Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

Ordine dei Medici contro il richiamo dei camici bianchi in pensione. “A rischio la qualità delle prestazioni”

L'OMCeO di Campobasso contesta la decisione del Commissario ad acta alla Sanità di richiamare in servizio i medici in pensione per fronteggiare la mancanza di camici bianchi. Critico l'Ordine dei Medici: "Sono più di 6mila i medici giovani specializzandi, serve un'adeguata programmazione della formazione post lauream". L'efficacia delle prestazioni erogate e dunque la qualità dell'assistenza è a rischio - per l'Ordine - se a curare sono 'centenari'

L’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (OMCeO) di Campobasso si dice contrario alla proposta, avanzata dal Commissario ad acta alla Sanità molisana, Angelo Giustini, di richiamare in servizio medici in pensione. In una lettera, firmata dal presidente Carolina De Vincenzo e indirizzata allo stesso Giustini, al sub commissario Ida Grossi, al Direttore Generale dell’Asrem Gennaro Sosto oltre che al Governatore Donato Toma, l’Ordine esprime tutte le proprie perplessità riguardo alla decisione della struttura commissariale, avallata dall’Azienda sanitaria.

La proposta è nata in seguito alla carenza di camici bianchi negli ospedali molisani e la regione ha fatto in qualche modo da apripista: anche altre regioni come il Veneto e il Friuli hanno ‘mutuato’ l’idea. Quello di richiamare medici specialisti in quiescenza in servizio attraverso incarichi libero-professionali, non piace all’OMCeO che, “pur prendendo atto della natura eccezionale e temporanea di tale misura, adottata dopo il fallimento delle normali vie di reclutamento del personale medico, esprime grande preoccupazione e contrarietà a tale iniziativa che, oltre a porsi in contrasto con la disciplina di riferimento, appare inadeguata a contrastare efficacemente la situazione di criticità degli organici, anzi pericolosa e pregiudizievole per la qualità dell’assistenza”.

Lo strumento degli incarichi libero-professionali per l’Ordine non si presta a essere utilizzato per far fronte agli ordinari fabbisogni di personale delle pubbliche amministrazioni in generale e delle Aziende sanitarie in particolare. Si contesta anche la possibile pericolosità di tale scelta in merito all’efficacia delle prestazioni. “È evidente che l’uscita dal lavoro incide negativamente sull’efficacia delle prestazioni che i medici pensionati potrebbero offrire, dato che l’esercizio dell’attività e l’aggiornamento professionale costituiscono elementi essenziali per la

qualità dell’assistenza medica”.

Sotto accusa anche la discriminazione che si verrebbe a creare dipendenti strutturati e liberi professionisti incaricati, chiamati a svolgere i medesimi compiti dei primi. “Senza contare le ricadute pregiudizievoli sul potere contrattuale delle giovani generazioni di medici, che risulterebbe notevolmente condizionato dalla ‘concorrenza sleale’ di contratti con singoli professionisti reclutati a basso costo”.

Il ricorso, poi, a professionisti inseriti nelle graduatorie per la specialistica ambulatoriale per coprire i turni ospedalieri, sebbene già adottato in alcune realtà, lascia perplessi gli Ordini professionali, trattandosi di medici che non hanno seguito le normali modalità di accesso in ospedale tramite concorso pubblico e pertanto “potrebbero non possedere accertate competenze per il lavoro in corsia, in urgenza, in sala parto o in sala operatoria”. L’assunzione del personale sanitario del 118 – puntualizza l’Ordine – non può avvenire se non per quei professionisti che hanno svolto almeno cinque anni di incarico in Pronto Soccorso, anche saltuariamente.

Della questione se ne è occupato anche il giornale ‘Open’ fondato da Enrico Mentana che proprio ieri (2 aprile) ha intervistato lo stesso Giustini, che ha spiegato come non ci siano altre strade visto che giovani medici non ci sono.

L’Ordine ribatte: “Abbiamo in Italia circa 6.200 medici specializzandi iscritti all’ultimo anno del relativo corso, che potrebbero partecipare, come è loro diritto, alle procedure concorsuali per l’accesso alla dirigenza del ruolo sanitario nella specifica disciplina: le loro opportunità potrebbero sfumare a seguito della decisione di assumere pensionati”.

Il problema per l’Ordine è la mancata o errata programmazione che ha causato la penuria di medici specialisti, un problema comune a tutt’Italia. “Sono più di 10mila i medici intrappolati oggi nel cosiddetto ‘imbuto formativo’, dovuto al gap tra medici laureati e iscritti alle Scuole di specializzazione e al Corso per la Medicina Generale, per un numero di posti decisamente insufficienti per i bisogni del sistema sanitario”.

Occorrono maggiori risorse – per l’ordine dei medici – da investire per la formazione post laurea dei medici, da parte del Governo ma anche delle Regioni, che devono programmare gli investimenti per la formazione in base alle loro necessità. “Purtroppo il Molise è stata l’unica regione a non finanziare negli scorsi anni alcuna borsa”.

“Lo scorso anno, come Ordine dei Medici, lanciammo una campagna con manifesti cittadini, ripresa anche da organi di stampa e TV locali, che informava sul reale pericolo di essere curati nel futuro da medici ‘centenari’” che per l’Ordine è il preludio del fallimento dell’intero servizio sanitario nazionale cui si aggiunge il fatto che sempre meno medici, anche residenti in Molise, vogliono entrare nel SSN, che rischia dunque il collasso. La ricetta dell’Ordine: “Serve più attrattività per il pubblico, migliorando gli standard lavorativi, maggiori garanzie per la sicurezza dei lavoratori, turni meno massacranti, adeguate risorse umane e tecnologiche, maggiore meritocrazia, riduzione dell’influenza della politica nella scelta dei ruoli apicali della professione”.