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Da osservatorio a struttura decadente: il Centro Ambientale pianeta di vandali e vittima del tempo

400mila euro e 8 anni dopo, il Centro di Educazione Ambientale di Petacciato, con osservatorio annesso a due passi, è totalmente abbandonato: se non fosse per le visite dei vandali che hanno distrutto tutto ciò che potevano o di uomini e donne in cerca d’avventura, questa fatiscente struttura nata come punto di ritrovo per lo studio della flora e della fauna della Pineta sarebbe una cattedrale nel deserto.

Sono passati poco meno di dieci anni, 8 per l’esattezza visto che era il 2011, da quando il Centro Ambientale di Petacciato, punto d’incontro tra l’arenile e la pineta, è stato inaugurato: un tempo lunghissimo per chiunque, ancora di più per una struttura in legno che viene letteralmente abbandonata a se stessa, vittima di incuria e vandalismo, senza che nessuno si preoccupi di effettuare un minimo di manutenzione.

Ed è esattamente così che si presenta oggi quella casetta: le componenti esterne in legno assomigliano al pavimento mobile del videogioco Super Mario, una casella c’è ed una no, il cancello è ormai un tutt’uno con la ruggine e quella splendida passeggiata che spaccava in due la vegetazione, ormai rigogliosa, cede all’inesorabile trascorrere del tempo.

Eppure la sua è una storia tutt’altro che noiosa: quella struttura è frutto di un investimento non proprio esiguo, 409mila euro, ottenuto dal comune di Petacciato in seguito ai fondi del sisma del 2002, il cosiddetto ex articolo 15. Denaro che l’allora amministrazione guidata dal sindaco Gabriele Lapalombara scelse di far convergere su un’opera futuristica, se si considera che altrove, Termoli per esempio, si optava per la cementificazione di Lungomari e parchi.

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Quasi come una cattedrale nel deserto, fiore all’occhiello di un turismo ecosostenibile che in Molise sta ancora muovendo i primi, teneri passi, l’osservatorio si piazzava a metà strada tra la necessità di salvaguardare maggiormente una delle zone protette più belle del Basso Molise, e l’esigenza di avere un punto di ritrovo in cui ornitologi e studenti di tutta Europa potessero incontrarsi per osservare il fratino, completamente immersi nel loro habitat naturale e senza destare alcun fastidio.

In più di un’occasione, invece, quella che era nata come una vedetta per l’avvistamento di fauna e flora, che nella Pineta naturale di Petacciato hanno sempre trovato terreno fertile per la nidificazione e la prosperazione, si è trasformata in ricettacolo di vandali o di incontri sessuali. Grazie alla sua posizione un po’ isolata ma facilmente raggiungibile a piedi, è divenuta terreno preferito per chi cerca una ‘botta di vita’, a discapito delle famiglie, dei turisti e degli studenti a cui era inizialmente destinato il Centro di Educazione Ambientale.

Dove un tempo si ammirava il fratino, specie protetta che da anni ha scelto la spiaggia petacciatese per allargare la sua famiglia, ora si può toccare con mano la stupidità di chi non ha esitato a distruggere infissi, attrezzatura, imbrattare le pareti, rubare cavi di rame ed utilizzare quelle sale per i propri effimeri piaceri personali.

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Assistere al disfacimento di una struttura così bella e preziosa per lo studio dell’habitat petacciatese è un vero peccato e gli unici a pagare lo scotto di una politica stantia che mira al guadagno, economico e personale, a breve termine, sono i cittadini. Ciò che resta oggi è uno scheletro senza identità, ridotto ad un deserto al centro di una vegetazione selvaggia: mai uno sfalcio d’erba, mai una passata di vernice o la sostituzione di un bullone.

“In tutti questi anni – scrive un lettore a Primonumero.it – Non sono riusciti ad occuparsi della manutenzione ordinaria di queste piccole opere. Però pensano ad un’opera faraonica come la ciclabile sulla costa”. E come dargli torto se poi, guardando la realtà, ci si accorge che questi grandi investimenti non producono altro che rovine? Come dice il detto: ‘Passata la festa, gabbato lo Santo’.