Il crollo della partecipazione democratica. Candidati in fuga: ‘solo’ 309 ai nastri di partenza. In corsa pure la donzella

E' finito il tempo in cui "eserciti" di aspiranti consiglieri erano in competizione per una poltrona a palazzo San Giorgio. Forfait delle liste civiche, l'Udc non sarà in corsa e nemmeno il Pd (partito di maggioranza in Comune) è riuscito a depositare una lista completa. Intanto scatta la vendetta nei confronti dei transfughi: il sindaco Battista ha avviato le procedure per togliere le deleghe ad assessori e consiglieri 'traditori'.

Non solo l’astensionismo alle urne. C’è un altro dato che conferma il progressivo allontanamento delle persone dalla politica, pressoché scomparsa la voglia di impegnarsi e darsi da fare per il bene della città. Il crollo della partecipazione non è forse mai stata così evidente come in queste elezioni, soprattutto a Campobasso dove negli ultimi anni accanto ai partiti erano nati una serie di movimenti ‘utilizzati’ per drenare voti o convogliare consensi su questo o quell’altro sindaco. Si è parlato degli “eserciti di candidati”e di “grandi ammucchiate” di cui non c’è quasi più traccia.

Questa volta, per la corsa elettorale del prossimo 26 maggio, il numero dei candidati si è assottigliato parecchio: ‘solo’ 309 sono ai nastri di partenza in una città che conta 49mila abitanti. Anzi, alcuni partiti hanno avuto pure difficoltà a chiudere le liste, a trovare cittadini che decidessero di impegnarsi in prima persona e a spendere soldi per finanziare santini e manifesti elettorali. Forse hanno perso di attrattività pure gli emolumenti che spettano ad un consigliere comunale: circa 1000 euro lordi, a cui bisogna aggiungere 50 euro per il gettone di presenza ad ogni commissione consiliare.

Nulla a che vedere con i numeri del 2014, quando il solo Antonio Battista aveva dalla sua parte ben undici liste che componevano lo schieramento del centrosinistra. In totale a quella competizione elettorale parteciparono oltre 513 candidati e vennero presentate 18 liste.

Scenario simile nel 2009 con Gino di Bartolomeo: anche l’esponente di Forza Italia ebbe l’appoggio di undici liste e di centinaia di aspiranti consiglieri. Altre otto concorrevano a sostegno degli altri cinque aspiranti primi cittadini di palazzo San Giorgio. In totale quindi 20 formazioni.

Numeri decisamente inferiori alle Amministrative 2019: in totale 11 liste (cinque del centrodestra, tre per il centrosinistra, Movimento 5 Stelle, Io Amo Campobasso e Forconi) e 308 candidati. Il Pd, partito di maggioranza nell’ultima legislatura, è riuscito a trovare solo 27 candidati, quasi tutti consiglieri e assessori comunali uscenti come Bibiana Chierchia, Stefano Ramundo, Pietro Maio, Alessandra Salvatore, Giovanna Viola, Michele Durante (nel 2014 era candidato con Lab), Peppe D’Elia, Lello Bucci e Giose Trivisonno.

Addirittura hanno ancora meno candidati Centro Democratico e ‘Sinistra per Campobasso’: 22 a testa. Nella prima formazione è schierato Pino Libertucci, mentre nella seconda compaiono le assessore Lidia De Benedittis e Maria Rubino, il dottore Leo Terzano e una ‘vecchia gloria’ come Filippo Poleggi, ex assessore della giunta Massa e promotore di una contestata pista ciclabile di cui ora è rimasta qualche leggera traccia sugli asfalti del quartiere Cep. “Sono liste un po’ leggerine”, commenta qualche esponente politico.

Chi ha riempito tutte le liste con il numero massimo consentito dalla legge (32) è stato il centrodestra, rafforzato però da parecchi transfughi che in maniera disinvolta hanno voltato le spalle ad Antonio Battista per appoggiare la leghista Maria Domenica D’Alessandro, considerata favorita alla vittoria elettorale.

