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Analfabeti funzionali elettorali

L'afFondo/4 - Un italiano su quattro non capisce quello che legge e sui social personaggi di dubbio livello conquistano ampie fette di pubblico che potrebbero trasformarsi in consensi elettorali

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In una famiglia di quattro persone, almeno una non capirà cosa c’è scritto in questo testo. Non perché tratta di fisica quantistica, semplicemente per un dato statistico: secondo uno studio dell’ONU pubblicato pochi mesi fa, il 28 per cento degli italiani fra i 15 e i 65 anni è analfabeta funzionale, vale a dire incapace di comprendere un testo semplice pur essendo in grado di leggerlo.

È più di un cittadino su quattro, quasi uno su tre. In un Paese che utilizza la parola emergenza per ogni vicenda possibile – dal maltempo alla droga, dall’inquinamento alle buche per strada – questo fattore della vita quotidiana passa invece sotto silenzio.
Il problema è, come direbbe qualcuno, che questa gente vota. Ora, chi scrive queste righe è un convinto sostenitore della necessità di una revisione profonda del concetto di suffragio universale, possibilmente da affiancare a una necessaria patente costituzionale. Detto pane e salame: per votare occorrerebbe conoscere alcune regole basilari del funzionamento costituzionale della nostra Repubblica. Come per la patente vera e propria: non conosci il codice della strada, beh vai a piedi altrimenti sei pericoloso.

Idem per il voto: se non sai distinguere Governo e Parlamento, allora non hai diritto di decidere il futuro del tuo Paese. Un’utopia in un’epoca in cui, come ha saputo fotografare nitidamente Umberto Eco con sconcertante lucidità “i social media hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli“. Un’epoca in cui ormai chi legge per intero un articolo è considerato un intellettuale, figuriamoci chi lo capisce.

Oggi va di moda leggere il titolo, non capirlo e insultare o straparlare. Di recente il fenomeno di turno, non avendo afferrato il senso di un approfondimento del nostro giornale sul Reddito di cittadinanza in Molise, ha proposto senza rendersi conto di coprirsi di ridicolo, “una petizione per eliminare Primonumero“. Quindi una raccolta firme per cancellare un giornale, che è una società privata. Roba da manicomio.

Ecco, oggi tutti parlano di tutto. Eravamo un popolo di commissari tecnici quando giocava la Nazionale, siamo diventati tutti pompieri a Notre Dame, o tutti immunologi esperti di vaccini. E il problema vero è che c’è una platea, un pubblico pronto ad applaudire, acclamare, rendere un personaggio degno di ascolto anche lo scemo del villaggio.
Ma in tutto questo si ravvisano anche chiare responsabilità di chi ricopre ruoli fondamentali della nostra democrazia. Le elezioni comunali imminenti a Termoli vedranno infatti in scena anche bizzarri personaggi formatisi quasi essenzialmente sulle bacheche della creatura di Mark Zuckerberg. Tuttologi senza uno straccio di titolo di studio, capaci di discettare oggi del depuratore, ieri di concorsi pubblici, domani di via Dante. Senza mai portare un dato, un fatto reale che vada a sostegno di opinioni in libertà.

Una libertà concessa, è il caso di dirlo, anche da chi ricopre funzioni pubbliche ai più alti livelli locali. L’amministrazione comunale uscente ha fra i suoi demeriti quello di aver scelto un profilo talvolta troppo basso, eccessivamente dimesso, davanti all’ondata di insulti che l’ha vista bersaglio in cinque anni. Non tanto e non solo dagli avversari politici, che in qualche modo erano anche legittimati a farlo in quell’assurdo gioco delle parti che è diventata la contesa politica, quanto appunto da personaggi da zero e zero che hanno persino goduto e godono di spazi di visibilità spesso imbarazzanti su testate locali che tutto fanno tranne che informazione.
La scelta di non rispondere, non replicare, stare zitti mentre gli altri urlavano, invece di replicare carte alla mano e mettere in ridicolo affermazioni cariche di calunnie e menzogne, ha comportato l’aver agevolato la ‘nascita’ di improbabili opinionisti locali che ora, alle prossime comunali, andranno a riscuotere un consenso che potrebbe non essere solo virtuale anche per effetto di quel diffuso analfabetismo funzionale sopra descritto.
Se qualcuno ancora non crede al potere fuorviante di Facebook sulle elezioni di mezzo mondo, farebbe bene a svegliarsi e informarsi su quanto abbiano influito i social, da Trump alla Brexit, passando per le Politiche italiane del marzo 2018.

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