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Amadori rinuncia al macello, salta il rilancio del “pollo molisano”. 240 operai stanno per perdere il lavoro

Ieri al Ministero dello sviluppo economico l'annuncio choc: l'azienda rinuncia a investire sulla riapertura del macello perchè ci sarebbero troppe "criticità" sul bando per il secondo lotto. Tre anni dopo l'acquisizione della ex Gam è vicina la fine di un "sogno". Per l'economia molisana una "mazzata" di proporzioni enormi.

Nel giro di tre anni il “sogno” è finito, nel peggiore dei modi. Con uno scontro tra le parti – Amadori e Regione – davanti ai sindacati e ai funzionari del Mise a Roma.

A queste condizioni non ci stiamo. Il bando per il secondo lotto così come è, non va bene“. Improvvisamente il summit romano convocato ieri – 1 aprile – a Roma per fare il punto sulla ex Gam di Bojano si è trasformato in un incubo: l’investimento che il gruppo Amadori aveva programmato sullo stabilimento dell’area matesina è fortemente a rischio e rischia di cancellare il percorso di rilancio del settore avicolo molisano.

Non solo: se le intenzioni del colosso romagnolo saranno confermate, sarà un disastro dal punto di vista occupazionale. Ci sono 240 ex operai che speravano di tornare a lavorare nel macello dopo anni di cassa integrazione. Dipendenti troppo giovani per andare in pensione e con la famiglia da mantenere. Persone che sognavano insomma il ritorno alla normalità, e che sono vicinissime a perdere il lavoro e la possibilità di reddito.

L’annuncio choc dei rappresentanti dell’azienda ha messo in allarme tutti coloro che da questa mattina, il giorno dopo il drammatico vertice al Ministero, si sono ‘incollati’ al telefono per chiedere spiegazioni agli esponenti delle organizzazioni sindacali che ieri erano al tavolo. “E’ un disastro, così il macello non riapre”, commenta chi non aveva nascosto il proprio scetticismo quando nel 2016 Amadori si era aggiudicata l’incubatoio superando la concorrenza del gruppo abruzzese Dasco. Grazie a quell’operazione, il gruppo di Cesena aveva ricevuto 3,7 milioni di euro di fondi del Psr, finanziamenti regionali dunque. Fondi pubblici che avrebbero dovuto garantire la ripresa di un comparto strategico per l’economia molisana.

Sembrava l’inizio della svolta. Amadori infatti ha una quota di mercato intorno al 30% sul totale carni avicole in Italia e può contare sulla collaborazione di oltre 7.600 dipendenti. Nel 2017 ha realizzato 1,2 miliardi di euro di fatturato con un margine operativo lordo di circa 100 milioni di euro.

Il famoso marchio avicolo italiano aveva iniziato i lavori per ristrutturare il complesso ‘ex Gam’ e inserirlo nell’ambito della sua filiera integrata nel febbraio 2018. Una filiera imponente, composta già da 6 mangimifici, 7 incubatoi, oltre 800 allevamenti, 6 stabilimenti di trasformazione alimentare, 3 piattaforme logistiche e 19 centri di distribuzione fra filiali e agenzie, che garantiscono una distribuzione capillare in tutta Italia.

L’obiettivo doveva essere quello di dare nuovo corso all’area produttiva di Bojano e creare una nuova filiera dedicata al pollo di alta qualità in Molise. Con un investimento di 45 milioni di euro per acquisizione e riqualificazione dell’incubatoio, dello stabilimento di trasformazione e degli allevamenti. E con una previsione di assunzioni di 250 persone circa, in sostanza gli attuali cassintegrati.

Lontani i tempi d’oro della Gam, nella quale le casse pubbliche hanno riversato milioni a centinaia nel corso dei decenni. L’azienda, una delle tante realtà occupazionali sponsorizzate dal pubblico nel “molisificio” di epoca Iorio, fino al 2014 dava lavoro a quasi 400 persone, più l’indotto. Poi il declino irreversibile, la exit-strategy (necessaria, non opzionale), i fallimenti, i debiti.

A gennaio, a Monteverde di Bojano, ha riaperto l’incubatoio nel quale sono impiegate circa venti persone. Al massimo si può arrivare a 30. Operai che si sono dovuti accontentare di un contratto agricolo da 500 euro al mese. “L’ho dovuto accettare perchè ho una famiglia e dei figli da mantenere”, ci aveva confessato una lavoratrice a denti stretti.

Tuttavia, il grosso del personale doveva essere impiegato nel macello. Almeno 150 gli addetti previsti per il macello e la sala taglio, che nelle intenzioni e nei programmi doveva essere la grande occasione di rilancio per un’azienda con 18 milioni di euro di perdita. Ora il gruppo Amadori ha contestato radicalmente il bando per la vendita del secondo lotto dei beni dell’ex Arena, sostenendo davanti ai tecnici e ai funzionari del Ministero dello sviluppo di non volere più procedere alla costruzione del macello.

“Ci sono troppe criticità”, le parole che sarebbero state riferite al tavolo. “Bisognerebbe cambiare il bando”. Altrimenti niente investimenti, almeno in Molise. 

Probabile che sul cambio di strategia di Amadori abbiano inciso l’avvento dello storico concorrente Aia nella nostra regione (aprirà uno stabilimento alle Piane di Larino) e altre scelte imprenditoriali. Lo scorso 30 gennaio, ad esempio, i giornali nazionali hanno riferito dell’offerta proposta da Cesena per acquisire Vismara.

L’annuncio del colosso dell’agroalimentare potrebbe far saltare il banco anche per il rinnovo della cassa integrazione agli ex operai, essendo venuto meno uno requisito fondamentale per la proroga: l’interesse dell’imprenditore a riprendere l’attività. Ecco perchè da questa mattina, quando sono iniziate a circolare le prime notizie sul disastroso vertice del Mise, 240 lavoratori sono in allarme. Rischiano di restare senza reddito da maggio. Per il Molise sarebbe una mazzata.

Il progetto al momento è sfumato, malgrado i tentativi di ammorbidire l’esito dell’incontro che si è svolto ieri a Roma e dal quale non è emersa nessuna delle notizie positive che il Molise aspettava.

Intanto ai consiglieri regionali del Pd Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla hanno presentato un’interrogazione urgente al Presidente della Regione Donato Toma proprio sulle ultime vicende della ex Gam, chiedendogli quali iniziative siano state assunte per tutelare i lavoratori molisani e un settore che ancora viene definito “strategico” per crescita e competitività, e in che modo la regione Molise e pensa di procedere per risolvere una questione di cruciale importanza.

“Nonostante tutte le rassicurazioni e gli impegni assunti personalmente dal presidente della regione e dalla giunta nei confronti dei lavoratori impiegati e del rilancio della filiera avicola – scrivono Fanelli e Facciolla – apprendiamo che dal Mise si registra un totale fallimento di tutti i piani messi in atto. Se non otterremo risposte celeri e soddisfacenti chiederemo immediatamente un consiglio regionale monotematico”.