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240 operai a rischio, parla l’azienda: “Noi abbiamo fatto la nostra parte, la Regione no”. Gli accordi? “Sono riservati”

In una intervista rilasciata a Primonumero e a poche ore di distanza dal vertice in Regione tra il governatore Donato Toma e i sindacati, il colosso dell'agroalimentare spiega il cambiamento improvviso del piano industriale: "Il non completamento del piano di sviluppo comporta un mancato investimento di altri 34 milioni di euro sul territorio molisano, e la rinuncia da parte nostra al finanziamento europeo di circa 14 milioni di euro".

Dopo oltre due anni non è stato fatto alcun passo avanti per consentirci di avviare l’attività di trasformazione alimentare“. Ecco perchè il macello e l’assunzione dei 240 operai ex Gam sono destinati a rimanere – quasi sicuramente – sulla carta. L’allarme rosso è suonato quattro giorni fa, durante l’ultimo vertice al Ministero dello Sviluppo economico. Una ‘bomba’ che ha rilanciato la corsa alla cassa integrazione per evitare un disastro occupazione per la nostra regione.

A poche ore dalla riunione convocata in Regione dal governatore Donato Toma con i sindacati, con una intervista rilasciata a Primonumero.it, il Gruppo Amadori fa chiarezza, spiega perchè nel suo piano industriale il Molise è quasi ‘sparito’. Per ora infatti resta solo il progetto sull’incubatoio.

“Il Gruppo ha sempre rispettato i tempi e operato nei modi previsti dagli accordi, per quanto è stato possibile realizzare senza dover attendere la risoluzione di problematiche indipendenti dalla nostra volontà. Lo prova il fatto che, nonostante la persistenza di problematiche per le quali abbiamo chiesto per oltre due anni una risoluzione, abbiamo investito oltre 16 milioni di euro: abbiamo messo a regime l’incubatoio nei tempi previsti e stiamo lavorando per allocare a imprenditori locali i 5 allevamenti presenti negli accordi”.

Nel giro di due anni invece sembra che sia andato tutto in frantumi. Ma l’intesa firmata con l’ex presidente Paolo di Laura Frattura delineava ben altri scenari. Cosa prevedesse è top secret: “Gli accordi raggiunti, sottoposti a riservatezza, prevedevano una serie di condizioni sottoscritte da tutti le parti in causa”, spiegano dal colosso dell’agroalimentare.

Di certo due anni di immobilismo sono considerati una enormità per chi fa impresa.

“Il Gruppo – ribadiscono da Cesena – ha richiesto nelle sedi competenti, in occasione degli incontri periodici convocati con tutte le parti in causa, la risoluzione delle problematiche relative al sito di Bojano, per poter completare il piano di sviluppo complessivo. A distanza di più due anni dalla firma degli accordi non è stato fatto alcun passo avanti per consentirci di avviare l’attività di riqualificazione dello stabilimento di trasformazione alimentare, a causa della permanenza di interferenze e carenze infrastrutturali fra il Lotto 1, acquisito dal nostro Gruppo, e il Lotto 2, parte confinante all’interno del complesso. 

Il nuovo bando pubblico di vendita del Lotto 2, peraltro, non risolve ma rende ancora più manifeste alcune fra le principali interferenze all’origine di questa situazione, non più compatibile con i tempi di un Gruppo che punta a crescere ed espandersi”.

Con queste premesse è legittimo chiedersi quale sarà il futuro della filiera avicola molisana. “Il Gruppo ha fatto la sua parte ed è stato l’unico attore ad aver tenuto fede agli accordi”, la risposta di Amadori. Parole durissime.

“Dopo oltre due anni non è stato fatto alcun passo avanti per consentirci di avviare l’attività di trasformazione alimentare. Il non completamento del piano di sviluppo comporta un mancato investimento di altri 34 milioni di euro sul territorio molisano, e la rinuncia da parte nostra al finanziamento europeo di circa 14 milioni di euro. Un Gruppo che ha l’ambizione di crescere si trova oggi in una situazione non più sostenibile, che rischia di mettere in crisi l’intera filiera”.

Per ora l’impegno di Amadori è confermato solo sull’incubatoio, nel quale ci saranno nuove assunzioni: “Su incubatoio e allevamenti il Gruppo ha già investito complessivamente oltre 16 milioni di euro.

Il 7 gennaio scorso sono iniziate le attività di messa a regime degli impianti all’interno dell’incubatoio, dopo aver completato le opere di ristrutturazione e riqualificazione nei tempi previsti. Ci siamo impegnati ad assumere in una prima fase 33 addetti, con priorità a quelli in cassa integrazione, andando a integrare il personale una volta che l’incubatoio sarà a pieno regime”.

Chiosa finale sugli allevamenti. Il Gruppo Amadori non ci gira intorno: “Riguardo ai 5 allevamenti inseriti negli accordi, nonostante non abbiamo ottenuto alcun finanziamento per queste strutture, stiamo operando per far ripartire l’attività attraverso l’allocazione a imprenditori locali. Con alcuni di questi stiamo operando per farli rientrare all’interno della filiera integrata del Gruppo, che conta oltre 60 allevamenti in Molise e oltre 800 allevamenti in tutta Italia”.