarl che occupano i due piani restanti.

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Al di là dell’umidità diffusa nello stabile dovuta ad infiltrazioni di acqua, come ben visibile anche dalle foto allegate, c’è il rischio che la muffa possa creare, a lungo andare, danni alle vie respiratorie dei lavoratori. La convivenza nei locali è messa a dura prova da una carenza di manutenzione ordinaria che, nel corso dei vari anni, è venuta a mancare.

Una situazione che porta i suoi segni profondi sulle condizioni delle pareti e dei pavimenti: crepe di diversa lunghezza hanno occupato gran parte delle stanze, l’intonaco mancante ha lasciato il posto a tubi scoperti e buchi e la pittura bianca ha ceduto il passo alla muffa.

A destare maggiore preoccupazione è anche il dislivello di una parte del corridoio al terzo piano che sembra essersi abbassato di qualche centimetro, come visibile dal video allegato. I servizi igienici non funzionano ed al loro interno, così come tra i vari corridoi, sono stati accatastati numerosi scatoloni contenenti documenti di vario genere. Le scale secondarie sono veri e propri labirinti abbandonati dove vivono immondizia e polvere.

Nell’ultimo periodo, forse anche in seguito allo sciame sismico che ha colpito il Basso Molise lo scorso 14 e 16 agosto, pare che la situazione sia peggiorata “con la caduta di calcinacci, numerose lesioni dei muri, infiltrazioni di acqua, macchie di umidità sulle pareti esterne senza contare la totale assenza di decoro degli uffici, degli spazi comuni e dei servizi igienici”, come riportato in una recente richiesta di chiarimenti da parte del sindacato ed indirizzata al Comune, al Prefetto, all’Asrem ed alla Regione.

E pensare che il Comune paga un canone annuo alla Diocesi di Termoli e Larino di circa 60mila euro (nel 2018 l’importo versato corrisponde a 57mila 222euro). Un impegno di spesa non indifferente, sostenuto dai contribuenti fin dal lontano 2013. Il contratto di locazione è scaduto a dicembre del 2016 ed è stato prorogato per altri sei mesi. Da questo momento in poi nessun accordo è stato sottoscritto, ma gli uffici sono rimasti al loro posto esattamente come le condizioni di pareti e pavimenti, vittime dell’assenza di controlli.

L’idea che balza subito alla mente di chiunque si trovi a passare di qui, è quella di un edificio decadente, abbandonato a se stesso: eppure, regolarmente, centinaia di lavoratori si danno il cambio giornalmente all’interno dei vari reparti. Come se tutto questo non bastasse, l’ascensore è spesso rotto, creando un enorme disagio a chi, per un motivo o per un altro, ha problemi di deambulazione magari dovuti all’età ed è costretto a citofonare alla curia per usufruire dell’ingresso secondario all’interno delle sale dell’ex cinema.

Una situazione ben nota sia agli uffici vescovili che comunali, come ben documentato dai sopralluoghi effettuati dal tecnico ai Lavori Pubblici Luigi Serrelli che, già nel 2017, scrive “oltre alla suddetta verifica di vulnerabilità sismica, sono necessari interventi urgenti di manutenzione ordinaria e/o straordinaria al fine di risolvere le problematiche delle infiltrazioni di acqua piovana dalla copertura e il deterioramento degli intonaci, al fine di salvaguardare l’immobile da ulteriore degrado e rendere gli ambienti salubri”.

A conti fatti, però, la Curia proprietaria dello stabile finora non ha avviato alcun lavoro per cambiare le condizioni in cui versano edificio e dipendenti comunali, costretti a condividere gli angusti spazi con muffa, infiltrazioni e la paura che pezzi di intonaco o calcinacci possano cadere sulle loro teste. Senza tralasciare gli effetti del panico che si innescherebbe in caso di nuove scosse di terremoto: l’allerta diffusa e la paura creerebbero più danni del sisma stesso. Tra la sporcizia, la muffa, l’umidità e l’ascensore quasi sempre rotto sembra di stare in un mondo scalcagnato e non in una delle stanze della più alta istituzione cittadina.