Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

Pazienti raddoppiati, medici dimezzati e nessun “rinforzo”: Medicina d’Urgenza rischia di chiudere foto

Situazione critica nel reparto di emergenza del San Timoteo, dove arrivano oltre ai pazienti del BassoMolise (raddoppiati dopo la chiusura del Vietri a Larino) anche i turisti di questo periodo, impossibili da fronteggiare con solo 5 medici in servizio. Il numero dei camici bianchi, tra trasferimenti e pensioni, è la metà di quanto previsto dall'organico. Turni massacranti, pazienti aggressivi e a volte pericolosi, posti letto insufficienti: è il caos. Il reparto di Medicina d'Urgenza rischia - seriamente - di dover chiudere. Sarebbe un disastro, la Asrem chiamata ad affrontare l'urgenza.

Più informazioni su

Il dato non è ufficiale, ma ha una buona approssimazione: in Pronto Soccorso a Termoli, di fatto l’unico presidio per trattare le urgenze rimasto sul territorio del Basso Molise che conta su un bacino di circa centoventimila abitanti, si devono affrontare oltre 1300 casi in più ogni anno.

Percentuale che tra il 2017 e il 2019 è aumentata vertiginosamente, annoverando oltre ai pazienti dell’entroterra che prima si rivolgevano al Pronto Soccorso del Vietri di Larino anche i turisti, i visitatori, i campani e pugliesi che hanno seconde case sulla costa molisana e in questi periodi cominciano a tornare rimpolpando ulteriormente il numero dei pazienti.

Numero che cresce, mentre quello dei medici è dimezzato rispetto al minimo previsto dall’organico. Sono rimasti in cinque, oltre al dottor Nicola Rocchia responsabile dell’Unità Operativa di Medicina d’urgenza.

Più che drammatica, la situazione è insostenibile. E questi giorni di vacanza per la maggior parte dei residenti si sono trasformati in un incubo vero per il personale operativo al piano terra del San Timoteo, dove è diventato impossibile prendere un giorno di ferie o anche un permesso di qualche ora: si farebbe saltare la già difficilissima e precaria turnazione. 

Cinque medici dunque, a fronte degli almeno 10 o 11 necessari per gestire il Pronto soccorso e la Medicina d’urgenza, dove si trova la sala triage, l’ambulatorio rosa e i vari ambulatori preposti alle emergenze cliniche. Nessun rimpiazzo al personale, perché i concorsi fatti “sono andati deserti”, come ha avuto modo di chiarire proprio a Primonumero il direttore sanitario Antonio Lucchetti solo qualche giorno fa.

Ma una soluzione si deve trovare, e subito. La situazione si deve necessariamente affrontare, anche con piani strategici diversi, pena la chiusura di Medicina d’Urgenza. Non è una previsione troppo allarmistica rispetto a quanto sta accadendo, perché in previsione di un incontro con la dirigenza dell’azienda sanitaria molisana si sta preparando proprio una richiesta in tal senso.

Il fatto è che a Termoli non ce la fanno più, e diventa impossibile gestire oltre alla quantità anche la qualità di pazienti che giorno e notte si rivolgono alla struttura. Pazienti che sono sempre più insofferenti, in molti casi aggressivi, che sfogano la frustrazione per tempi di attesa inevitabilmente lunghi anche con metodi violenti, come accaduto di recente quando è stata sfondata a calci la porta tra il corridoio e la sala d’attesa. O come quando diversi medici sono stati aggrediti, verbalmente e perfino fisicamente. Le forze dell’ordine hanno intensificato le visite in Pronto Soccorso, anche perché manca una guardia giurata che possa in qualche modo garantire la sicurezza dello stesso personale che si trova esposto a comportamenti potenzialmente pericolosi, specialmente durante le ore notturne. Ma non basta. Come non basta più il “sacrificio” costante dei dottori e degli infermieri. Se non si corre ai ripari subito, sarà un disastro. E a rimetterci i pazienti, la popolazione che diventa sempre più vecchia e malata. Il problema del reparto e della crisi di medici riguarda tutti, dal direttore generale al Commissario straordinario fino all’ultimo cittadino residente sul territorio.

Più informazioni su