Dal torcicollo alle maledizioni: il Consiglio nel baratro della disinibizione istituzionale

Un episodio sconcertante quello accaduto ieri nell'aula di Palazzo D'Aimmo, quando in replica alle proteste del consigliere Greco sul presunto disinteresse ai suoi interventi del governatore, Toma ha scagliato una sorta di maledizione alzando le braccia e scandendo la parola cancrus. "Mi ha augurato il cancro, io non so che pensare" la replica commento del pentastellato, al quale non sono state fatte scuse pubbliche. In ogni caso la vicenda segna il punto più basso di un dibattito che di istituzionale comincia a non avere più nulla. Tra boutade, provocazioni, attacchi personali

Se non siamo al punto di non ritorno, poco ci manca. Il consiglio regionale del Molise ha vissuto ieri 29 aprile una pagina tristissima, che anche a riferirla viene il magone. Per farla breve, durante la discussione sul bilancio regionale e al culmine delle solite schermaglie verbali poco edificanti, il presidente Donato Toma ha esclamato nei confronti del rivale pentastellato Andrea Greco: “Pensi a lei e alla maledizione che sto per mandarle: Cancrus!“. Lo ha detto alzando le braccia e allungando la S, come fosse una sorta di sciamano. Imbarazzo e sconcerto hanno preso possesso dell’aula, mentre il governatore tentava goffamente di metterci una pezza.

Consiglio regionale Molise

Primonumero.it lo ha già scritto chiaramente e non per questo smetterà di farlo. Il rispetto per le istituzioni, nonché quello nei confronti dei cittadini, non è più di casa a Palazzo D’Aimmo e questo dovrebbe essere un problema per tutti.

L’infelice uscita del presidente regionale non è che l’ennesimo episodio, emblema stesso di un consiglio regionale dove vestirsi in giacca e cravatta viene ritenuto unico requisito essenziale per darsi un tono e una parvenza istituzionale.

Stavolta è successo che il consigliere Greco, non nuovo a interventi teatrali e provocatori, abbia canzonato il presidente, alludendo a ipotetici malanni del governatore. “Oltre a problemi di prostata ha anche il torcicollo, visto che è sempre girato e non sta attento?“. Sarebbe questa la frase scatenante della reazione di Toma.

Ora, l’esclamazione del numero uno della Regione non può e non deve essere in alcun modo giustificata, ma in quale sede si possono fare riferimenti espliciti a fastidi alla prostata o al torcicollo, per di più indirizzati alla massima carica istituzionale presente? Roba da Bar sport, nulla di più.

Come si diceva, Toma ha provato subito dopo a rimediare davanti alla domanda esterrefatta di Greco. “Cioè mi ha appena augurato un cancro?” ha chiesto il consigliere di Agnone. Il presidente ha negato: “No, è un riferimento al segno zodiacale”. Oltre al danno, la beffa. Credere che una giustificazione così puerile possa essere presa in considerazione vuol dire farsi beffe dell’intelligenza di chi ascolta. E non sono arrivate, nemmeno a mente fredda, le pubbliche scuse di Toma a Greco, che avrebbero potuto anche solo parzialmente attenuare la gravità di quanto accaduto.

Come se non bastasse, la seduta del giorno successivo, oggi 30 aprile, ha visto lo sfogo altrettanto disinibito del presidente dell’assise, Salvatore Micone, sempre nei confronti di Greco, il quale ha sicuramente la capacità di far perdere le staffe ai suoi avversari politici. “Lei si è paragonato a Gesù Cristo, ha detto che noi le auguriamo la morte, questo è gravissimo!”.

Appare chiaro inoltre che il vulnus ormai sdoganato con Donald Trump, l’uomo dalle mille gaffe, abbia infettato il modo di fare politica di mezzo mondo. Se oggi un ministro ritiene non solo opportuno, ma anche efficace in termini di consenso, farsi riprendere a torso nudo in pescheria, è abbastanza scontato che nel piccolo contado del Molise i governatori diano sfogo al proprio talento mancato da giullari di corte.

Si fa un gran parlare della valorizzazione del Molise, di quanto si possa fare per farlo conoscere, di come si dovrebbe combattere per preservarne l’esistenza politica. Balle spaziali. L’istituzione politica denominata Regione Molise viene costantemente vilipesa, bistrattata, umiliata da comportamenti di questo tipo. I primi a non credere nell’esistenza della Regione Molise, intesa come istituzione, sono proprio quelli che la rappresentano ai più alti livelli.