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Furti di mezzi agricoli, Palombo scrive ai vertici militari: “Si deve fare di più”

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Il consigliere comunale di Montenero di Bisaccia Nicola Palombo ha scritto alla Prefettura e ai più alti vertici militari della Regione per chiedere di istituire una cabina di regia inter-istituzionale per trovare una soluzione e frenare il fenomeno dei furti di attrezzature e mezzi agricoli nel Basso Molise.

“Negli ultimi anni, sia nel comune dove esercito l’attività di consigliere comunale, sia più in generale in tutto il territorio bassomolisano, è in costante aumento il fenomeno del furto (prevalentemente notturno) di attrezzature e mezzi agricoli – scrive l’esponente di minoranza -. In un territorio a vocazione in prevalenza agricola, tale fenomeno è una vera e propria piaga per le aziende, le quali sono già indebolite da anni di crisi economica, dalla totale deregolamentazione del mercato globale, dai forti cambiamenti climatici che provocano lunghi periodi di siccità seguiti da fenomeni meteorologici di inaudita intensità e dal fenomeno della proliferazione incontrollata degli ungulati, solo per citare i problemi principali”.

Tuttavia, secondo Palombo “le nostre aziende agricole riescono comunque a produrre prodotti di riconosciuto valore e altissima qualità, contribuendo ad una quota importante del Pil regionale e a significativi livelli occupazionali, sia diretti, sia indotti. Ciononostante il furto di attrezzature e mezzi agricoli, soprattutto quelli ad alto valore economico e tecnologico, significa per molte piccole e medie imprese la chiusura immediata della propria attività, con le conseguenti ricadute sull’economia molisana, sull’occupazione e non di meno sulla cura del territorio”.

Palombo mette in luce un problema ben più ampio e riferisce che “solo negli ultimi due anni, le associazioni di categoria hanno stimato una perdita di circa 4 milioni di euro e il furto di più di 50 trattori agricoli, i quali il più delle volte prendono la strada di zone ad alto livello di criminalità organizzata come la capitanata di Foggia. Il fenomeno è riportato anche nella relazione dell’Osservatorio Antimafia del Molise, il quale mette in luce il legame tra i furti agricoli in Molise e la criminalità organizzata. Sarebbe infatti un errore fatale derubricare questi atti (come anche il fenomeno delle viti tranciate di notte poco prima della scorsa vendemmia) come il risultato di un’attività criminale che nulla ha a che fare con le organizzazioni mafiose, le quali sappiamo tutti stanno aumentando la loro influenza sul Molise. Prova di ciò è la non corrispondenza tra azioni criminali registrate dal partenariato socio-economico e il numero di denunce fatte alle autorità, sintomo di un cambiamento del comportamento degli agricoltori bassomolisani, i quali non denunciando, sperano di rientrare in possesso del proprio bene attraverso il pagamento di un riscatto, il cosiddetto “cavallo di ritorno”, alimentando così meccanismi a tutto vantaggio delle organizzazioni mafiose e criminali”.

Per questo chiede alle istituzioni di combattere una battaglia con interventi concreti. “A tutto questo sinceramente non voglio sottostare, per il bene del mio territorio e delle persone perbene che lo abitano. Credo che si debba e che si possa fare meglio e di più. Credo che per arginare e annientare il fenomeno, per essere fattivamente vicini alle aziende agricole e metterle in condizione di lavorare in modo sereno e proficuo, serva il lavoro coordinato delle Istituzioni e di tutti gli attori protagonisti. Infatti solo con la sinergia tra le Istituzioni (anche della regione Puglia), la collaborazione tra le Autorità competenti e il mondo agricolo, si può trovare la soluzione. Per questo propongo, con la massima umiltà, conscio della differenza di ruoli tra le Istituzioni democratiche, una cabina di regia inter-istituzionale sul fenomeno dei furti di attrezzature e mezzi agricoli in basso Molise. In modo che si faccia sia un lavoro di maggiore studio del fenomeno, per comprenderne i meccanismi di causa ed effetto, sia un lavoro di maggiore controllo del territorio amplificato proprio dalla rete sinergica che si costituirà.

Solo riportando lo Stato in mezzo ai problemi reali dei cittadini, lo Stato avrà la forza di essere riconosciuto dai cittadini come perno di giustizia e legalità, primo passo senza il quale sarà difficile spazzare via la cultura mafiosa e tutto quanto gli ruota attorno”.

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