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Il Fulvio come un vascello, vibranti emozioni per il Moby Dick di Sabelli e Saurino foto

Grande successo per lo spettacolo 'Moby Dick - La bestia dentro', riadattamento del regista Davide Sacco dell'opera di Melville. Sul palco Stefano Sabelli, nelle vesti del capitano Achab, e Gianmarco Saurino, a interpretare il suo alter ego Ismaele. Ad accompagnare il peregrinare dei due tra le onde dell'oceano la suite mediterranea ed evocativa del musicista Giuseppe Spedino Moffa.

Una baleniera in rotta su un oceano di pagine azzurognole e libri, in un teatro che a ben guardare sembra una barca rovesciata. Questa scenografia d’impatto ha accolto ieri (16 aprile) gli spettatori accorsi al Teatro Fulvio per lo spettacolo ‘Moby Dick – La bestia dentro’, riadattamento di Davide Sacco del capolavoro di Hermann Melville. A barcamenarsi sulla tolda della nave c’erano il capitano Achab, interpretato da Stefano Sabelli e, nei panni del mozzo Ismaele, Gianmarco Saurino.

Ci sono due mondi – esordisce Ismaele nel suo monologo iniziale – quello emerso e quello sommerso. Chi si imbarca, come lui, sceglie di lasciare tutte le certezze della terraferma e di peregrinare nello sconfinato mare mettendosi al cospetto di se stessi, del proprio oceano-abisso interiore.

A guidare la baleniera Pequod e il suo equipaggio (che in questo speciale allestimento è parte del pubblico stesso, di fatto inglobato nell’azione scenica) c’è il vecchio capitano Achab. La sua non è una semplice caccia alle balene bensì ad una sola di esse, il leggendario capodoglio Moby Dick, uno spaventoso “muro bianco dei mari” che nessun marinaio si arrischierebbe ad affrontare. Achab è però accecato da un folle desiderio di vendetta nei confronti del mammifero che gli ha portato via una gamba. Il suo peregrinare fra le onde, alla ricerca della gigante balena, non è che un’ostinazione che dà senso alla sua vita e il mammifero assurge allegoricamente al demone che ognuno ha dentro di sè.

Gianmarco Saurino in Moby Dick

“L’uomo non è mai padrone del suo destino se non insegue un sogno e se non ha l’ostinazione per realizzarlo, quel sogno!”. La certezza e l’illusione, la verità e il sogno: sono due visioni che si fronteggiano quelle di cui sono portatori i due marinai. Magistrale ed emozionante la resa degli attori della tensione tra i due personaggi, palpabile per i tanti spettatori e in special modo per chi era sul palco.

Nei suoi parossistici e vibranti monologhi il Capitano-Sabelli dispiega tutta la sua forza, il suo dolore, la sua folle bramosia. “Ti sembro un pazzo? – chiede al giovane Ismaele che tenta invano di dissuaderlo dalla sua insensata ricerca – È quello che succede a chi cerca di guardare oltre”.

E infatti non è che un tentativo di oltrepassare i limiti umani la sete di conoscenza che ha animato questo Nettuno dei mari fino a fagocitarlo. “Dopo 40 anni sono ubriaco di sapere ma ho ancora paura” confessa lo struggente Achab al suo alter ego Ismaele che lo supplica di arrestare l’insensata corsa che lo ha portato finanche ad abbandonare una moglie e un figlio amati.

Gianmarco Saurino in Moby Dick

Il giovane Ismaele è però allo stesso tempo calamitato dalla tenacia del suo capitano, dal suo modo di affrontare le tempeste e di sfidare tutto e tutti con inusitata forza. Così simili e così diversi, ognuno portatore di una propria idea di verità, come un padre e un figlio si ritrovano e affrontano insieme la sfida al proprio mostro, alla propria bestia dentro.

Ad accompagnare quiete e tempesta di questo navigare, la musica dal vivo di Giuseppe Spedino Moffa che, con i suoi strumenti, ricrea le atmosfere marinaresche ed evoca il terzo personaggio dello spettacolo, l’agognata e temuta Balena Bianca.

Memorabile e straziante il grido finale del capitano: “In questo andare alla ricerca dell’imperscrutabile ho trascurato l’unica cosa che nessun uomo dovrebbe mai trascurare, l’amore per la vita”. È questo quello che Achab, prima di gettarsi in mare persuaso di aver avvistato il suo mostro, chiede ad Ismaele e alla sua ciurma. Con uno straziante “restate umani” il capitano si oblia per sempre nelle acque, concludendo così il suo inseguimento.

Uno spettacolo accolto con entusiasmo dal pubblico presente, anche stavolta numeroso, che ha tributato agli artisti scroscianti applausi e una calorosa accoglienza nel dopo-teatro.

Dopo teatro Moby Dick

Ancora una volta un successo per l’adattamento dell’opera di Melville – di cui quest’anno ricorre il bicentenario della nascita – che vede protagonista l’attore e regista molisano Stefano Sabelli e il giovane talentuoso Gianmarco Saurino. Oltre trenta repliche finora per uno spettacolo prodotto da TeatriMolisani che sta girando l’Italia mietendo consensi e apprezzamento.

Si è trattato del quinto appuntamento con la Stagione di prosa di Guglionesi che, spettacolo dopo spettacolo, sta appassionando vieppiù il pubblico molisano. Da non perdere la pièce ‘Thanks for vaselina’, in scena il 10 maggio, un grande affresco della società contemporanea che promette di far ridere ed emozionare.