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Un filo che unisce la memoria: Castelbottaccio e Lupara cucite insieme da 3mila metri di lana fotogallery

Se è vero che il telefono ed i social accorciano le distanze, è altrettanto fondato ammettere che lavorare assieme la lana, per creare un filo, unisca molto più le popolazioni. Lo sanno bene le donne di Lupara e Castelbottaccio che, in vista dell’evento del 27 luglio, stanno lavorando ad un ‘intreccio’ lungo oltre 3 mila metri che copra ed accorci le distanze tra i due comuni.

Nella mitologia greca c’era il filo di Arianna, utilizzato da Teseo per segnare la strada percorsa all’interno del labirinto del Minotauro; nei giochi dei bambini il telefono meccanico nato utilizzando due bicchieri di carta attaccati fra loro da un filo od una corda tesa. Oggi, invece, c’è ‘Intreccio’, il filo lungo oltre 3mila metri che unirà Lupara a Castelbottaccio.

Due paesi che hanno alle spalle una lunga tradizione ed uno scambio costante di saperi e uomini: “Ad esempio anni fa l’unico barbiere disponibile era a Castelbottaccio – racconta a Primonumero.it il Presidente della Pro Loco di Lupara Emanuele Lagatta – Era naturale per noi di Lupara recarci lì per dare una spuntatina a barba, baffi e capelli”.

Mani piccole e grandi, italiane ed argentine che lavorano la lana, senza sosta, dallo scorso gennaio in previsione dell’evento del 27 luglio quando Lupara e Castelbottaccio saranno unite da un filo di memorie, speranze e tradizioni, grazie alle rispettive Pro Loco impegnate a rafforzare le radici: “Abbiamo quasi terminato – confida ancora Lagatta – Ci stanno dando una mano da tutte le parti d’Italia e perfino dall’Argentina dove ci sono alcune persone legate ai due paesi. A breve invieranno circa 60 metri di filo che sarà poi unito a quello fatto in loco”.

La data, 27 luglio, è stata scelta perché si trova esattamente a metà tra le due feste patronali – Sant’Antonio per Lupara e San Oto per Castelbottaccio. Un’idea nata per difendere le tradizioni ed avvicinare, di nuovo, la popolazione divisa da una strada lunga 4 chilometri. Se prima si parlava seduti in piazza, in un locale o fuori dall’uscio di casa, ora le donne si riuniscono per lavorare a maglia la lana e ritrovare amiche e parenti perduti nel tempo. Proprio come un filo del destino che unisce due strade, l’intreccio aiuta a riscoprire i rapporti umani.

Più di 100 chili di lana, di cui metà acquistati e metà donati o recuperati da vecchi maglioni e coperte ed una cinquantina di donne, grandi e piccole, dedite alla creazione di un filo lungo oltre 3mila metri, per 5 centimetri di larghezza, che possa collegare le piazze dei due borghi molisani, altrimenti destinati allo spopolamento ed all’abbandono, per riscoprirli e valorizzarli: “Ogni 30 metri circa – continua il Presidente della Pro Loco di Lupara – Occorrerà cucire fra loro le varie parti. Si tratta di un evento, il primo per entrambi, che coinvolge tutta la popolazione e permette di rinsaldare amicizie e parentele attraverso la passione”.

Intreccio lupara Castelbottaccio

Al centro del lungo filo di lana, variegato di mille colori, tanti quanti le sfaccettature e le memorie in comune dei due paesi, sarà cucita la scritta ‘Intrecci Castelbottaccio Lupara’. Il nastro sarà sistemato lungo la strada il giorno prima, partendo dalle due piazze, posizionato a due metri da terra sulle cannucce, mentre la zona centrale sarà cucita assieme, dal vivo, il 27 luglio: “Lasceremo circa 100 metri in sospeso – ha affermato Emanuele Lagatta – In modo da mostrare il lavoro che c’è dietro. Le donne, mentre cuciranno, racconteranno una storia in comune tra Lupara e Castelbottaccio”.

Come un filo di buona ventura le realtà si stanno riunendo, ritrovando il contatto con i propri antenati grazie ad un cordoncino che rappresenta un passato da tenere chiuso con il lucchetto dei ricordi ed un futuro ancora da vivere, ma restando sempre ben saldi alle proprie radici.

Sebbene si tratti della prima edizione, i Presidenti delle due Pro Loco vorrebbero continuare la tradizione: “Sarebbe bello poter inventare qualcosa ogni anno – ha concluso Lagatta – Per ‘intreccio’ abbiamo anche inoltrato domanda al Guiness dei Primati che dovrebbe risponderci entro maggio, speriamo bene”. L’augurio è che, come avviene a Trivento, la tradizione possa continuare nei secoli, per tenere uniti non solo i comuni, ma i cuori dei suoi abitanti.