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Agguato all’Arma, la Procura: “Accade a un passo da noi. In Molise la criminalità organizzata già c’è, quello che combattiamo è il radicamento”

Dopo la rosa lasciata in segno di cordoglio davanti alla caserma di Larino anche il tribunale ha fermato le udienze per omaggiare l'Arma dei carabinieri ed esprimere il proprio dolore per la morte del maresciallo Di Gennaro. Dure le parole del capo della Procura Nicola D'Angelo: "Stiamo in guardia"

Dulce et decorum est pro patria mori, scriveva Orazio. Noi scriviamo che forse non è dolce morire per la patria perché morire non è mai dolce, ma non è vero che morire per aver protetto legalità e giustizia – e quindi salvaguardato lo Stato – è la più amara delle morti.

d'angelo rispoli
d'angelo rispoli

Nei funerali di un militare, di un carabiniere come Carlo Vincenzo Di Gennaro, la dolcezza non c’entra, ma c’entra il coraggio, quello di cui si arma il valore nobile che è la faticosa costruzione di un’identità libera dall’oppressione della criminalità.

d'angelo rispoli

La rosa avvolta nel tricolore lasciata davanti alla caserma di Larino prima e le riflessioni e il raccoglimento celebrato in Tribunale qualche ora dopo in memoria del maresciallo Di Gennaro ucciso a Cagnano Varano – un’ora e mezza da Campobasso meno di sessanta minuti da Termoli e Larino – per mano di un pregiudicato pugliese, è un rito patriottico, un rito d’orgoglio e di forza, non solo afflizione pubblica ma anche celebrazione di sentimenti forti, la coscienza che alla criminalità organizzata o meno che sia si può reagire.

“Quello che è successo al maresciallo di Gennaro deve farci preoccupare – ha detto il capo della Procura Nicola D’Angelo nel suo intervento durante la sospensione delle udienze alla presenza di giudici, avvocati, rappresentanti delle istituzioni – Noi crediamo di essere una realtà diversa ma in fondo la provincia di Foggia è vicinissima a noi, oltre ad avere la provincia di Caserta sull’altro versante dove le condizioni non sono molto diverse”.

“Se in cinque anni – e racconta la confessioni che gli aveva fatto poco prima il sostituto procuratore Luigi Vaccaro che a Cagnano Varano conduce le indagini – come mi diceva il collega Vaccaro, si è passati da un livello elevatissimo di criminalità ad uno quasi ingestibile quale è quello attuale mi domando quali possano essere gli sviluppi anche in questa regione così vicina fisicamente. Non c’è ancora in questa regione la consapevolezza del grado di rischio che si corre. Si parla in tante sedi di rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata mentre non ci si rende conto che già c’è. Le infiltrazioni già ci sono. Quello che stiamo cercando di contrastare è il radicamento”.

E cita un episodio, campanello di allarme di una cultura che rischia di radicarsi. Appunto. Quella dell’omertà e dell’asservimento finanche a delinquentucci di poco conto. “Alcuni cittadini campobassani da una parte terrorizzati dall’altra arrabbiati volevano denunciare i carabinieri perché ritenevano di non avessero reso dichiarazioni a verbale. Fomentati in tutto questo dal terrore percepito rispetto alla controparte tanto da dichiarare ‘se verremo in tribunale non diremo la verità’. Bene, questo a me preoccupa. Vuol dire che le persone iniziano a non essere più uomini liberi ma schiavi”.

Oggi si celebrano i funerali del maresciallo Di Gennaro. In realtà si celebra nient’altro che il costo che la nostra articolata e debole civiltà paga per rimanere in piedi. Ma se restiamo in piedi lo dobbiamo a questi morti, ai carabinieri che hanno saputo essere migliori di noi pur essendo povere persone come noi: i migliori non si piangono, i migliori si imitano.