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I transfughi non votano la variazione di bilancio e lasciano il consiglio: maggioranza risicatissima foto

I Popolari Sabella, Fabrizio e Barile non votano con la maggioranza dopo essersi candidati col centrodestra: la variazione al bilancio passa per un soffio in una seduta ricca di momenti di tensione

Il sospetto di molti si è verificato. I transfughi passati dal centrosinistra al centrodestra hanno deciso di non votare la variazione di bilancio in discussione in consiglio comunale questa mattina 29 aprile, mettendo a serio rischio la tenuta della maggioranza proprio in questo finale di consiliatura. La variazione è stata poi approvata con appena 9 sì.

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Tuttavia fa notizia l’abbandono dell’aula dei consiglieri Timoteo Fabrizio, Vincenzo Sabella e Michele Barile, oggi tutti candidati in opposizione al sindaco Angelo Sbrocca. Il primo nella lista dei Popolari, gli altri due con Diritti e Libertà.

Sabella è intervenuto a nome del gruppo, sia per difendere l’assenza del dimissionario assessore Enzo Ferrazzano che per comunicare la decisione, accolta dal primo cittadino con uno sguardo che sembrava fra il sorpreso e l’amareggiato ma senza commenti.

Giunta Sbrocca senza Ferrazzano

Per altro nessuno dei consiglieri candidatisi col centrodestra aveva comunicato alcunché alla Giunta prima di stamane. E c’è da aggiungere che in apertura di consiglio comunale l’esponente di opposizione Daniele Paradisi aveva fatto mettere ai voti una pregiudiziale ritenendo non ci fossero ragioni d’urgenza per una variazione che era nota da tempo. Ma la maggioranza compatta l’aveva respinta, transfughi compresi.

Dopo qualche minuto invece Sabella ha spiegato che il gruppo dei Popolari non avrebbe partecipato al voto perchè non ravvisava motivi d’urgenza nell’odierno consiglio.

La variazione è stata tuttavia essere approvata a maggioranza anche per l’assenza di alcuni esponenti di opposizione. In minoranza c’erano soltanto Di Michele, Di Brino, Marone, Rinaldi, Paradisi, Marinucci e Ciarniello, mentre sono assenti Di Giandomenico e il candidato sindaco di centrodestra Roberti. I presenti hanno però lasciato l’aula al momento del voto.

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La maggioranza ha potuto contare su 9 voti, sufficienti essendo la seduta in seconda convocazione: il sindaco Sbrocca, la presidente Vigilante e i consiglieri Di Campli, Di Francia, Scurti, Cocomazzi, Di Tella, Orlando e Sciandra. Assenti Casolino e Giuditta (che si sono giustificati con impegni di lavoro e personali), Potena e Di Giovine.

La seduta è stata caratterizzata inoltre da forti momenti di tensione, con scontri verbali soprattutto fra Di Francia della maggioranza e l’esponente di minoranza Paradisi. Le variazioni approvate erano state inoltre contestate nel merito dagli esponenti di opposizione Nick Di Michele e Antonio Di Brino prima del voto.

E se il consiglio è terminato con una votazione a maggioranza stentata, i toni non si sono certo placati con la chiusura delle discussioni. Al termine dell’assise civica, infatti, i consiglieri di minoranza uscenti di Libera Termoli Daniele Paradisi e Paolo Marinucci, che hanno deciso di non ricandidarsi, hanno tenuto una breve conferenza stampa.

“Chi di trasformismo ferisce, di trasformismo perisce”, inizia così il suo intervento Paradisi, affiancato da Marinucci, che ha passato al setaccio l’intero consiglio comunale, convocato in seduta straordinaria e per cui aveva già presentato una pregiudiziale dal momento che “questa urgenza non c’era in quanto era nota, già sessanta giorni fa, la necessità di dover far ratificare la delibera di giunta dal consiglio”.

Un’assise che ha avuto il suo fulcro sul tema del bilancio e che ha visto, per la prima volta, l’assenza del dimissionario assessore ad hoc Vincenzo Ferrazzano. Una presenza attesa e dovuta, secondo Paradisi che ha scoperto le motivazioni della mancata partecipazione durante le discussioni: “Ci saremmo aspettati la sua figura, avrebbe dovuto esplicitare le ragioni politiche alla base di un provvedimento di bilancio. La sua assenza, dovuta alle sue dimissioni, ci è stata comunicata tardivamente e non in avvio dei lavori”.

In ultima analisi, però, Paradisi ammette che i cinque anni trascorsi abbiano lasciato qualcosa di amaro in bocca, dovuto principalmente al fatto che l’opposizione non sia sempre stata “compatta, così come non lo è stata la maggioranza, nel presenziare alle sedute del consiglio. Se lo fossimo stati, oggi avremmo riscontrato un voto diametralmente opposto a quello registrato”.