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La rete e le sue mille insidie nascoste. L’esperto agli studenti: “Quello che vedete è solo la punta dell’iceberg” foto video

L’editore e imprenditore Alessandro Curioni, esperto in sicurezza informatica, è stato ospite dell’Istituto Majorana di Termoli. L'autore di 'Questa casa non è un hashtag' e 'La privacy vi salverà la vita' ha tracciato con gli studenti una mappa dei pericoli che si nascondono dietro l’utilizzo, non consapevole, del web

La curiosità e la paura: questi due istinti hanno permesso alla specie umana di salvarsi dall’estinzione e di progredire. Ma quando il pericolo non si percepisce e la paura non si avverte, allora siamo in una condizione critica. È quello che succede oggi, a tutti noi, con l’utilizzo delle tecnologie informatiche. I pericoli nel corso dell’evoluzione non sono affatto spariti, sono semplicemente cambiati e oggi hanno molto a che vedere con l’utilizzo del web e dei social network.

Alessandro Curioni, incontro con studenti Majorana

A spiegarlo venerdì 12 aprile agli studenti del biennio dell’Istituto “Ettore Majorana” di Termoli ci ha pensato un esperto in materia: il giornalista, editore ed imprenditore Alessandro Curioni. ‘Questa casa non è un hashtag’ è il titolo del suo ultimo volume edito da Lattes che, grazie al progetto dall’agenzia Scuola e servizi, sta girando per le scuole d’Italia (in Molise è già stato ad Isernia). Un viaggio con i giovani studenti nei meandri della rete e delle sue insidie. Sono pericoli proprio perché stentiamo a riconoscerli come tali e dunque non ci fanno paura. “Il vero problema è la bassa percezione del pericolo” e ciò vale per i figli ma anche per i genitori.

Preside Giuliani con Alessandro Curioni

Nell’incontro tenutosi nell’auditorium Santa Maria degli Angeli, e introdotto dal preside Stefano Giuliani, il relatore ha sviscerato i vari aspetti critici del web e dei social. Una lezione ‘preziosa’ che gli studenti hanno seguito con molto interesse e lasciandosi andare perfino a scroscianti applausi. Curioni, con slide accattivanti e abile eloquio, non ha mancato di coinvolgerli costantemente con domande, battute e invitandoli a salire sul palco al suo fianco.

Studenti Majorana incontro con Curioni

Ne è venuto fuori un compendio di consigli e di avvertimenti utili. Perché il web è come un iceberg, noi navighiamo nella parte di superficie ma non vediamo tutto quello che c’è sotto. Di qui il consiglio numero uno di Curioni ai giovani: “Non disimparate a leggere”, e il riferimento è a tutti quei messaggi che ci scorrono davanti agli occhi ma che spesso neanche leggiamo. Come quelli che ci dicono che, iscrivendoci ad un social network o facendo un’operazione che a noi sembra banale, stiamo affidando una parte dei nostri dati, di noi stessi, a internet. Un gigante come Google “voi lo pagate in natura con i vostri dati”. Una questione perlopiù ignorata o liquidata con superficialità. “I dati personali sono il petrolio del XXI secolo, voi siete ricchi ma non lo sapete”. Il tema affascina e spaventa. Giusto? Sbagliato? Curioni si limita ad affermare l’importanza dell’essere consapevoli: “Dovete sapere che state barattando pezzi della vostra vita”.

Tanti i temi toccati, dal Dark web alla porno revenge, dalle tecniche del phishing alle app. Ma il filo che lega tutto è sempre lo stesso: bisogna avere il giusto grado di diffidenza e saper leggere accuratamente quello che si nasconde dietro le operazioni che quotidianamente compiamo utilizzando il nostro fido smartphone o il nostro pc. E invece siamo piuttosto affetti da quello che Curioni chiama ‘click ossessivo compulsivo’ che ci porta ad accettare qualsiasi condizione, a scaricare qualunque cosa senza mai porci le giuste domande.

C’è una teoria, cosiddetta dei ‘sei gradi di separazione’, che dice che tra noi e il ‘pericolo’ (un truffatore, un adescatore, perfino un serial killer) ci sono solo 6 persone. Teoria che in anni recenti è stata rivisitata: con l’avvento dei social le persone sono scese a 3. Di qui i consigli a cambiare password “come fossero le vostre mutande”, a non condividerle mai con nessuno, a non usare sempre le stesse. Perchè tutti noi siamo potenziali vittime.

Particolare interesse ha suscitato la dissertazione su youporn, un sito che conta milioni di utenti. Il tema si è legato con quello generazionale del ‘Noi e voi’, dei giovani e dei propri genitori, in un simpatico specchio che ha messo in relazione i “divertimenti diseducativi” di oggi con quelli di ieri. Non siamo poi così diversi, pare dire Curioni che invita gli studenti ad ascoltare maggiormente gli adulti che “ci sono passati”. La differenza sta però nelle conseguenze che oggi sono molto più gravi. “Ho visto dei leoni da tastiera diventare davanti a un giudice dei porcellini d’India”, la battuta di Curioni che ha voluto sottolineare come basti poco non solo a cadere vittima di truffe e raggiri ma anche a diventare autori di reati.

Il relatore ha poi voluto mettere in guardia gli studenti da tre categorie che si incontrano sempre sul web: gli ‘haters’, i ‘trolls’ e i bulli. “Avete la possibilità di escluderli dalle vostre amicizie virtuali, fatelo!”. I bulli ci sono sempre stati, la precisazione dell’esperto, “ma oggi ve li portate a casa con il vostro cellulare”. L’esperto ha ammonito i giovani utenti dei social anche a non omologarsi, seguendo mode insensate che nascondono, anch’esse, dei rischi. “Pensate a quello che state facendo indipendentemente da quello che fanno gli altri”.

Un tema importante su cui molto si è speso l’ospite è stato quello dei social network e dell’uso ‘disinibito’ che se ne fa. Bisogna essere consapevoli dello spazio in cui ci si muove, che è uno spazio pubblico. “Tenetelo a mente quando pubblicate una foto su Instagram. Chiedetevi  se mettereste mai quella stessa foto in piazza a Termoli”. Eppure di spazi pubblici si tratta in entrambi i casi. “Internet non dimentica, quello che si posta sui social non resta solo lì”. Il paradosso è che proprio quando utilizziamo le tecnologie dell’informazione perdiamo il controllo sull’informazione. La privacy si riduce dunque ad un’utopia? “Essa dipende fondamentalmente da noi, è nelle nostre mani”.

Il monito rivolto alla platea è semplice ma efficace: “Non spegniamo il cervello quando accendiamo il pc”. Stiamo andando verso un mondo fatto di oggetti smart connessi alla rete ma attenzione: “Quegli oggetti li progetterete voi, dovete essere consapevoli dell’importanza della loro sicurezza”. Perché basta poco per farsi e per fare del male.