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Conti della sanità in rosso, il commissario: “Non è colpa mia”. E sui medici in pensione valuterà il Ministero

Angelo Giustini rompe il silenzio dopo la bocciatura del tavolo tecnico: "Stiamo lavorando alacremente, tra tante difficoltà, per restituire ai molisani strutture e servizi efficienti". Ma la vacatio tra giugno e dicembre 2018 e la vecchia gestione non hanno aiutato a mantenere i conti in ordine. "Le conseguenze dei provvedimenti successivi al tavolo tecnico dello scorso 11 aprile 2019 non sono ovviamente da imputare all'attuale struttura commissariale", si giustifica il generale.

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“Stiamo lavorando alacremente, tra tante difficoltà, passate e presenti per restituire ai molisani la dignità che meritano in ambito sanitario. Strutture e servizi efficienti e di qualità, questi i nostri obiettivi”. Il commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal debito sanitario Angelo Giustini si tira fuori dal braccio di ferro tra il tavolo ministeriale e la Regione Molise.

Due sarebbero state le contestazioni rivolte all’ente guidato dal governatore Donato Toma: il mancato trasferimento di 7 milioni di euro di fiscalità e fatture per 15 milioni di euro. I conti, dunque, sono di nuovo in rosso e per risanarli potrebbe essere necessario un aumento delle tasse, oltre al blocco delle assunzioni. 

Il Molise quindi non ha passato l’esame, come è emerso al termine del vertice presieduto da Angela Adduce svoltosi ieri – 11 aprile – a Roma presso la sede del Ministero delle Finanze. Era la prima verifica per la struttura commissariale guidata da circa quattro mesi dal commissario Angelo Giustini e dal sub-commissario Ida Grossi, nominati a fine dicembre dal governo gialloverde.

Sotto la lente la sanità molisana, che è commissariata da 12 anni, e in particolare il Programma operativo sanitario 2016-2018. Probabilmente ad incidere sulle difficoltà del settore anche il vuoto gestionale tra giugno e dicembre 2018, quando l’ex presidente della Regione nonché commissario alla sanità Paolo di Laura Frattura era decaduto (dopo l’elezione di Donato Toma), e il ritardo con cui il governo Lega-5 Stelle ha nominato la nuova struttura commissariale. Struttura che doveva rispettare la norma del decreto Fiscale nella quale è stata sancita l’incompatibilità tra i governatori e il commissario ad acta.

Giustini, dunque, forse si giustifica quando in una nota inviata alla stampa sottolinea che “le conseguenze di qualsivoglia provvedimento successivo al tavolo tecnico dello scorso 11 aprile 2019 non sono ovviamente da imputare all’attuale struttura commissariale che si è insediata il 27 dicembre 2018. Le criticità che sono emerse durante il tavolo tecnico hanno riguardato una gestione sanitaria degli anni passati troppo discostata dai parametri della ragionevolezza sanitaria in senso lato”. Insomma, se ci sono stati sperperi e i conti della sanità sono in rosso, le colpe non sono addebitabili all’attuale commissario.

Intanto il Molise rischia di nuovo l’aumento delle casse e il blocco del turnover.

Per risolvere il problema della carenza degli organici Giustini ha portato all’attenzione del tavolo ministeriale anche la sua proposta di contrattualizzare i medici specialisti in pensione (come anestesisti, pediatri, ortopedici, chirurghi, radiologi) perchè, afferma, “concorsi e o avvisi pubblici sono andati deserti” e per le “presenze minimali rispetto ai bisogni reali. Si è proceduto in tal senso – aggiunge il generale – per evitare che si venissero a creare nel presente nell’immediato futuro situazioni allarmanti a danno dei cittadini, ma sempre dopo aver rispettato la circolare Madia e aver constatato l’assenza di giovani leve in tale ambito”.

La proposta della struttura commissariale di richiamare i medici in pensione, già accolta da altre regioni come il Veneto e il Friuli, sarà ora al vaglio del Ministero della funzione pubblica.

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