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Il “grazie” di una mamma spezza il rigido protocollo della festa della polizia

"Hanno salvato mio figlio"; sono le uniche parole che hanno dato il giusto merito al lavoro condotto tutti i giorni dagli uomini e dalle donne della polizia di stato. Capofila nella lotta allo spaccio, i poliziotti di Campobasso e Termoli hanno raggiunto risultati ragguardevoli ma soprattutto hanno conquistato la popolazione

E’ grazie a loro se il Paese ogni giorno è un po’ più sicuro. E’ grazie a loro se le emergenze diventano meno emergenze e le difficoltà si trasformano in sfide da vincere, se la giustizia trionfa sul sopruso e la fiducia prende il posto della paura.

E’  grazie agli uomini e alle donne della Polizia di Stato, a quelli che lavorano sulla strada, tra la gente, per la gente.

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Squadra mobile, digos, prevenzione generale e soccorso pubblico, divisione anticrimine, polizia amministrativa, polstrada, polfer e polpost sono alcuni dei reparti che hanno la differenza: la fanno nelle conclusioni, nei numeri, nella reazione emotiva di chi in loro crede e spera.

Reparti dove si respira il lavoro, quello vero.

Quello eseguito per (e spesso con) il cittadino, e che il cittadino poi riconosce in quella rispettabile  stretta di mano che più delle formali etichettature, marchia indistruttibilmente la gratitudine dovuta e voluta a questi uomini e queste donne in divisa.

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E il personale della polizia che opera a Campobasso di successi ne ha ottenuti eccome: li sintetizzano i numeri che hanno prodotto in mesi di lavoro e sacrificio ma soprattutto li rivelano i sorrisi della gente, i lunghi applausi, i telefonini accessi per foto e video, i giornalisti assiepati un po’ qua e un po’ là in Piazza Prefettura a Campobasso  in occasione del 167 anniversario dalla fondazione del Corpo.

Persone comuni, che hanno partecipato alla soddisfazione meritata di questi uomini e queste donne in uniforme.

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Persone comuni, come i mass media, che anche oggi hanno superato la rigida, inaspettata e opinabile formalità di un protocollo , per raccontare quello che invece più conta: il cuore. Il cuore di chi della polizia si fida e a alla polizia racconta e denuncia e il cuore di chi opera con l’uniforme per placare la sete di giustizia.

Perchè alla fine quello che conta  sono le 50 persone arrestate, le 494 segnalate all’autorità giudiziaria e le 14040 denunce di reato ricevute. E sono gli uomini e le donne che materialmente hanno lavorato a tutto questo.

Quello che conta è che la polizia, in provincia di Campobasso, conduce una lotta allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti che ha portato all’arresto di 16 persone nell’ultimo anno. Undici in più rispetto al 2018.

E – ecco la soddisfazione più grande – conta che tra queste persone arrestate ci sono figli tossicodipendenti con padri e madri disperati che nella polizia hanno trovato conforto, forza e coraggio. “Ero qui di passaggio  – racconta C. mentre si precipita ad attraversare Piazza Prefettura – mi sono fermata per partecipare all’omaggio che meritano i poliziotti di Campobasso. Hanno salvato mio figlio. Era un drogato oggi è un recuperato che sta provando a costruire la sua strada”. Poi corre via, ha solo il tempo di guardare negli occhi chi l’ha aiutata, il resto non conta.

Parole di una mamma che schiacciano il protocollo della giornata sotto il peso del cuore.  E superano senza scampo il raziocinio freddo e programmato della cerimonia.

Parole che più di molto altro, donano il senso di cosa è davvero la polizia.  Parole che – paradossalmente – non sono chiacchiere noiose ma spezzano il fiato, piegano le ginocchia e centrano l’obiettivo: comunicare il senso della giornata. Trasmettere il meritevole lavoro di questi uomini e queste donne. E gioire con loro.

Poi ancora i numeri: aumentano i furti delle macchine, calano quelli in appartamenti. Crescono i casi di minacce, si riducono quelli relativi alle lesioni dolose. Aumentano le rapine: sono 13 quelle accadute nell’ultimo anno, nel 2018  erano sei.

Infine gli encomi e le lodi: i riconoscimenti che il Corpo della Polizia consegna a chi si è distinto durante l’anno nel proprio lavoro. Li meritano, d’altronde sono questi poliziotti in trincea che lottano tutti i giorni contro pregiudizi, sfiducia e paure.

Ma permettete la chiusa: al di là delle convenzioni formali e della freddezza di un pezzo di carta, al di là dei banali posti assegnati, al di là delle interviste convenzionali posticipate per formalità o dell’indifferenza indelicata rispetto a chi lavora per comunicare l’eccellente lavoro di questi uomini e queste donne;   i nostri poliziotti,  tutti quelli che ogni giorno varcano la soglia degli uffici di via Tiberio o del commissariato di Termoli hanno conquistato ben oltre il canonico pezzo di carta: loro, si sono presi il cuore della gente. E per noi, alla fine, conta questo. Auguri.