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Paziente sfonda una vetrata del pronto soccorso e insulta i medici, arrivano i carabinieri

Per l'uomo residente in città scatterà una denuncia. Il personale del San Timoteo torna a chiedere una guardia giurata dopo l'ennesimo episodio di violenza

Ha dato in escandescenza durante l’attesa in pronto soccorso, prendendo a calci una porta di vetro e mandandola in mille pezzi. E non solo. Anche oggi, martedì 16 aprile, il reparto di emergenza del nosocomio San Timoteo è stato teatro di un episodio di violenza, che ha costretto il primario Nicola Rocchia, impegnato in un convegno in municipio, a rientrare in fretta e furia in ospedale e i medici e gli infermieri a mettersi al riparo dalle minacce e dalle urla del paziente.

Lui, un uomo residente in città, era arrivato per un codice bianco, ovvero uno di quei casi clinici che nella gerarchia del sistema Triage è considerato il meno grave. Ha atteso circa un paio d’ore, mentre il personale in servizio assisteva pazienti ritenuti più gravi e da trattare con criterio prioritario. A un certo punto, dopo aver dato evidenti segnali di impazienza e nervosismo, ha cominciato a urlare e nel clou della sfuriata con un calcio ha frantumato un vetro creando non poco spavento.

Sono stati chiamati immediatamente i carabinieri che hanno provveduto a prendere dati e informazioni. Scontata la denuncia a carico dell’uomo, che è stato comunque assistito dai medici quando è arrivato il suo turno. Una vicenda che si aggiunge ad altre, alcune tali da spaventare notevolmente i medici e soprattutto le dottoresse, che spesso restano sole con infermiere durante le notti di guardia e sono sicuramente più vulnerabili.

Questa una delle principali ragioni per cui dagli stessi reparti di emergenza e pronto soccorso arriva la richiesta di una guardia giurata. Non tutti gli episodi di violenza o i raptus di rabbia vengono scatenati però di notte, come dimostra quanto successo oggi intorno alle 16 quando un paziente ha avuto una crisi di rabbia sfociata nella violenza e per la quale è stato necessario ricorrere alle forze dell’ordine.