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Il parco dei giochi e quello della politica

afFondo/2 - Quando una strada riasfaltata non fa futuro (Pensare al futuro, significa anche accogliere le istanze delle nuove generazioni, soprattutto se il calo demografico inchioda le prospettive di crescita di una realtà territoriale. Eppure, biblioteche chiuse e parchi in stato di abbandono non sono certo risultati incoraggianti per aiutare bambini e ragazzi a coltivare sorrisi e talenti)

Slogan luccicanti, interventi in pompa magna e un corollario di buone intenzioni. L’anticamera della campagna elettorale, che ritroverà presto nella dimensione comunale il proprio epicentro, ha già spalancato le proprie porte.

Frenesie precoci e “ansie da prestazione” tipiche del momento si succedono, puntuali, ogni volta che la macchina elettorale comincia a muovere nuovamente i propri ingranaggi, di lustro in lustro pronta a scrollarsi di dosso polvere e promesse; quelle mantenute e quelle tradite.

Dinamiche ricorrenti, linguaggi noti, sempre così capaci di mettere in luce contraddizioni in serie. Come quella inneggiante ad una fantomatica esigenza di rinnovamento, alla presunta voglia di guidare la città verso una nuova età dell’oro. Eppure, che molto spesso tutto questo non accada è più di una semplice sensazione.

In un contesto drammaticamente incline all’emorragia cronica di popolazione giovanile, ad esempio, sarebbe importante oltre che funzionale pensare soprattutto alle nuove generazioni: alle loro esigenze, alle loro attese, alle speranze cui sono aggrappate. Perché i ragazzi hanno bisogno di essere immersi in un terreno fertile su cui far germogliare talenti, vocazioni, progetti; di sentirsi ascoltati, tutelati, compresi. L’insensibilità alle loro istanze rappresenterebbe un peccato capitale, un colpo di scure al futuro di tutti.

parco Ungaretti Campobasso

Ecco perché garantire ai più piccoli spazi e luoghi, ma anche opportunità di sana relazionalità e crescita culturale dovrebbe essere un’esigenza primaria. E invece, accade di consueto che al centro di programmazioni e programmi amministrativi ci siano spesso “questa o quella” via (nel caso di Campobasso, magari entrambe) da asfaltare, lo stabile da abbattere, i parcheggi da implementare, il sistema fieristico, la siepe da sistemare. Tutte attività legittime e doverose, certo, ma non esattamente tese ad abbracciare un’idea lungimirante di comunità.

Un’idea che per nulla si ritrova, ad esempio, in una biblioteca chiusa: un patrimonio intellettuale e culturale, quale quello della “Albino”, strangolato da “lucchetti” inconcepibili. Un’idea che cozza aspramente anche con le altalene vuote, le strutture in legno logore, l’erba incolta e l’atavico stato d’abbandono in cui versa il parco – o, per meglio dire, ciò che ne resta – di via Leopardi. Un’area posta nelle vicinanze di una scuola elementare, in un quartiere molto popolato: il possibile scenario di giochi, fantasie e sorrisi dei più piccoli. E invece, “lucchetti” anche lì.

Pensare ai giovani, agli uomini di domani significa anche questo: comprenderne le prospettive, le amarezze, salvarli dal rischio di mancate consapevolezze, dall’anestesia di sensibilità sempre più dilagante, da una liquidità dei rapporti a tratti preoccupante.

Accompagnarli nei rispettivi percorsi di realizzazione, come pure nei processi di integrazione nel contesto sociale che li circonda vuol dire anche aver cura dei loro spazi, affinché siano adatti alla loro crescita e alla loro età. Un’amministrazione, a qualunque livello si trovi a operare, questo non può dimenticarlo.

Perché, grazie a Dio, esistono ancora cose che uno smartphone non può fare e che una strada riasfaltata, gli appuntamenti folkloristici e gli slogan elettorali non bastano a garantire. L’uomo per l’uomo, reciprocamente: prendersi cura dell’altro è il primo passo per elevare noi stessi. E anche il senso di un agire politico degno di tal nome.