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Un dono contro il pregiudizio. A Campobasso il papà di Alba, la bimba rifiutata da 30 famiglie

Il 40enne autore di “Nata per te” ha presentato a Campobasso la sua storia: “È importante parlare di tutto questo, perché bisogna far capire alla gente che bambini e ragazzi con questa disabilità sono delle persone, con i loro bisogni, con la necessità di essere autonome e di essere inserite nella società”.

La mamma, dopo averla data alla luce, aveva scelto di lasciarla in ospedale. Ma la speranza ha fatto breccia nel destino di Alba, bimba affetta dalla sindrome di down, proprio quando tutto lasciava presagire un destino piuttosto infausto e, soprattutto, dopo che 30 famiglie si erano tirate indietro dinanzi alla possibilità di adottarla. Ad accogliere la piccola, infatti, è stato Luca Trapanese, 40enne single napoletano, divenutone ora il papà adottivo.

Luca, ex seminarista, omosessuale, ha deciso di raccontare la sua storia in un libro, presentato questa sera (21 marzo) nella Sala della Costituzione della Provincia di Campobasso.

“Ho scelto di essere qui a Campobasso – ha spiegato l’autore di “Nata per te” – perché la realtà di questa città è molto bella, che si dedica da tantissimi anni alle persone con sindrome di Down. È importante parlare di tutto questo, perché bisogna far capire alla gente che bambini e ragazzi con questa disabilità sono delle persone, con i loro bisogni, con la necessità di essere autonome e di essere inserite nella società e di vivere la propria affettività. Insieme all’Aipd noi riusciamo a garantite tutto questo, ma è una possibilità che dovrebbe garantire anche lo Stato”.

All’appuntamento ha presenziato anche il sindaco di Campobasso, Antonio Battista: “La giornata di oggi è un evento pieno di significato. Non abbiamo terminato con la rivendicazione dei diritti e con la sensibilizzazione. Abbiamo ottenuto risultati importanti,  raggiunti con una rete e un sistema sociali, con il dialogo, con pressione su opinione pubblica e sul legislatore, con l’impegno delle famiglie, con una testimonianza quotidiana e costante. Nella sfera del sociale – ha detto il primo cittadino- l’Italia è avanti, soprattutto grazie alla popolazione e alle mobilitazioni del mondo organizzato che hanno stimolato l’ambito legislativo. Spesso si rimane chiusi nel proprio punto di vista ed è sbagliato, perché bisogna coinvolgere l’opinione pubblica, lavorando tanto sul territorio, affinché questi progressi e questo dibattito possano permeare le menti”.

L’evento ha visto inoltre la partecipazione di Giovanna Grignoli, responsabile dell’Aipd Molise: “In questa giornata di primavera siamo qui a celebrare la 14ma giornata mondiale sulla sindrome di down. Siano vicini a operatori, collaboratori, a tutti i volontari che con umanità e dedizione seguono i progetti dell’associazione. Una giornata iniziata al Pertini, in un incontro molto significativo, per riflettere sul concetto di inclusione, che non può non passare attraverso la conoscenza. Vogliamo ribadire il diritto che tutte le persone con la sindrome di down hanno di essere come gli altri. Alba – ha chiuso la Grignoli – prima di essere una bambina con la sindrome di down è una bambina ed è stata rifiutata molte volte. Luca Trapanese ha concretizzato l’accoglienza quando prima di Alba ha accolto Francesco”.

Importante, poi, il contributo di Rossana Venditti, sostituto procuratore del Tribunale dei minori. “È un privilegio essere qui. Il libro di Trapanese ha costituito l’occasione di riflessioni che mi saranno utili anche nel mio lavoro, c’è sempre bisogno di stimoli a nuove aperture. Stiamo parlando di un’adozione in casi particolari, perché particolari sono le persone coinvolte. In Italia l’opzione che il legislatore ha fatto a suo tempo, nel 1983, privilegia – dinanzi all’opportunità di un bimbo dichiarato adottabile in cerca di un abbinamento possibile per creare una nuova famiglia – come modello di familiare quello della coppia eterosessuale unita in matrimonio”.

Foto varie

Ma il caso di Alba è appunto un caso speciale anche perché la piccola è portatrice di una condizione peculiare e la legge stabilisce come possano essere  adottati da un single i minori che si trovino nelle condizioni evidenziate dall’articolo 3 della legge 104 del ‘92, che definisce proprio – a livello giuridico e normativo- il concetto di persona portatrice di handicap.

“In questo caso- continua la dottoressa Venditti – si prevede che, se sono già state sperimentate prioritariamente altre possibilità di abbinamento, possa configurarsi l’opportunità di concedere l’adozione a un single idoneo. E Trapanese è stato visto certamente come il candidato ideale. Non è un single qualunque – ha concluso Rossana Venditti – è una persona che ha costruito un determinato percorso di consapevolezza,  che gestisce nove case famiglia ospitando anche bimbi con disabilità e questa è una tipologia di esperienza che può rassicurare il giudice”.

La mamma di Alba, pur decidendo di portare a termine la gravidanza, ha preferito non comparire nelle carte dello stato di nascita della piccola. Un gesto che però Luca Trapanese inquadra come nobile e prezioso: “Il gesto di una donna che decide di portare avanti la gravidanza – ha spiegato Trapanese – anche lasciando in ospedale il neonato, è sempre un gesto di grande dignità. Per quanto riguarda le coppie che hanno preferito non adottare Alba, io mi sento di dire che era Alba a ‘non essere idonea’ per  loro. E dico questo perché l’iter per le adozioni è complicato. Una coppia deve già riconoscere di non poter aver figli, poi deve esser sottoposta comunque a un giudizio e infine bisogna attendere l’idoneità, in un’attesa che magari dura anni. Poi magari un giorno ti chiamano: ti dicono che la bimba c’è ed è neonata. E poi, quando tutto sembra il coronamento di un sogno, ti dicono che ha la sindrome di down. È difficile. Ed è per questo che io credo che quei 30 dati ad Alba, non siano delle coppie che l’hanno rifiutata, bensì di una società e della fatica che comporta avere un figlio disabile”.