Il ‘tradimento’ più eclatante è stato quello di Francesco de Bernardo e Massimo Sabusco. Dopo l’azzeramento della giunta dello scorso gennaio, per non perdere il posto in giunta (e il relativo stipendio) entrambi avevano firmato un documento di ‘fedeltà’ al sindaco. Salvo poi rinnegare tutto quattro mesi dopo. Il titolare alla mobilità è candidato con i Popolari, il collega del Bilancio con ‘E’ Ora’, lista nella quale sono confluiti diversi esponenti dell’Udc (che per la prima volta non sarà presente alle Amministrative). Lunedì scatterà il ‘repulisti’ con la revoca delle deleghe decisa dal primo cittadino che ha riunito la giunta ieri, 26 aprile, alle 13.30. Contestualmente i due hanno inviato al sindaco un sms per comunicare di aver protocollato la pec con le dimissioni: De Bernardo ha inviato il messaggio ieri mattina, nel pomeriggio sul telefono di Antonio Battista è arrivato pure quello di Sabusco.

Deleghe revocate anche ai consiglieri Antonio Molinari (verde pubblico) e Gianluca Maroncelli (contrade): il primo, ex Pd, è candidato con i Popolari, mentre il secondo ha trovato spazio nel movimento ‘E’ Ora’,  mentre cinque anni fa aveva debuttato con Segnale Civico.

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Ma sta facendo parlare pure il ‘salto della quaglia’ di Francesco Sanginario (ex Pd, oggi in corsa con i Popolari per l’Italia), Elio Madonna (ex Centro democratico oggi Fratelli d’Italia), Antonio Columbro tornato al centrodestra dopo una parentesi con l’Idv. Doppio cambio di casacca pure per Michele Coralbo, eletto nella Coalizione civica e poi passato nella maggioranza. Nell’elenco dei transfughi infine Federico Sarli (Popolari per l’Italia alleato però col centrosinistra alle scorse comunali del 2014) e Pietro Montanaro. 

Ha scelto Forza Italia l’ex Pd Angelo Cristofaro (ex assessore provinciale nonché ex numero uno della casa di riposo Pistilli per volere di Battista), gli ex assessori nella giunta Di Gino Di Bartolomeo come Livia Mucci e Giuseppe Cimino.

Certo, pure per il centrodestra sono tempi di ‘vacche magre’: l’Udc non ha presentato la lista, ad esempio. E nemmeno Orgoglio Molise, due partiti inseriti in pieno nel governo regionale. Tutto sarebbe riconducibile alla candidatura alle Europee di Lorenzo Cesa e Aldo Patriciello, entrambi in corsa con Silvio Berlusconi.

Infine, sono quasi scomparsi pure i movimenti civici, a parte due eccezioni: ‘Io Amo Campobasso’ e ‘E’ ora’.

Spariti dai radar Il Popolo della famiglia e Democrazia Popolare che avevano proposto la candidatura di Francesco Pilone. Quest’ultimo alla fine non compare nemmeno tra i candidati. Invece la collega Maria Laura Cancellario è stata inserita nella lista di Forza Italia. E i 55 aspiranti consiglieri annunciati dai movimenti ‘Campobasso al centro’ e ‘Campobasso del futuro’? Sono ‘scomparsi’. Un caso da ‘Chi l’ha visto’. L’unico a rappresentante dei due movimenti, l’imprenditore Corrado Di Niro (proposto come candidato sindaco da Angelo Santoro), è finito nei Popolari.

Si è fermato a 23 candidati pure il movimento progressista ‘Io Amo Campobasso’, che aveva raccolto attorno al suo manifesto programmatico oltre 600 persone, fra cui il giornalista di Rai Tre Domenico Iannacone. Ma poi forse non tutti hanno avuto il coraggio di metterci la faccia e impegnarsi in prima persona.

Per non parlare degli uscenti che hanno deciso di terminare l’impegno amministrativo Sabino Iafigliola, Michele Ambrosio, Giovanni Di Giorgio, Maurizio D’Anchise.

Invece tra i volti nuovi di queste elezioni c’è la donzella Sarah Kalaf, candidata con i Popolari, e quello di Maria Grazia La Selva dell’associazione Liberaluna (attiva contro la violenza sulle donne) e candidata con Fratelli d’Italia. Infine, sarà della competizione pure Giuditta Lembo, consigliera di Parità della Provincia di Campobasso. Corre con i Popolari.