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È qui il più bel piccolo teatro d’Italia, dove da 15 anni si costruisce bellezza. Il Loto acquistato da chi lo ha sempre gestito fotogallery

Dopo 3 lustri di gestione e di lavori di ristrutturazione, la cooperativa sociale TeatriMolisani ha acquistato lo stabile di Ferrazzano, nel frattempo trasformato nel più bel piccolo teatro d'Italia. Un'impresa che unisce etica ed estetica e che non ha pari nel contesto molisano.

Coltivare un sogno per 15 anni, e anche di più. Gestire un teatro, ristrutturarlo, curarlo nei minimi dettagli, mietere anno dopo anno stagioni di prosa di successo e fare di quello stabile – una vecchia casa colonica – il più bel piccolo teatro d’Italia. E poi, un giorno, dopo 15 anni, acquistarne le mura divenendone proprietario. È la storia di un sogno quella del Teatro del Loto di Ferrazzano rilevato, dopo 3 lustri di gestione continuativa, dalla cooperativa sociale TeatriMolisani.

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Un sogno che si è avverato per Stefano Sabelli – e la sua grande famiglia d’arte – e che, in occasione del primo dei due spettacoli di Lucia Poli (il 14 aprile) ha annunciato con fierezza e commozione al pubblico che sempre, in questi lunghi anni, gli ha rinnovato la propria fiducia e lo ha sostenuto.

Un progetto che a molti sarà parso folle ma in cui hanno creduto, giorno dopo giorno alimentandolo sempre più, tutti coloro che ruotano attorno alla cooperativa che veicola l’arte teatrale e che diventa a buon diritto un esempio di imprenditoria culturale visionaria e concreta. Come affermato dal direttore artistico Sabelli, non c’è in Molise un organismo di diritto privato che abbia investito così in un bene culturale. Perché il Loto è un bene culturale, un patrimonio per il Molise e i molisani tutti. Se vogliamo un regalo a tutta la comunità, una fucina di idee, arte e bellezza che regala emozioni e che veicola speranza.

La storia di questa felice impresa d’arte naturalmente non si conclude qui. Il rogito (firmato l’8 aprile) che ha sancito l’acquisto dello stabile di piazza Spensieri non rappresenta di certo un punto di arrivo – non solo almeno – ma indubbiamente un punto di partenza per nuovi sogni e nuovi progetti. «Oggi si chiude una storia ma ne comincia un’altra», così Sabelli che auspica a fare del più bel teatro d’Italia il più bel teatro del mondo. Con i suoi arredamenti, il tocco esotico che lo caratterizza e in quanto viavai di artisti il Loto ha già una vocazione che va oltre i confini, non solo regionali ma anche nazionali. Un teatro dalle atmosfere zen, con i suoi richiami a culture lontane, orientaleggianti, un unicum per il nostro territorio e non solo. Porta il nome di un fiore simbolo della cultura orientale ed è, allo stesso tempo, un acronimo di Libero Opificio Teatrale Occidentale: è chiaro il riferimento al desiderio di contaminazione tra culture diverse. D’altronde l’arte teatrale è per sua natura incontro di linguaggi, culture, idee e persone.

La sfida nella sfida è stata creare tutto ciò in un piccolo borgo in pietra, periferico e arroccato a 870 metri sul livello del mare. Una sfida o forse “una pazzia” in cui ha creduto per primo, con sguardo lungimirante, don Giovanni Cerio, che Sabelli ha voluto ringraziare così come ha fatto per Monsignor Bregantini che ha permesso l’alienazione del bene di proprietà della Chiesa. Una dedica speciale e commossa Sabelli ha voluto farla a chi ha progettato, insieme a lui, il teatro nei lontani primi anni del 2000, suo fratello. «Roberto è da quattro mesi in un limbo senza ritorno. Era uno dei restauratori migliori che l’Italia avesse, con cattedre ovunque e cantieri in tutto il mondo. Ho voluto fare tutto questo anche per lui».

Girando per la struttura si nota un lavoro certosino e paziente e sono lampanti gli sforzi immaginativo, economico e manuale che ci sono dietro. Il teatro, i cui lavori sono iniziati nel 2004 e che è stato inaugurato nel 2007, negli anni ha accumulato bellezza ed ora ogni suo angolo trasuda storia, creatività e arte. Come ben raccontano le pareti della zona camerini (che ha le sembianze di un vagone ferroviario) che, sul legno chiaro di cui son fatte, recano impresse le firme e i pensieri di tutti i grandi artisti che di lì sono passati. E sono tanti, impossibile nominarli tutti. Circa 2500 in oltre 500 spettacoli che hanno registrato quasi sempre il tutto esaurito.

ll Libero Opificio Teatrale Occidentale è una realtà ormai solida con le sue due sale polivalenti e la sua Scuola di arte scenica. Ma lo stabile, con la sua architettura modulare articolata su tre piani, non è che all’inizio della sua nuova vita. Sono già iniziati i lavori per rimettere in funzione il bistrot e quelli per la terrazza con il suo panorama mozzafiato: da lì lo sguardo si perde e abbraccia i monti di ben quattro regioni (Molise, Puglia, Abruzzo e Campania). E allora si comprende come non si tratti di utopia: il piccolo teatro può davvero ambire a divenire il più bel piccolo teatro del mondo. Anche perchè alle sue peculiarità architettoniche e d’arredo si unisce una forte identità artistica, sempre più riconoscibile e divenuta ormai un punto di riferimento per gli addetti ai lavori. 

Il Loto, questo scrigno di bellezza e di idee, è «un esempio di etica ed estetica». Assume ancora più significato in una regione come il Molise. La realtà di Ferrazzano è un faro per il concetto stesso di fare impresa in un territorio storicamente indolente. «Qualcuno forse penserà che è un folle paradosso economico, un investimento di tal natura in Molise. Pure secondo noi alimentare tale paradosso rappresenta una necessità e un’urgenza, non solo per la nostra vita, ma per il Molise tutto. 
Perché proprio questa terra, crediamo, abbia estrema necessità d’imprese che vanno (come canterebbe qualcuno che ci ha molto insegnato) “in direzione ostinata e contraria” al suo comune sentire e alla sua Storia di abbandoni e vuoti da riempire», con queste parole giorni fa Sabelli in un post su facebook ha scelto di raccontare la visione che ha animato il progetto. Il Loto nel frattempo ha anche creato opportunità formative e poi lavorative per molti giovani molisani. La Compagnia stabile del Loto, riconosciuta dal MIBAC dal 2015 come organismo produttivo d’innovazione, è oggi sostenuta dal Fondo Unico dello Spettacolo. E le prospettive di crescita, e di lavoro, sono ancora enormi.

E quando il lavoro si lega all’arte, alla bellezza, alla visione di futuro, allora sì che si sta regalando felicità e speranza ad un intero territorio. Il Molise ha bisogno di questo, «Il Molise ha bisogno di bellezza».