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Dalla morte di Gesù all’Addolorata: Franco Baranello, l’artigiano che da 20 anni racconta la spiritualità popolare

Nel suo laboratorio di via Marconi l’artigiano allestisce composizioni tematiche che evocano momenti, eventi e usanze che hanno caratterizzato - e caratterizzano ancora - la storia del capoluogo. Anche quest’anno fede e tradizione al centro della sua opera, con la rappresentazione della Processione degli apostoli e dell’adorazione dei ‘Sepolcri’.

Tradizione e spiritualità popolare, l’anima di una città, l’espressione di un’emotività nobile: racconti evocativi, ricordi affascinanti, come sublimati dal genio di mani sapienti.

Franco Baranello è una delle testimonianze più autentiche dell’artigianato artistico locale. Ha studiato, ricercato, ripreso il sentiero della memoria e della storia campobassane per riproporne aspetti e contenuti in chiave figurativa: da vent’anni, nella sua bottega di via Marconi, in occasione del giovedì Santo allestisce vetrine tematiche ispirate a fatti, usanze ed eventi che hanno segnato la vita del capoluogo.

Dalla pace tra “Crociati e Trinitari”, al settenario dell’Addolorata, sino alla Processione degli apostoli con l’adorazione degli altari della deposizione: le sue sono creazioni uniche, ammalianti, capaci di emozionare.

“Ho studiato i periodici molisani da dal 1820 al 1920 – ci racconta – e ho notato che la tradizione di allestire vetrine a tema nella settimana che porta alla processione del venerdì Santo era ben radicata per le botteghe ed i negozi del centro storico. I cronisti dell’epoca, in particolare, facevano una vera propria rassegna delle attività commerciali situate da via Cannavina a via Ferrari e in tutto il borgo, descrivendo dettagliatamente le vetrine allestite. È una tradizione che personalmente ho voluto riprendere e riproporre da ormai vent’anni, ovvero da quando aperto qui il mio negozio”.

“Da ormai due decenni – continua il proprietario de “Lo Scarabattolo” – compongo delle vetrine espositive che ripercorrono in qualche modo la storia e la tradizione popolare della città di Campobasso. Negli anni passati ho rappresentato la ‘nostra’ processione, come pure l’episodio della pace tra Crociati e Trinitari, avvenuto proprio il giovedì santo del 1587. In quell’occasione, mi sono rifatto al quadro conservato in Provincia, che rievoca l’evento, realizzato appena cinque anni più tardi, nel 1592, e ho riproposto la scena ricomponendola in terracotta e sughero”.

vetrina Franco Baranello

Una vocazione, un’inclinazione naturale, quella di Franco; un talento in qualche modo inscritto già da sempre nel suo patrimonio genetico: “Tra i miei antenati ci sono i membri della famiglia Giovannitti di Oratino, famosi scultori di arte sacra. Personalmente ho sentito questa vocazione artistica sin da bambino: all’età di quattro anni mi industriavo già a modellare la plastilina e a realizzare le mie prime opere. Crescendo, però, la mia strada professionale si é indirizzata altrove: per tantissimi anni infatti ho svolto il mestiere di contabile, occupandomi dunque di un settore ben diverso. Poi, un giorno, questa passione così forte è tornata alla carica e io ho deciso di seguire il mio cuore. Mi sono licenziato e ho aperto la mia bottega di artigianato. Da vent’anni, ogni giorno, apro il mio laboratorio qui, in via Marconi”.

Una produzione vasta e importante, che annovera però alcune “perle” esclusive: “La mia particolarità, la mia innovazione – ci spiega Franco – è rappresentata dalla creazione dei ‘Misteri’ del Corpus Domini in miniatura: è una forma di artigianato che ho ideato e sviluppato personalmente, usando per i miei personaggi gli abiti d’epoca della tradizione molisana, fatti cucire appositamente a mano”.

L’artigianato, soprattutto a livello locale – e a maggior ragione in una città come Campobasso – potrebbe rappresentare davvero una ricchezza da valorizzare per tutto il territorio. A livello commerciale, la risposta è soddisfacente?

“Sono d’accordo, l’artigianato può essere una risorsa: tutto sta nel farsi conoscere, nel farsi apprezzare e distinguersi. Il punto è che a Campobasso si registra una grave assenza della classe politica e delle istituzioni: la zona del centro storico, via Marconi compresa, non è per niente valorizzata e versiamo in una condizione di degrado totale. È una grande tristezza, perché questa strada fino agli anni 70 è stata il centro propulsore del commercio cittadino e oggi, invece, è stata totalmente abbandonata”.

Cosa si sentirebbe di dire a un giovane desideroso di intraprendere il cammino professionale nel settore dell’artigianato?

“Innanzitutto bisogna avere passione, perché le tecniche si possono apprendere, ma la passione non si può insegnare. L’artigiano è mente e mano; l’artista, invece, è mente, mano e cuore. Se non si ha l’amore per Campobasso, per le sue tradizioni popolari e religiose, difficilmente si può emergere. Mi piacerebbe fare qualcosa per i giovani, che sono il nostro futuro. L’anno prossimo andrò in pensione e sto lavorando per aprire una scuola di artigianato artistico che possa formare i ragazzi a questa professione“.