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Pasqua amara alla Gam. Il vescovo con gli operai: “La burocrazia ha bloccato investimenti”

Nel messaggio di Giancarlo Bregantini le 'bacchettate' a chi ha gestito l'operazione che ha portato al fallimento dell'azione di rilancio dello stabilimento e un appello alla Regione, ai sindacati e alla magistratura: "Il rischio è che si possa arrivare ad una sconfitta epocale per il Molise".

La crisi all’ex Gam la segue da tempo. Proprio davanti allo stabilimento di Monteverde di Bojano venne organizzata una manifestazione in occasione del 1 maggio. E’ sul destino dell’azienda cuore della filiera avicola che il vescovo di Campobasso Giancarlo Bregantini rivolge un appello. Perchè il macello, dove sarebbero stati impiegati circa 200 operai, probabilmente non riaprirà mai dopo il diefront di Amadori che ha rinunciato all’investimento previsto nel contratto sottoscritto con l’ex governatore Paolo Frattura.

“Davanti alla nuova crisi avvenuta alla Gam, ci sembra utile chiederci se siamo stati capaci finora di cogliere il monito che papa Francesco ci ha lasciato, quando ci ha fatto visita cinque anni fa: “abbiamo attuato il “patto per il lavoro”, mettendo insieme le forze locali in modo costruttivo?”. Ebbene, notiamo che questo monito, oggi diventa appello alla nostra responsabilità di molisani”, scrive Bregantini. 

Il presule si fa portavoce delle preoccupazioni espresse dopo una riunione con i parroci di Bojano e i fedeli dal centro matesino.

“Manifestiamo la nostra accorata solidarietà a tutti i lavoratori coinvolti in questa sofferta questione”, sottolinea il vescovo. “E’ triste sapere che l’azienda Amadori rinuncia ad investire quella somma feconda di ben 30 milioni, per rinnovare completamente il macello. Tanto più che il contributo pubblico, pari al 40% dell’importo, aveva avuto il via libera dalla Commissione europea. Si tenga presente inoltre che la ripresa del macello avrebbe portato ad un reimpiego di un centinaio di lavoratori del comparto Gam, in base all’accordo firmato a fine febbraio 2017″.

Quindi, “preghiamo il Signore, tutti uniti, specie in questi giorni santi, affinché l’azienda possa rivedere questa dolorosa decisione”.

Tuttavia, nel suo messaggio, Bregantini non risparmia ‘bacchettate’ per come è stata gestita tutta l’operazione finanziaria: “La ditta si ritrova frenata per una serie di inadempienze gravi da parte del tessuto burocratico e politico del Molise. Come Chiesa locale, pensiamo che la causa di questo sia la mancata attrattività degli investimenti per la ristrutturazione nei confronti del Gruppo Amadori, nel suo progetto di riqualificazione dell’azienda. Perciò, a causa di lentezze tecniche e burocratiche, oggi si sta presentando un vero dramma per i tanti dipendenti e per tutto il territorio molisano”.

Parla di “un nodo etico, prima ancora che finanziario! Interpella le coscienze di tutti noi! Non restiamo alla finestra, ma entriamo in gioco. Come popolo del Molise soffriamo per questi ritardi, origine di precarietà economica, con impatto culturale e sociale devastante, specie sulle famiglie. Occorre perciò intervenire con “tavoli operativi” capaci di risolvere i grovigli tecnici, finanziari e relazionali. Il rischio, infatti, è che si possa arrivare ad una sconfitta epocale per il Molise”.

Per questo lancia un appello alla Regione Molise, ai sindacati, alla magistratura perché “si adoperino saggiamente a non perdere quest’occasione d’oro di riconversione dello stabilimento avicolo, in un territorio già ferito, per il dissesto delle strade, lo spopolamento dei borghi e la disoccupazione giovanile. La Politica assuma dunque la solerzia attiva, l’operatività sapiente. Non lasci indietro nessuno, ma persegua il bene comune. Punti ad un’economia che risana perciò le disuguaglianze e le povertà. Renda attrattiva la nostra terra, con quel Patto per il lavoro, invocato dal Papa. Abbia a cuore persone, aziende e territorio. Metta fine a questa crisi, credendo di più nel futuro. Lasci cadere la pietra della miopia e risani la lesione con Amadori, con linee d’azione concrete. Perché gli investimenti sono la componente vitale per la società molisana”.

L’ultima parte del messaggio è rivolta ai lavoratori e alla città di Bojano affinchè possano “restare uniti e compatti, non solo nei momenti di emergenze, ma attivi sempre, giorno per giorno! In gioco vi è tutta la nostra speranza di futuro. E l’appello per il lavoro – la chiosa finale – si estende anche per altre realtà industriali, da tempo in crisi, come l’Ittierre e lo Zuccherificio, ormai privi anche di ammortizzatori sociali. Siamo poi vicini alle tante piccole industrie che non reggono più la crisi aziendale. Mentre ci rallegriamo per altri investimenti positivi, come l’Incubatoio, per opera della stessa ditta Amadori”